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Zeitachse
Naturalizzazione agevolata della 3a generazione
14.01.2017 - Oskar Freysinger

Naturalizzazione agevolata della 3a generazione

Ciò che mi disturba dl partito socialista, è la costanza con la quale maschera il suo fine ultimo, che sa essere inconfessabile, con delle tappe che ci vende come fini a sé stesse.

E ciò a dispetto degli uomini, della società, dei fatti, in breve della realtà. Per ciò che concerne la naturalizzazione agevolata della terza generazione, il modo d’agire corrisponde una volta di più a questo schema: avendo la sinistra, e il centro orientato nella stessa direzione sotto la pressione dei media, perso nel 2005 la votazione popolare sulle naturalizzazioni facilitate, tornano oggi con una versione minimalista del concetto, si avvalgono di cifre spacciate per insignificanti che questa riformetta implicherebbe, e cercano così di fare surrettiziamente un piccolo passo nella direzione dell’obiettivo ultimo: l’abolizione dell’identità nazionale, delle frontiere e degli Stati-nazione, a beneficio di un grande suk multiculturale dove i dirigenti regneranno, accontentandosi di gestire il caos che avranno abilmente orchestrato.   

Prendiamo dapprima le cifre: fra il 1980 e il 2015, il numero di stranieri in Svizzera è aumentato di 1,13 milioni per situarsi a 2,048 milioni. Durante lo stesso periodo, la quota di Svizzeri s’è abbassata da 5,51 milioni a 5,47 milioni, se non vi si includono le 80t6’644  naturalizzazioni effettuate dal 1985. Pretendere allora che bisogna, per non sembrare chiusi su noi stessi, rendere il passaporto svizzero ancora più accessibile, denota una palese malafede.

Da parte mia, in Vallese procedo a circa 1'200 naturalizzazioni l’anno e posso assicurarvi che la stragrande maggioranza di queste persone è perfettamente integrata e dotata di un solido sentimento patriottico verso il suo paese d’accoglienza. Esse comprendono perfettamente che se la procedura per l’ottenimento del passaporto rossocrociato è lunga e minuziosa, è perché si tratta innanzitutto di garantire la qualità della cittadinanza delle persone che faranno d’ora in poi parte del corpo elettorale svizzero e avranno quindi, in quanto sovrano, dei vasti diritti e doveri..

La procedura agevolata sottoposta al popolo il prossimo 12 febbraio comporta, per delle ragioni puramente ideologiche e contrarie al buonsenso, due difetti principali:

1.

La quantità primeggia sulla qualità, la forma sul contenuto. Mi spiego: la procedura prevista non determina più l’attitudine degli aspiranti alla nazionalità svizzera secondo la qualità della loro integrazione (conoscenza della lingua del paese d’accoglienza, accettazione delle regole giuridiche, conoscenza degli usi e costumi), ma sulla base di concetti giuridici attestati dai loro documenti (almeno un nonno nato in Svizzera o che può attestare di avere un permesso di dimora. Almeno un genitore con un permesso di dimora e vissuto 10 anni in Svizzera avendovi frequentato per almeno 5 anni la scuola obbligatoria. Inoltre, il giovane deve essere nato in Svizzera, deve essere in possesso di un permesso di dimora, deve aver frequentato la scuola obbligatoria durante cinque anni e avere meno di 25 anni d’età).

È tutto! Niente sulla qualità reale dell’integrazione, sull’accettazione dei nostri valori, sulla conoscenza del funzionamento delle nostre istituzioni, e via di seguito, ma un intrico burocratico che farà fatica a determinare certi aspetti richiesti dalla legge: cosa ne è di un bambino nato all’estero durante le vacanze dei suoi genitori? La scuola obbligatoria include le scuole internazionali e le scuole private nel senso più lato del termine? Come si vede, il testo ignora totalmente l’essenziale.  

2.

Questo progetto è un attentato intollerabile al federalismo perché, secondo lo spirito giacobino tipico della sinistra, tutto deve essere centralizzato e regolamentato a livello federale al fine – conosciamo la tiritera – di presumibilmente correggere le ineguaglianze fra i cantoni. Ancora una volta, si vuole allontanare il potere decisionale dal terreno togliendolo dalle mani delle istanze direttamente interessate per affidarlo a una burocrazia astratta più facile da manipolare in direzione della tolleranza e dell’apertura. Ma questi concetti non sono altro che i cavalli di Troia linguistici che significano l’abbandono dello Stato-nazione e, di conseguenza, dello Stato di diritto e della democrazia diretta.

Tengo comunque a ricordarvi che la naturalizzazione ordinaria è già stata facilitata con la revisione totale della legge federale sulla cittadinanza svizzera (entrata in vigore al 1.1.2018). La naturalizzazione si ottiene così se la persona ha soggiornato in Svizzera in modo cumulativo durante 10 anni, di cui tre prima del deposito della domanda di naturalizzazione, se è sufficientemente integrata e se non rappresenta alcun pericolo per la sicurezza pubblica. Inoltre, gli anni fra gli otto e i 18 anni d’età contano il doppio. Perlomeno, questa legge rappresenta una salvaguardia contro gli abusi, mentre che il progetto sottoposto al voto il 12 febbraio si limita alla registrazione di certi dati da parte di un ufficio lontano, senza che alcun contatto diretto con la richiedente o il richiedente abbia avuto luogo.   

Cari amici, ciò che c’è in gioco ancora una volta in questo preteso dettaglio della naturalizzazione agevolata della terza generazione è un’importante battaglia che il socialista, a causa delle sue aspirazioni totalitarie, conduce contro l’autodeterminazione dei popoli, gli Stati-nazione, la democrazia diretta o partecipativa e, infine, contro la realtà dei fatti stessa.

Nessuno in questa sala è contro l’integrazione delle persone, a condizione che se l’integrazione ci sia e sia di qualità. Nessuno in questa sala respinge uno straniero solo per ciò che è. Ma gli Svizzeri hanno a cuore che non si svenda un passaporto che rischia di conferire ampi diritti e doveri a certe persone che abusano del sistema per sovvertirlo dall’interno. Vi ricordo in questo senso che molti terroristi islamici che hanno commesso degli attentati su suolo europeo in questi ultimi anni, provenivano dalla terza generazione. Evidentemente, con la nuova procedura di naturalizzazione agevolata, saranno degli Svizzeri a farsi esplodere in mezzo alla folla, non più degli stranieri. Il che permetterà di abbellire le statistiche.

Vi raccomando dunque vivamente di votare NO a un testo  procedurale che ignora l’essenziale e rappresenta un non indifferente potenziale pericolo per la nostra coesione sociale.   

14.01.2017 - Oskar Freysinger

Naturalizzazione agevolata della 3a generazione

Ciò che mi disturba dl partito socialista, è la costanza con la quale maschera il suo fine ultimo, che sa essere inconfessabile, con delle tappe che ci vende come fini a sé stesse.

E ciò a dispetto degli uomini, della società, dei fatti, in breve della realtà. Per ciò che concerne la naturalizzazione agevolata della terza generazione, il modo d’agire corrisponde una volta di più a questo schema: avendo la sinistra, e il centro orientato nella stessa direzione sotto la pressione dei media, perso nel 2005 la votazione popolare sulle naturalizzazioni facilitate, tornano oggi con una versione minimalista del concetto, si avvalgono di cifre spacciate per insignificanti che questa riformetta implicherebbe, e cercano così di fare surrettiziamente un piccolo passo nella direzione dell’obiettivo ultimo: l’abolizione dell’identità nazionale, delle frontiere e degli Stati-nazione, a beneficio di un grande suk multiculturale dove i dirigenti regneranno, accontentandosi di gestire il caos che avranno abilmente orchestrato.   

Prendiamo dapprima le cifre: fra il 1980 e il 2015, il numero di stranieri in Svizzera è aumentato di 1,13 milioni per situarsi a 2,048 milioni. Durante lo stesso periodo, la quota di Svizzeri s’è abbassata da 5,51 milioni a 5,47 milioni, se non vi si includono le 80t6’644  naturalizzazioni effettuate dal 1985. Pretendere allora che bisogna, per non sembrare chiusi su noi stessi, rendere il passaporto svizzero ancora più accessibile, denota una palese malafede.

Da parte mia, in Vallese procedo a circa 1'200 naturalizzazioni l’anno e posso assicurarvi che la stragrande maggioranza di queste persone è perfettamente integrata e dotata di un solido sentimento patriottico verso il suo paese d’accoglienza. Esse comprendono perfettamente che se la procedura per l’ottenimento del passaporto rossocrociato è lunga e minuziosa, è perché si tratta innanzitutto di garantire la qualità della cittadinanza delle persone che faranno d’ora in poi parte del corpo elettorale svizzero e avranno quindi, in quanto sovrano, dei vasti diritti e doveri..

La procedura agevolata sottoposta al popolo il prossimo 12 febbraio comporta, per delle ragioni puramente ideologiche e contrarie al buonsenso, due difetti principali:

1.

La quantità primeggia sulla qualità, la forma sul contenuto. Mi spiego: la procedura prevista non determina più l’attitudine degli aspiranti alla nazionalità svizzera secondo la qualità della loro integrazione (conoscenza della lingua del paese d’accoglienza, accettazione delle regole giuridiche, conoscenza degli usi e costumi), ma sulla base di concetti giuridici attestati dai loro documenti (almeno un nonno nato in Svizzera o che può attestare di avere un permesso di dimora. Almeno un genitore con un permesso di dimora e vissuto 10 anni in Svizzera avendovi frequentato per almeno 5 anni la scuola obbligatoria. Inoltre, il giovane deve essere nato in Svizzera, deve essere in possesso di un permesso di dimora, deve aver frequentato la scuola obbligatoria durante cinque anni e avere meno di 25 anni d’età).

È tutto! Niente sulla qualità reale dell’integrazione, sull’accettazione dei nostri valori, sulla conoscenza del funzionamento delle nostre istituzioni, e via di seguito, ma un intrico burocratico che farà fatica a determinare certi aspetti richiesti dalla legge: cosa ne è di un bambino nato all’estero durante le vacanze dei suoi genitori? La scuola obbligatoria include le scuole internazionali e le scuole private nel senso più lato del termine? Come si vede, il testo ignora totalmente l’essenziale.  

2.

Questo progetto è un attentato intollerabile al federalismo perché, secondo lo spirito giacobino tipico della sinistra, tutto deve essere centralizzato e regolamentato a livello federale al fine – conosciamo la tiritera – di presumibilmente correggere le ineguaglianze fra i cantoni. Ancora una volta, si vuole allontanare il potere decisionale dal terreno togliendolo dalle mani delle istanze direttamente interessate per affidarlo a una burocrazia astratta più facile da manipolare in direzione della tolleranza e dell’apertura. Ma questi concetti non sono altro che i cavalli di Troia linguistici che significano l’abbandono dello Stato-nazione e, di conseguenza, dello Stato di diritto e della democrazia diretta.

Tengo comunque a ricordarvi che la naturalizzazione ordinaria è già stata facilitata con la revisione totale della legge federale sulla cittadinanza svizzera (entrata in vigore al 1.1.2018). La naturalizzazione si ottiene così se la persona ha soggiornato in Svizzera in modo cumulativo durante 10 anni, di cui tre prima del deposito della domanda di naturalizzazione, se è sufficientemente integrata e se non rappresenta alcun pericolo per la sicurezza pubblica. Inoltre, gli anni fra gli otto e i 18 anni d’età contano il doppio. Perlomeno, questa legge rappresenta una salvaguardia contro gli abusi, mentre che il progetto sottoposto al voto il 12 febbraio si limita alla registrazione di certi dati da parte di un ufficio lontano, senza che alcun contatto diretto con la richiedente o il richiedente abbia avuto luogo.   

Cari amici, ciò che c’è in gioco ancora una volta in questo preteso dettaglio della naturalizzazione agevolata della terza generazione è un’importante battaglia che il socialista, a causa delle sue aspirazioni totalitarie, conduce contro l’autodeterminazione dei popoli, gli Stati-nazione, la democrazia diretta o partecipativa e, infine, contro la realtà dei fatti stessa.

Nessuno in questa sala è contro l’integrazione delle persone, a condizione che se l’integrazione ci sia e sia di qualità. Nessuno in questa sala respinge uno straniero solo per ciò che è. Ma gli Svizzeri hanno a cuore che non si svenda un passaporto che rischia di conferire ampi diritti e doveri a certe persone che abusano del sistema per sovvertirlo dall’interno. Vi ricordo in questo senso che molti terroristi islamici che hanno commesso degli attentati su suolo europeo in questi ultimi anni, provenivano dalla terza generazione. Evidentemente, con la nuova procedura di naturalizzazione agevolata, saranno degli Svizzeri a farsi esplodere in mezzo alla folla, non più degli stranieri. Il che permetterà di abbellire le statistiche.

Vi raccomando dunque vivamente di votare NO a un testo  procedurale che ignora l’essenziale e rappresenta un non indifferente potenziale pericolo per la nostra coesione sociale.