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Le ragioni per le quali il gruppo ritiene che si debba rinunciare al referendum
14.01.2017 - Jean-Luc Addor

Le ragioni per le quali il gruppo ritiene che si debba rinunciare al referendum

Il 16 dicembre 2016, il Parlamento federale (salvo l’UDC!) ha commesso un tradimento inaudito rifiutando di eseguire un mandato chiaro che il popolo ha iscritto nella nostra Costituzione. Violando consapevolmente la nostra Costituzione e il giuramento di rispettarla, un’alleanza sospetta fra la sinistra e il PLR (con la complicità del PPD che s’è astenuto) ha preferito capitolare senza condizioni di fronte all’Unione europea.

Esso ha così tradito la sovranità popolare, infischiandosi della democrazia diretta come se vivessimo, come i paesi dell’UE, in un sistema nel quale i parlamentari fanno ciò che vogliono fra due elezioni. A questo abuso, questo spregio delle istituzioni e del popolo, un ex-professore di diritto costituzionale ha dato un nome: ciò che è successo il 16 dicembre si chiama colpo di Stato!

Ricordiamoci che la nostra iniziativa contro l’immigrazione di massa, divenuta articolo costituzionale, dava al Consiglio federale e al Parlamento un  mandato molto preciso:

  • ristabilire la sovranità della Svizzera nella gestione della sua immigrazione
  • limitare il numero degli stranieri mediante dei tetti massimi e dei contingenti
  • con la preferenza nazionale, difendere gli Svizzeri di fronte alla concorrenza straniera (compresi i frontalieri) sul mercato del lavoro
  • divieto di stipulare trattati internazionali contrari a questi princìpi
  • entro il 9 febbraio 2017, rinegoziare e adeguare i trattati esistenti contrari
  • altrimenti, realizzare tutto questo con un’ordinanza del Consiglio federale

Ma che cosa si trova nella legge votata il 16 dicembre? Beh, niente! Per riprendere l’immagine utilizzata dal nostro capogruppo Adrian Amstutz, è una bottiglia di Coca Cola light, talmente light che la bottiglia è … vuota! Invece di una legge sulla gestione dell’immigrazione, abbiamo una specie di “leggiucola” sulla disoccupazione. Tutto poggia su un’istituzione il cui funzionamento, fra l’altro, è perlomeno problematico: l’URC. 

La nostra Costituzione parla di sovranità? Non avremo ch una capitolazione di fronte all’UE e alla libera circolazione delle persone! Combattere l’invasione migratoria che colpisce la Svizzera come il resto dell’Europa? Senza tetti massimi né contingenti (grandi parole per l’UE e per coloro che eseguono i suoi ordini), non uno straniero in meno entrerà in Svizzera; e continueremo a marciare a grandi passi verso questa Grande sostituzione che un giorno vedrà gli Svizzeri di nascita minoritari nel proprio paese! Preferenza nazionale? I cittadini dell’UE potranno iscriversi ai nostri URC; dunque non un Europeo e, soprattutto, non un frontaliero di meno! Divieto di trattati internazionali che favoriscono l’immigrazione? Non appena effettuato il voto in Parlamento, il Consiglio federale ratificava già l’estensione della libera circolazione alla Croazia! E che cosa s’è sentito ancora (purtroppo troppo tardi) solo qualche giorno dopo? Una portavoce della Commissione europea che si vantava con delle dichiarazioni mai smentite, che l’UE (per forza di cose con la complicità di politici svizzeri) aveva non solo accompagnato questo processo, ma l’avrebbe addirittura guidato!

Di fronte a una tale presa per i fondelli, la nostra prima reazione, quella di tutti noi che abbiamo lavorato per il risultato storico del 9 febbraio 2014, sarebbe di lanciare un referendum. Ma un referendum per fare che cosa? Sicuramente non per fare un piacere al signor Stojanovic, né per assecondare la sua sospetta operazione!

Quale sarebbe il risultato pratico di un referendum se lo vincessimo di fronte al popolo? Lo status quo! La legge del 16 dicembre non entrerebbe mai in vigore, il che non farebbe alcuna differenza. Il Consiglio dovrebbe fare ciò che la Costituzione gli impone (e che in effetti dovrebbe già preparare oggi, perché il mandato costituzionale non è stato eseguito): promulgare un’ordinanza.

Solo che, appunto, si sa che perfino le velleità manifestate nel progetto iniziale d’immaginare che in circostanze gravi, la Svizzera possa fare un atto di sovranità con una clausola unilaterale di salvaguardia, sono scomparse. Non ci si può dunque attendere nulla né da questo Parlamento, che s’infischia del popolo e della Costituzione, né tantomeno dal governo che s’è accodato a questa capitolazione, a questo tradimento. Ho detto che questa legge è un nulla. E allora, a cosa serve lanciare un referendum contro … nulla, solo per preservare una situazione che non vogliamo? L’UDC non vuole uno pseudo-referendum. Perché un eventuale referendum – che riesca o no – non avrà alcuna incidenza sull’immigrazione. La gente sarà ingannata ancora una volta se le si pone la domanda così. E allora, che fare?

Ebbene, innanzitutto non attaccare semplicemente gli effetti (una legge vuota e inutile), bensì la causa. Questa causa ha un nome, onnipresente nei dibattiti, che spiega questo rifiuto di applicare la volontà del popolo e la Costituzione: accordo di libera circolazione delle persone. L’ASNI ha già annunciato la sua intenzione di lanciare un’iniziativa per denunciare questo accordo che attenta alla sovranità della Svizzera. Ebbene, il momento è giunto il momento, noi UDC dovremo decidere se siamo pronti a seguire questa via per assumerci fino in fondo le nostre responsabilità di fronte al popolo che vuole limitare l’immigrazione.

Un’altra via è quella di combattere RASA o un eventuale controprogetto. Non ci sfuggiremo, perché gli iniziati visti hanno già annunciato che, senza un controprogetto che, in un modo o nell’altro, formalmente o in maniera camuffata, annulli il voto del 9 febbraio 2014, manterranno la loro iniziativa. Questa battaglia è inevitabile, vi ci dobbiamo preparare; dobbiamo concentrare i nostri mezzi per vincerla. Perciò, non disperdiamo le nostre forze in un referendum che, in ogni caso, non impedirà a uno straniero in più di oggi l’entrata in Svizzera!

Ecco perché il gruppo UDC, come la direzione del nostro partito, ha rinunciato a brandire la minaccia di un referendum. Ed ecco perché vi propongo (perché è a voi, alla base del partito che spetta la decisione finale) di confermare questa posizione rinunciando a un referendum, perché questo non arresterà l’immigrazione di massa. Solo così conserveremo intatte le nostre forze di cui abbiamo bisogno per combattere la lobby immigrazioni sta e per difendere la Svizzera e gli Svizzeri contro l’invasione migratoria, mirando a un altro referendum che arriverà da solo e senza bisogno di raccogliere le firme: le elezioni federali del 2019! Sarà allora la resa dei conti di fronte al popolo.

14.01.2017 - Jean-Luc Addor

Le ragioni per le quali il gruppo ritiene che si debba rinunciare al referendum

Il 16 dicembre 2016, il Parlamento federale (salvo l’UDC!) ha commesso un tradimento inaudito rifiutando di eseguire un mandato chiaro che il popolo ha iscritto nella nostra Costituzione. Violando consapevolmente la nostra Costituzione e il giuramento di rispettarla, un’alleanza sospetta fra la sinistra e il PLR (con la complicità del PPD che s’è astenuto) ha preferito capitolare senza condizioni di fronte all’Unione europea.

Esso ha così tradito la sovranità popolare, infischiandosi della democrazia diretta come se vivessimo, come i paesi dell’UE, in un sistema nel quale i parlamentari fanno ciò che vogliono fra due elezioni. A questo abuso, questo spregio delle istituzioni e del popolo, un ex-professore di diritto costituzionale ha dato un nome: ciò che è successo il 16 dicembre si chiama colpo di Stato!

Ricordiamoci che la nostra iniziativa contro l’immigrazione di massa, divenuta articolo costituzionale, dava al Consiglio federale e al Parlamento un  mandato molto preciso:

Ma che cosa si trova nella legge votata il 16 dicembre? Beh, niente! Per riprendere l’immagine utilizzata dal nostro capogruppo Adrian Amstutz, è una bottiglia di Coca Cola light, talmente light che la bottiglia è … vuota! Invece di una legge sulla gestione dell’immigrazione, abbiamo una specie di “leggiucola” sulla disoccupazione. Tutto poggia su un’istituzione il cui funzionamento, fra l’altro, è perlomeno problematico: l’URC. 

La nostra Costituzione parla di sovranità? Non avremo ch una capitolazione di fronte all’UE e alla libera circolazione delle persone! Combattere l’invasione migratoria che colpisce la Svizzera come il resto dell’Europa? Senza tetti massimi né contingenti (grandi parole per l’UE e per coloro che eseguono i suoi ordini), non uno straniero in meno entrerà in Svizzera; e continueremo a marciare a grandi passi verso questa Grande sostituzione che un giorno vedrà gli Svizzeri di nascita minoritari nel proprio paese! Preferenza nazionale? I cittadini dell’UE potranno iscriversi ai nostri URC; dunque non un Europeo e, soprattutto, non un frontaliero di meno! Divieto di trattati internazionali che favoriscono l’immigrazione? Non appena effettuato il voto in Parlamento, il Consiglio federale ratificava già l’estensione della libera circolazione alla Croazia! E che cosa s’è sentito ancora (purtroppo troppo tardi) solo qualche giorno dopo? Una portavoce della Commissione europea che si vantava con delle dichiarazioni mai smentite, che l’UE (per forza di cose con la complicità di politici svizzeri) aveva non solo accompagnato questo processo, ma l’avrebbe addirittura guidato!

Di fronte a una tale presa per i fondelli, la nostra prima reazione, quella di tutti noi che abbiamo lavorato per il risultato storico del 9 febbraio 2014, sarebbe di lanciare un referendum. Ma un referendum per fare che cosa? Sicuramente non per fare un piacere al signor Stojanovic, né per assecondare la sua sospetta operazione!

Quale sarebbe il risultato pratico di un referendum se lo vincessimo di fronte al popolo? Lo status quo! La legge del 16 dicembre non entrerebbe mai in vigore, il che non farebbe alcuna differenza. Il Consiglio dovrebbe fare ciò che la Costituzione gli impone (e che in effetti dovrebbe già preparare oggi, perché il mandato costituzionale non è stato eseguito): promulgare un’ordinanza.

Solo che, appunto, si sa che perfino le velleità manifestate nel progetto iniziale d’immaginare che in circostanze gravi, la Svizzera possa fare un atto di sovranità con una clausola unilaterale di salvaguardia, sono scomparse. Non ci si può dunque attendere nulla né da questo Parlamento, che s’infischia del popolo e della Costituzione, né tantomeno dal governo che s’è accodato a questa capitolazione, a questo tradimento. Ho detto che questa legge è un nulla. E allora, a cosa serve lanciare un referendum contro … nulla, solo per preservare una situazione che non vogliamo? L’UDC non vuole uno pseudo-referendum. Perché un eventuale referendum – che riesca o no – non avrà alcuna incidenza sull’immigrazione. La gente sarà ingannata ancora una volta se le si pone la domanda così. E allora, che fare?

Ebbene, innanzitutto non attaccare semplicemente gli effetti (una legge vuota e inutile), bensì la causa. Questa causa ha un nome, onnipresente nei dibattiti, che spiega questo rifiuto di applicare la volontà del popolo e la Costituzione: accordo di libera circolazione delle persone. L’ASNI ha già annunciato la sua intenzione di lanciare un’iniziativa per denunciare questo accordo che attenta alla sovranità della Svizzera. Ebbene, il momento è giunto il momento, noi UDC dovremo decidere se siamo pronti a seguire questa via per assumerci fino in fondo le nostre responsabilità di fronte al popolo che vuole limitare l’immigrazione.

Un’altra via è quella di combattere RASA o un eventuale controprogetto. Non ci sfuggiremo, perché gli iniziati visti hanno già annunciato che, senza un controprogetto che, in un modo o nell’altro, formalmente o in maniera camuffata, annulli il voto del 9 febbraio 2014, manterranno la loro iniziativa. Questa battaglia è inevitabile, vi ci dobbiamo preparare; dobbiamo concentrare i nostri mezzi per vincerla. Perciò, non disperdiamo le nostre forze in un referendum che, in ogni caso, non impedirà a uno straniero in più di oggi l’entrata in Svizzera!

Ecco perché il gruppo UDC, come la direzione del nostro partito, ha rinunciato a brandire la minaccia di un referendum. Ed ecco perché vi propongo (perché è a voi, alla base del partito che spetta la decisione finale) di confermare questa posizione rinunciando a un referendum, perché questo non arresterà l’immigrazione di massa. Solo così conserveremo intatte le nostre forze di cui abbiamo bisogno per combattere la lobby immigrazioni sta e per difendere la Svizzera e gli Svizzeri contro l’invasione migratoria, mirando a un altro referendum che arriverà da solo e senza bisogno di raccogliere le firme: le elezioni federali del 2019! Sarà allora la resa dei conti di fronte al popolo.