Comunicato stampa

Prendere decisioni insieme a guerrafondai globali? No grazie!

L’UDC insiste  ancora una volta affinché la Svizzera rinunci alla sua candidatura al Consiglio di sicurezza dell’ONU.

La neutralità, l’indipendenza e la libertà della Svizzera sono nuovamente messe a repentaglio. Se il Consiglio federale, dominato dal centro-sinistra, riuscisse a farsi strada, la Svizzera sarebbe per la prima volta membro non permanente del Consiglio di sicurezza dell’ONU a partire dal 1° gennaio 2023.

Dal punto di vista dell’UDC, tale impegno è scandaloso e incompatibile con il secolare principio svizzero di neutralità. Come riconosciuto dallo stesso Consiglio federale nel suo ultimo rapporto in materia, la Carta dell’ONU stabilisce espressamente che il Consiglio di sicurezza può decidere sia in merito a sanzioni non militari che a interventi militari, come è avvenuto finora in tre casi: nella guerra di Corea 1950-1953, nella prima guerra del Golfo nel 1990-1991 e in Libia nel 2011. Inoltre, sono attualmente in vigore non meno di 14 regimi di sanzione del Consiglio di sicurezza, tre dei quali sono stati adottati negli ultimi sei anni.

Inoltre, le decisioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite spesso non corrispondono a valori umanitari o democratici, ma sono soggette a maggioranze politiche e di potere globali. La Svizzera non ha nulla da cercare in questo ambito. La sua identità speciale nella politica internazionale le consente di parlare e lavorare sempre con tutti gli attori in qualità di forza neutrale. Tutto ciò non deve essere messo a rischio in nessuna circostanza. Anche in futuro la Confederazione deve poter continuare a fare affidamento sui suoi “buoni uffici”, il che è credibile solo se rimane neutrale.

L’UDC chiede pertanto di rinunciare alla candidatura nel Consiglio di sicurezza dell’ONU,  richiesta già formulata più volte in atti parlamentari dopo la corrispondente decisione del Parlamento nel 2011.  A proposito, a quanto ci consta sono attualmente due i candidati per il seggio vacante in seco al Consiglio: la Svizzera e la Repubblica di Malta. Lasciamo questo impegno non neutrale ai maltesi e torniamo a occuparci della nostra libertà e della nostra indipendenza!

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