Comunicato stampa

Il Consiglio federale rovina il Natale svizzero con la sproporzionata regola del 2G 

L’UDC condanna i nuovi inasprimenti delle misure di restrizione del Consiglio federale. L’introduzione generalizzata del principio 2G, la regola delle 10 persone per le riunioni private e il rinnovato obbligo dell’home office sono misure puramente simboliche per vessare ulteriormente la popolazione. Il fatto che il Consiglio federale stia costantemente stringendo le viti senza alcuna evidenza epidemiologica è in gran parte dovuto alla copertura mediatica completamente acritica dei media mainstream.

Con la sua ultima decisione, il Consiglio federale continua purtroppo la sua politica sproporzionata, arbitraria e anticonformista in relazione alla pandemia anche durante le Feste. L’UDC condanna l’introduzione generalizzato del principio del 2G, la regola delle 10 persone per le riunioni private e il rinnovato obbligo dell’home office. Questi inasprimenti sono puramente simbolici, ma allo stesso tempo causano un danno immenso alla società. In questo modo, lo Stato sta rovinando il Natale a noi svizzeri e lede i nostri diritti, le nostre libertà e la nostra sfera privata. Il principio del 2G non porta altro che un falso senso di sicurezza e ancora più discriminazione per tutti coloro che non vogliono o non possono farsi vaccinare. Inoltre, il 2G è disonesto: il Consiglio federale sta introducendo l’obbligo vaccinale dalla porta di servizio.

La responsabilità di questa politica arbitraria e divisiva è del PS, dei Verdi, del PLR, dei Verdi liberali e del PPD (Alleanza del Centro). In Consiglio nazionale, hanno respinto – contro la volontà dell’UDC – una modifica della legge Covid che avrebbe vietato al Consiglio federale di introdurre il principio 2G.

Ancora una volta è chiaro a tutti che il Responsabile della salute pubblica Alain Berset non ha una strategia chiara per combattere la pandemia. Un anno di fallimenti, sfortune e disavventure si conclude così in modo inglorioso. La caotica gestione della crisi con prima il no ai vaccini booster, poi sì ai booster, con il 3G, il 2G – o dovrebbe essere 1G infine? – e con ulteriori regolamenti poco chiari e in continuo cambiamento distrugge la fiducia nella politica.

Il presidente PS chiede la sorveglianza di Stato
Non lasciamoci ingannare, la cosiddetta regola del 2G è solo il preludio alla vaccinazione obbligatoria per tutti. Il sì alla legge Covid del 28 novembre sembra aver fatto perdere al Consiglio federale il senso della misura. La compiacenza della sinistra in questo inasprimento sconsiderato e antisociale della legge è una visione edificante della direzione che sta prendendo la Svizzera. La sinistra predica già a favore della vaccinazione obbligatoria, mentre il suo co-presidente, Cédric Wermuth, chiede che le casse malati rendano disponibili i dati dei non vaccinati! Benvenuti nello Stato della sorveglianza e della denuncia! Allo stesso modo, la sinistra e i Verdi si rifiutano di imporre ai richiedenti l’asilo respinti di sottoporsi al test per il rimpatrio, mentre propugnano la vaccinazione obbligatoria per tutta la popolazione svizzera.

Complicità dei media
I media mainstream hanno una parte considerevole di colpa per il fatto che il Consiglio Federale ignori la realtà e disattenda sistematicamente le massime costituzionali di proporzionalità, efficacia ed efficienza economica. In un gioco abile e ben praticato con il potere, i media spingono il Consiglio Federale a prendere misure sempre più severe e pubblicano articoli totalmente acritici a favore della vaccinazione dei bambini.

La Confederazione sta pagando un prezzo per questa copertura mediatica compiacente, per la sua campagna di vaccinazione, ha trasferito oltre 20 milioni di Franchi alle società mediatiche svizzere. Il solo gruppo del Tages-Anzeiger ha rastrellato 4,6 milioni di franchi, come il consigliere federale Berset ha dovuto rivelare al Consigliere nazionale dell’UDC Roland Rino Büchel durante l’ora delle domande. Questa complicità sfacciata tra la politica e i media ha portato alla caduta del Governo Kurz nel nostro vicino paese, l’Austria. Si parlava di “repubblica delle banane” e di “corruzione”. In Svizzera, il ministro degli affari Alain Berset può apparentemente farla franca su tutto.

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