Comunicato stampa

Nonostante la crisi, il Consiglio federale permette a migliaia di stranieri UE d’invadere il mercato svizzero del lavoro

Il rallentamento economico provocato dalle misure del Consiglio federale contro la pandemia di Covid-19 ha avuto quale effetto che oggi 156’000 salariati svizzeri sono senza lavoro. Le imprese hanno annunciato più di 1,9 milioni di persone a lavoro ridotto, ossia il 37% dell’insieme dei salariati. Più di 780’000 donne e uomini sono infatti a lavoro ridotto e molti di loro perderanno senza dubbio il lavoro. Ma invece di assicurare il lavoro alla propria popolazione, il Consiglio federale mantiene la libera circolazione delle persone, mentre il paese è confrontato con la più grave crisi economica dalla seconda guerra mondiale. Durante il solo mese d’aprile, circa 10’000 cittadini UE sono affluiti sul mercato svizzero del lavoro.

Secondo le ultime cifre della Segreteria di Stato all’economia (SECO), 155’998 salariati svizzeri erano senza lavoro lo scorso maggio. Circa altrettante persone sono arrivate alla fine del diritto all’indennità. Il numero dei disoccupati è aumentato di 2585 unità rispetto ad aprile e di 54’628 rispetto a maggio 2019. Il tasso di disoccupazione ha nel frattempo raggiunto il 3,7% e gli esperti prevedono una sua progressione fino al 7%. Fra i salariati tra i 50 e i 64 anni, il numero di disoccupati è cresciuto di 654 unità, raggiungendo quota 11’811, ossia il 40,6% in più che a maggio 2019. La crescita della disoccupazione ha addirittura raggiunto il 76,7% fra i giovani tra i 15 e i 24 anni, per rapporto allo stesso mese dell’anno precedente. Parallelamente, il SECO annuncia una diminuzione dei posti vacanti. In maggio, il numero di impieghi vacanti annunciati agli uffici regionali di collocamento è diminuito di 1714 unità, per crollare a 16’701. Gli esperti stimano che la Svizzera perderà fino a 100’000 posti di lavoro.

Mai l’immigrazione netta era aumentata quanto attualmente

Questa crisi economica mondiale colpisce anche parecchi paesi confinanti con la Svizzera. È facile prevedere che un numero ancora più importante di persone prenderà la strada della Svizzera per trovarvi un impiego o per insediarsi nel suo confortevole sistema sociale.

Si constata infatti, che l’immigrazione di massa in Svizzera continua imperterrita durante la crisi. Durante i tre primi mesi di quest’anno, l’immigrazione netta di provenienza UE è aumentata del 45%. Mai, dall’introduzione della libera circolazione delle persone, l’immigrazione netta ha registrato una crescita così forte nello spazio di un anno. 18’386 persone sono immigrate durante il primo trimestre del 2020. La libera circolazione delle persone è la principale causa di questo afflusso, dato che 12’167 immigranti, dunque i due terzi, sono originari dei paesi dell’UE e dell’AELS.

La leggenda dei professionisti qualificati

Durante il solo mese d’aprile – dunque durante le restrizioni imposte alla circolazione a causa della pandemia di coronavirus – circa 10’000 stranieri UE supplementari (di cui 3’500 frontalieri) si sono accalcati nel mercato svizzero del lavoro. Contrariamente alla leggenda generalmente diffusa, non si tratta di lavoratori qualificati di cui la Svizzera ha assolutamente bisogno. Secondo la statistica federale, solo 399 degli stranieri UE immigrati in Svizzera in aprile lavorano nel settore medico e sanitario, mentre che i settori della ristorazione, dell’albergheria, dell’edilizia, dell’agricoltura, nonché della pianificazione, della consulenza e dell’informatica registrano il maggior numero d’immigranti.

L’UDC invita il Consiglio federale, ma anche le imprese, a vegliare affinché il lavoro sia dato prioritariamente ai salariati svizzeri, invece di continuare a far venire manodopera a buon mercato dall’UE.

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