Comunicato stampa

Basta all’imposizione multipla per la SSR

La revisione della legge sulla radiotelevisione (LRTV) è stata approvata di stretta misura il 14 giugno 2015 con una maggioranza del solo 50,1%. Il primo prelievo dell’imposta sui media (un tempo canone Billag) dalle imprese ha provocato diverse brutte sorprese da gennaio 2019. L’Unione svizzera delle arti e mestieri ha addirittura definito questa procedura una vergognosa truffa. Il consigliere nazionale Gregor Rutz intende correggere questa ingiusta imposizione con un’iniziativa parlamentare. La Commissione del Consiglio degli Stati (CTT-CE) ha rifiutato oggi (02.07.2019) di dargli seguito.

Dall’inizio di quest’anno, non solo i privati, ma anche le imprese devono pagare la tassa radio/TV se realizzano una cifra d’affari superiore ai 500’000 franchi. Ma siccome delle comunità di lavoro create da imprese per eseguire dei mandati sono anch’esse soggette all’IVA, si assiste a una doppia, o addirittura tripla imposizione. Le imprese ricevono una fattura per la cifra d’affari della comunità di lavoro, poi un’altra per la stessa cifra d’affari realizzata quale azienda. Se l’impresa fa parte di una holding che, a sua volta, dichiara una cifra d’affari, l’imposta mediatica è prelevata ancora una volta. Senza contare che tutti i collaboratori di queste aziende, comunità di lavoro e holding, pagano già questa imposta a titolo privato.

Si tratta di una vera truffa fiscale basata su un errore legislativo. Il consigliere nazionale UDC Gregor Rutz ha perciò depositato un’iniziativa parlamentare (18.405) dal titolo “Fatti, non parole. Abolire il canone radiotelevisivo per le imprese”. Mentre la commissione del Consiglio nazionale ha approvato questo progetto con 14 voti contro 9, quella del Consiglio degli Stati vi si è opposta oggi (02.07.2019) con 10 voti contro 2.

Predicare a gran voce il sostegno alle PMI al bar e sostenere effettivamente le PMI a Palazzo federale sono evidentemente due cose molto differenti. L’oggetto torna al Consiglio nazionale. L’UDC conta sull’appoggio dei consiglieri nazionali borghesi a favore dell’industria svizzera.

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