Comunicato stampa

Il diritto d’urgenza deve essere immediatamente levato e devono essere respinti gli attacchi alla proprietà privata

La vasta immobilizzazione dell’economia costa alla Svizzera circa 6 miliardi di franchi a settimana. L’UDC chiede perciò la cessazione immediata del diritto d’urgenza, l’abbandono di interventi centralizzatori e ispirati dall’economia pianificata e il ripristino dell’ordine costituzionale ordinario. Deve essere in particolare escluso di accordare nuovi sussidi tramite il diritto d’urgenza. Durante la sessione straordinaria del Parlamento federale, l’UDC combatterà inoltre con determinazione l’idea obblighi i locatori a rinunciare alle pigioni. Si tratterebbe, né più né meno, di un’espropriazione imposta dallo Stato. Un attacco così grave al diritto costituzionalmente garantito della proprietà privata dovrebbe obbligatoriamente essere sottoposto al popolo.

Le misure del Consiglio federale contro la propagazione del coronavirus hanno effetti disastrosi per la nostra economia. Quasi due milioni di persone, dunque oltre un terzo dei salariati, è in disoccupazione parziale e più di 150’000 hanno perso il loro impiego. Ordinata dal Consiglio federale, l’immobilizzazione di gran parte della nostra economia e della vita pubblica ci costa circa 6 miliardi di franchi a settimana.

Per evitare che questi danni si aggravino ulteriormente, l’UDC è stata il primo partito svizzero a lanciare il 31 marzo 2020 una Strategia per proteggere la popolazione, minimizzando nello stesso tempo i danni economici. Oggi si dispone di conoscenze più approfondite sulla pandemia di coronavirus. La catastrofe annunciata non ha avuto luogo. La curva dei contagi sta calando, il gruppo UDC alle Camere federali ha adattato la sua strategia. In occasione della sua seduta odierna, ha deciso di depositare, in vista della sessione straordinaria che inizierà il 4 maggio 2020, un intervento comprendente le rivendicazioni seguenti:

  • cessazione immediata del diritto d’urgenza e ritorno al diritto costituzionale ordinario a condizione che certe regole di comportamento siano rispettate. Questa rivendicazione s’applica anche nel caso di una seconda ondata della pandemia di Covi-19.
  • NO all’abrogazione del diritto costituzionalmente garantito alla proprietà privata. Durante la sessione straordinaria, il Parlamento esaminerà in particolare le mozioni commissionali 20.314220.3158et 20.3161 che chiedono tutte un abbandono delle pigioni imposto dallo Stato. Si tratta, né più né meno, che di un’espropriazione ordinata dallo Stato e di un grave attacco al diritto alla proprietà privata garantito dalla Costituzione federale. Si aprirebbe il vaso di Pandora, perché la garanzia della proprietà privata è la condizione essenziale del buon funzionamento dell’economia di mercato e, di conseguenza, della sicurezza sociale;
  • nella prospettiva di una seconda ondata della pandemia, il Consiglio federale deve poi accelerare la prevenzione di crisi che è stata manifestamente trascurata finora (in particolare per ciò che concerne il materiale sanitario e di protezione);
  • la libera circolazione delle persone deve essere sospesa. Ci si attende dalle aziende svizzere che assumano prioritariamente dei disoccupati svizzeri;
  • a seguito della crisi economica e del numero crescente di disoccupati, la povertà progredirà e gli oneri sociali esploderanno in Svizzera. Bisogna quindi finalmente smettere di distribuire all’estero centinaia di milioni di franchi dei contribuenti.

Il coronavirus ci preoccuperà fino a quando la scienza non avrà scoperto un vaccino efficace contro questa malattia. Oggi, si può affermare che il pericolo di pandemia è stato all’inizio esagerato. Fino al 97% dei decessi concerne persone di oltre 65 anni e affette da patologie pregresse. Fra i più giovani, il tasso di mortalità è quasi zero.

È quindi sufficiente che le persone di oltre 65 anni affette da patologie pregresse si isolino. Le altre – le persone anziane in buona salute e i più giovani – devono potersi di nuovo recare al lavoro, nei negozi, partecipare alla vita sociale, andare a scuola, in altre parole, vivere normalmente.

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