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Gli accordi bilaterali I e la libera circolazione delle persone: vincoli e portata
14.01.2017 - Thomas Matter

Gli accordi bilaterali I e la libera circolazione delle persone: vincoli e portata

Le associazioni economiche e certi partiti si lamentano dalla mattina alla sera: “Senza accordi bilaterali con l’UE, la nostra economia crolla.”

Non è la prima volta che sentiamo questo ritornello. Il tono era lo stesso nel 1992 durante la campagna di voto sullo SEE.

Già a quell’epoca, l’associazione svizzera dell’industria delle macchine – oggi chiamata Swissmem – aveva pubblicato un annuncio rappresentante Christoph Blocher in un abisso. 

Anche oggi, le associazioni economiche e la maggior parte dei politici pretendono che, in caso di rescissione della libera circolazione delle persone, tutti gli altri accordi bilaterali subirebbero la stessa sorte. In realtà, solo sei accordi sarebbero toccati – e ancora, solo nel peggiore dei casi. Ricordiamoci che esistono più di cento accordi bilaterali fra la Svizzera e l’UE.

Ci si dice tutti i giorni che dobbiamo la nostra prosperità alla libera circolazione delle persone. È vero? In realtà, fra il 1945 e il 2001, quindi prima dell’entrata in vigore degli accordi bilaterali I, il PIL per abitante è cresciuto del 2% in media annuale. Dunque senza libera circolazione delle persone! Dall’introduzione completa della libera circolazione delle persone, a metà 2007, il PIL per abitante registra invece una tendenza al ribasso. Ciò che conta, in effetti, per calcolare la prosperità di un’economia, è la crescita economica per abitante e non la crescita economica assoluta. Altra realtà: la proporzione in percentuale delle esportazioni svizzere nello spazio UE è calata notevolmente dopo l’entrata in vigore degli accordi bilaterali I e ancora di più dopo l’introduzione della libera circolazione completa delle persone. È diminuita dal 64% del 2001 a un po’ più del 50% nel 2016. Dopo Brexit, la quota di esportazioni svizzere verso l’UE cadrà perfino al 47%. È evidente che i mercati in crescita si situano oggi in Asia e in America. Ma la Svizzera non ha stipulato con alcun paese di queste regioni dei trattati comparabili agli accordi bilaterali I, e ancora meno un accordo di libera circolazione delle persone. 

Ci si dice anche che gli accordi bilaterali I garantiscono l’accesso della Svizzera al mercato UE. La verità è che questa garanzia ci è data dall’accordo di libero scambio del 1972, che assicura alla Svizzera e all’UE l’accesso reciproco ai mercati dei due contraenti. Inoltre, la Svizzera è membro dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), esattamente come l’UE. L’OMC proibisce delle misure arbitrarie discriminanti un altro paese. In realtà, l’accesso della Svizzera al mercato UE è garantito per il 90% dall’accordo di libero scambio e dalle norme dell’OMC.   

Le associazioni economiche e gli altri partiti politici agiscono come se la libera circolazione delle persone rispondesse a un bisogno assoluto della Svizzera, come se fosse un grande vantaggio per il nostro paese. Essi rifiutano di ammettere un’evidenza, ossia che un’immigrazione equivalente a due volte la popolazione della città di Zurigo dall’introduzione della libera circolazione delle persone, non è alla lunga sopportabile per la Svizzera. Questa immigrazione di massa è un grave onere; essa costa cara, ci stressa e riduce notevolmente l’eccezionale qualità della vita che ha fatto della Svizzera uno dei paesi più piacevoli al mondo – ma senza stress dovuto a una densità demografica eccessiva, senza crescente criminalità, senza cementificazione del paese, senza sovraccarico delle assicurazioni sociali, senza timore per l’impiego e senza società parallele costituite da un numero crescente di persone impossibili da integrare.   

Altra curiosità: il rifiuto ostinato delle associazioni economiche di vedere i costi delle “misure d’accompagnamento” adottate parallelamente alla libera circolazione delle persone. Fino a oggi non ho mai visto la benché minima pubblicazione di economiesuisse menzionante i costi della libera circolazione delle persone.

Queste misure costano peraltro estremamente care e rincarano costantemente i costi di produzione in Svizzera: costante estensione dei contratti collettivi di lavoro, salari minimi imposti in tutta la Svizzera, controlli burocratici e, per coronare il tutto, questa assurda “preferenza nazionale light”. Per la grande gioia dei sindacati, circa 35'000 imprese e 150'000 persone (2015) sono controllate ogni anno – una bella azione di polizia dei salari! Già oggi, il prezzo economico delle misure d’accompagnamento ammonta sicuramente a diversi miliardi di franchi.

Mi sono spesso chiesto come fosse possibile negoziare in modo così miserevole contro gli interessi del proprio paese. Com’è possibile che la Svizzera abbia ottenuto, delle quattro libertà fondamentali dell’UE, solo quella per lei più svantaggiosa, ossia la libera circolazione delle persone? La libera circolazione dei servizi, la libera circolazione delle merci e perfino la libera circolazione dei capitali ci sono state rifiutate per la maggior parte o parzialmente. La bilancia commerciale fra la Svizzera e l’UE nel solo settore degli affari registra un deficit di quasi 50 miliardi di franchi l’anno a scapito della Svizzera. È dunque per questo importo enorme che l’UE ha esportato in Svizzera più servizi di quanti la Svizzera abbia esportato nell’UE. Il deficit della bilancia commerciale è di 10,4 miliardi di franchi con la sola Germania. Conclusione: l’UE approfitta di noi perché pratichiamo una politica economica aperta al mondo.  

Inizialmente, né l’economia svizzera, né le associazioni economiche, né il Parlamento, né i partiti politici volevano la libera circolazione delle persone. Solo l’UE la esigeva.

I risparmi citati dall’associazione economiesuisse dovuti alla soppressione degli ostacoli tecnici al commercio corrispondono più o meno ai costi che risultano per l’economia dall’imposta mediatica SSR (sostenuta da economiesuisse) e dalle misure d’accompagnamento.

L’accordo sugli appalti pubblici è nell’interesse dell’UE, perché le imprese svizzere non sono semplicemente competitive nei concorsi pubblici UE a causa dei loro oneri salariali elevati.

L’accordo sui trasporti terrestri, che offre all’UE un collegamento breve nord-sud, una tariffa troppo bassa e l’accesso alle strade svizzere ai bisonti di 40 tonnellate, è chiaramente a vantaggio di Bruxelles.

Un’eventuale rescissione dell’accordo sui trasporti aerei (compresa la ripresa obbligatoria di norme future) non provocherebbe assolutamente un crollo del traffico aereo, perché le compagnie aeree sono sempre interessate alle destinazioni svizzere e anche perché gi accordi internazionali precedenti resterebbero in vigore.

La soppressione dell’accordo agricolo con l’UE non avrebbe alcuna conseguenza percettibile per la Svizzera.

Gli onerosi programmi di ricerca dell’UE stanno perdendo d’interesse dopo Brexit e sono ben lungi dal compensare la libera circolazione delle persone.

Perché le associazioni economiche rifiutano comunque di prendere in considerazione i numerosi svantaggi della situazione attuale? Il fatto che queste associazioni siano dominate dai grandi gruppi potrebbe essere una spiegazione. I consigli d’amministrazione e le direzioni di questi gruppi sono oggi composti per la maggior parte di manager stranieri. Queste persone ignorano – e posso capirlo – da dove provengono l’eccezionale prosperità della Svizzera e l’eccellente reputazione del marchio “Made in Switzerland”. Non sanno che dobbiamo la nostra buona situazione ai pilastri portanti del nostro Stato e alle virtù svizzere che sono la puntualità, l’affidabilità, la precisione, l’innovazione e un sistema di formazione sperimentato da molti anni.

Noi aspettiamo ora che il Consiglio federale applichi entro il 9 febbraio per via d’ordinanza l’articolo costituzionale uscito dalla votazione sull’iniziativa contro l‘immigrazione di massa. Se non lo farà – e sembra che ci si stia incamminando in questa direzione – la libera circolazione delle persone dovrà essere disdetta, come il Consiglio federale l’ha d’altronde lui stesso rilevato per scritto a più riprese.

Signore e Signori, una constatazione per concludere: l’istituto di ricerca sulla congiuntura dell’ETH (KOF) ha pubblicato nel 2008 uno studio obiettivo (a quel tempo, l’atteggiamento nei confronti dei bilaterali non era ancora settario come oggi). Secondo l’istituto KOF, il prodotto i9nterno lordo della Svizzera è aumentato dal 2002 al 2008 (anno di boom economico) dello 0,09% (!) l’anno e per abitante grazie all’accordo di libera circolazione delle persone. Ve lo dico chiaro e netto: per preservare la qualità della vita in Svizzera sono subito pronto a rinunciare a una crescita annua supplementare dello 0,09%!

14.01.2017 - Thomas Matter

Gli accordi bilaterali I e la libera circolazione delle persone: vincoli e portata

Le associazioni economiche e certi partiti si lamentano dalla mattina alla sera: “Senza accordi bilaterali con l’UE, la nostra economia crolla.”

Non è la prima volta che sentiamo questo ritornello. Il tono era lo stesso nel 1992 durante la campagna di voto sullo SEE.

Già a quell’epoca, l’associazione svizzera dell’industria delle macchine – oggi chiamata Swissmem – aveva pubblicato un annuncio rappresentante Christoph Blocher in un abisso. 

Anche oggi, le associazioni economiche e la maggior parte dei politici pretendono che, in caso di rescissione della libera circolazione delle persone, tutti gli altri accordi bilaterali subirebbero la stessa sorte. In realtà, solo sei accordi sarebbero toccati – e ancora, solo nel peggiore dei casi. Ricordiamoci che esistono più di cento accordi bilaterali fra la Svizzera e l’UE.

Ci si dice tutti i giorni che dobbiamo la nostra prosperità alla libera circolazione delle persone. È vero? In realtà, fra il 1945 e il 2001, quindi prima dell’entrata in vigore degli accordi bilaterali I, il PIL per abitante è cresciuto del 2% in media annuale. Dunque senza libera circolazione delle persone! Dall’introduzione completa della libera circolazione delle persone, a metà 2007, il PIL per abitante registra invece una tendenza al ribasso. Ciò che conta, in effetti, per calcolare la prosperità di un’economia, è la crescita economica per abitante e non la crescita economica assoluta. Altra realtà: la proporzione in percentuale delle esportazioni svizzere nello spazio UE è calata notevolmente dopo l’entrata in vigore degli accordi bilaterali I e ancora di più dopo l’introduzione della libera circolazione completa delle persone. È diminuita dal 64% del 2001 a un po’ più del 50% nel 2016. Dopo Brexit, la quota di esportazioni svizzere verso l’UE cadrà perfino al 47%. È evidente che i mercati in crescita si situano oggi in Asia e in America. Ma la Svizzera non ha stipulato con alcun paese di queste regioni dei trattati comparabili agli accordi bilaterali I, e ancora meno un accordo di libera circolazione delle persone. 

Ci si dice anche che gli accordi bilaterali I garantiscono l’accesso della Svizzera al mercato UE. La verità è che questa garanzia ci è data dall’accordo di libero scambio del 1972, che assicura alla Svizzera e all’UE l’accesso reciproco ai mercati dei due contraenti. Inoltre, la Svizzera è membro dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), esattamente come l’UE. L’OMC proibisce delle misure arbitrarie discriminanti un altro paese. In realtà, l’accesso della Svizzera al mercato UE è garantito per il 90% dall’accordo di libero scambio e dalle norme dell’OMC.   

Le associazioni economiche e gli altri partiti politici agiscono come se la libera circolazione delle persone rispondesse a un bisogno assoluto della Svizzera, come se fosse un grande vantaggio per il nostro paese. Essi rifiutano di ammettere un’evidenza, ossia che un’immigrazione equivalente a due volte la popolazione della città di Zurigo dall’introduzione della libera circolazione delle persone, non è alla lunga sopportabile per la Svizzera. Questa immigrazione di massa è un grave onere; essa costa cara, ci stressa e riduce notevolmente l’eccezionale qualità della vita che ha fatto della Svizzera uno dei paesi più piacevoli al mondo – ma senza stress dovuto a una densità demografica eccessiva, senza crescente criminalità, senza cementificazione del paese, senza sovraccarico delle assicurazioni sociali, senza timore per l’impiego e senza società parallele costituite da un numero crescente di persone impossibili da integrare.   

Altra curiosità: il rifiuto ostinato delle associazioni economiche di vedere i costi delle “misure d’accompagnamento” adottate parallelamente alla libera circolazione delle persone. Fino a oggi non ho mai visto la benché minima pubblicazione di economiesuisse menzionante i costi della libera circolazione delle persone.

Queste misure costano peraltro estremamente care e rincarano costantemente i costi di produzione in Svizzera: costante estensione dei contratti collettivi di lavoro, salari minimi imposti in tutta la Svizzera, controlli burocratici e, per coronare il tutto, questa assurda “preferenza nazionale light”. Per la grande gioia dei sindacati, circa 35'000 imprese e 150'000 persone (2015) sono controllate ogni anno – una bella azione di polizia dei salari! Già oggi, il prezzo economico delle misure d’accompagnamento ammonta sicuramente a diversi miliardi di franchi.

Mi sono spesso chiesto come fosse possibile negoziare in modo così miserevole contro gli interessi del proprio paese. Com’è possibile che la Svizzera abbia ottenuto, delle quattro libertà fondamentali dell’UE, solo quella per lei più svantaggiosa, ossia la libera circolazione delle persone? La libera circolazione dei servizi, la libera circolazione delle merci e perfino la libera circolazione dei capitali ci sono state rifiutate per la maggior parte o parzialmente. La bilancia commerciale fra la Svizzera e l’UE nel solo settore degli affari registra un deficit di quasi 50 miliardi di franchi l’anno a scapito della Svizzera. È dunque per questo importo enorme che l’UE ha esportato in Svizzera più servizi di quanti la Svizzera abbia esportato nell’UE. Il deficit della bilancia commerciale è di 10,4 miliardi di franchi con la sola Germania. Conclusione: l’UE approfitta di noi perché pratichiamo una politica economica aperta al mondo.  

Inizialmente, né l’economia svizzera, né le associazioni economiche, né il Parlamento, né i partiti politici volevano la libera circolazione delle persone. Solo l’UE la esigeva.

I risparmi citati dall’associazione economiesuisse dovuti alla soppressione degli ostacoli tecnici al commercio corrispondono più o meno ai costi che risultano per l’economia dall’imposta mediatica SSR (sostenuta da economiesuisse) e dalle misure d’accompagnamento.

L’accordo sugli appalti pubblici è nell’interesse dell’UE, perché le imprese svizzere non sono semplicemente competitive nei concorsi pubblici UE a causa dei loro oneri salariali elevati.

L’accordo sui trasporti terrestri, che offre all’UE un collegamento breve nord-sud, una tariffa troppo bassa e l’accesso alle strade svizzere ai bisonti di 40 tonnellate, è chiaramente a vantaggio di Bruxelles.

Un’eventuale rescissione dell’accordo sui trasporti aerei (compresa la ripresa obbligatoria di norme future) non provocherebbe assolutamente un crollo del traffico aereo, perché le compagnie aeree sono sempre interessate alle destinazioni svizzere e anche perché gi accordi internazionali precedenti resterebbero in vigore.

La soppressione dell’accordo agricolo con l’UE non avrebbe alcuna conseguenza percettibile per la Svizzera.

Gli onerosi programmi di ricerca dell’UE stanno perdendo d’interesse dopo Brexit e sono ben lungi dal compensare la libera circolazione delle persone.

Perché le associazioni economiche rifiutano comunque di prendere in considerazione i numerosi svantaggi della situazione attuale? Il fatto che queste associazioni siano dominate dai grandi gruppi potrebbe essere una spiegazione. I consigli d’amministrazione e le direzioni di questi gruppi sono oggi composti per la maggior parte di manager stranieri. Queste persone ignorano – e posso capirlo – da dove provengono l’eccezionale prosperità della Svizzera e l’eccellente reputazione del marchio “Made in Switzerland”. Non sanno che dobbiamo la nostra buona situazione ai pilastri portanti del nostro Stato e alle virtù svizzere che sono la puntualità, l’affidabilità, la precisione, l’innovazione e un sistema di formazione sperimentato da molti anni.

Noi aspettiamo ora che il Consiglio federale applichi entro il 9 febbraio per via d’ordinanza l’articolo costituzionale uscito dalla votazione sull’iniziativa contro l‘immigrazione di massa. Se non lo farà – e sembra che ci si stia incamminando in questa direzione – la libera circolazione delle persone dovrà essere disdetta, come il Consiglio federale l’ha d’altronde lui stesso rilevato per scritto a più riprese.

Signore e Signori, una constatazione per concludere: l’istituto di ricerca sulla congiuntura dell’ETH (KOF) ha pubblicato nel 2008 uno studio obiettivo (a quel tempo, l’atteggiamento nei confronti dei bilaterali non era ancora settario come oggi). Secondo l’istituto KOF, il prodotto i9nterno lordo della Svizzera è aumentato dal 2002 al 2008 (anno di boom economico) dello 0,09% (!) l’anno e per abitante grazie all’accordo di libera circolazione delle persone. Ve lo dico chiaro e netto: per preservare la qualità della vita in Svizzera sono subito pronto a rinunciare a una crescita annua supplementare dello 0,09%!