Comunicato stampa

Marco Chiesa, presidente dell’UDC, reagisce alla lettera aperta dei dirigenti del PS: «La Svizzera ha bisogno di soluzioni pragmatiche e non di arbitrarietà e demagogia»

Marco Chiesa, presidente di UDC Svizzera, prende posizione in merito alla lettera aperta dei co-presidenti del PS, Mattea Meyer e Cédric Wermuth. Contrariamente a questi teorici provenienti dalle città, abbiamo fra le nostre fila delle rappresentanti e dei rappresentanti delle regioni turistiche invernali interessate, spiega Marco Chiesa: «Queste persone conoscono perfettamente la situazione degli operatori turistici e delle ferrovia di montagna.»

La realtà è che le imprese turistiche prendono molto sul serio la protezione della popolazione. Esse hanno messo a punto dei concetti di protezione completi e rigorosi, la cui efficacia è già stata dimostrata l’estate scorsa. Questi dispositivi di protezione erano d’altronde stati richiesti dalla Confederazione.

Ma, invece di avere fiducia in questi concetti e nella propria popolazione, il Consiglio federale, guidato dal ministro della sanità Alain Berset, preferisce cedere alle pressioni dell’UE. «Non siamo agli ordini dell’UE, ma costituiamo uno Stato indipendente con le proprie regole», sottolinea Marco Chiesa con riferimento all’intenzione del consigliere federale Berset di imporre alle regioni sciistiche ulteriori restrizioni indifferenziate e quasi inapplicabili.

Mercoledì, dei parlamentari UDC, PLR e PPD originari delle regioni di montagna hanno invitato il Consiglio federale a rinunciare a nuove misure che toccano dette regioni, dove la sopravvivenza di migliaia di imprese dipende dagli introiti realizzati durante il limitato numero di settimane che dura la stagione invernale.

Marco Chiesa respinge categoricamente le critiche dei dirigenti socialisti, secondo i quali i partiti di destra nuocciono così alle regioni di montagna: «È vero il contrario: se il Consiglio federale impone nuove condizioni arbitrarie, uno solo sarà stato l’affossatore delle regioni di montagna: il consigliere federale Berset.»

Come si spiega che il ministro della sanità voglia limitare il numero di passeggeri delle ferrovie di montagna, permettendo nello stesso tempo che dei treni, tram e bus sovraffollati nelle città? Come capire che il Consiglio federale mantenga aperte le frontiere anche in periodo di pandemia, permettendo a decine di migliaia di frontalieri d’affluire quotidianamente in Svizzera? «È evidente che qui non si tratta più della protezione della salute pubblica, bensì di lasciare libero corso all’arbitrarietà socialista», constata Marco Chiesa.

Il presidente dell’UDC ricorda anche che l’eventuale imposizione di ulteriori misure di protezione deve obbligatoriamente rientrare nelle competenze dei cantoni, che sono in posizione migliore per conoscere la situazione sanitaria e le condizioni delle arti e mestieri in queste regioni. «In questa difficile situazione, la Svizzera ha bisogno di soluzioni pragmatiche e non di demagogia di stampo socialista.»

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