Comunicato stampa

Rottura dei negoziati: l’UDC prende in parola PPD, PLR e PS

Nell’odierna edizione del domenicale “Sonntagszeitung”, i presidenti dei partiti PPD, PLR e PS chiedono unanimemente l’arresto dei negoziati con l’UE sull’accordo-quadro. L’UDC, che si batte da anni contro questo trattato d’integrazione della Svizzera nell’UE e, in particolare, contro la ripresa automatica del diritto UE, prende in parola questi partiti. Essa propone che tutti i partiti di governo indirizzino la settimana prossima una lettera al Consiglio federale, per chiedergli di annunciare a Bruxelles la rottura dei negoziati con l’UE su un accordo-quadro.

L’accordo-quadro negoziato attualmente con Bruxelles prevede la ripresa automatica del diritto UE e dà a quest’ultima il diritto di emettere delle sanzioni se la Svizzera non può applicare il diritto UE a causa di un voto referendario del popolo. Sempre secondo questo trattato, compete alla Corte di giustizia UE, dunque a dei giudici stranieri, decidere su eventuali litigi fra le due parti. Siccome gli accordi bilaterali dipendono dal diritto UE, la Corte di giustizia UE avrebbe anche l’ultima parola nel caso un tribunale arbitrale fosse istituito per dirimere le controversie. Sono parecchi anni che l’UDC si batte contro questo accordo che, in realtà, è un trattato di sottomissione della Svizzera all’UE. Questo accordo suonerebbe la campana a morto dell’autodeterminazione e della democrazia diretta della Svizzera. Il modello di successo svizzero e, con lui la nostra prosperità, apparterrebbero al passato.

Fa piacere constatare anche gli altri partiti hanno finito per capire, con l’esempio concreto della protezione dei salari, le conseguenze fatali di questo accordo-quadro, perché competerebbe all’UE decidere su questo settore, e non più alla Svizzera. Detto questo, è comunque bizzarro che questo dettaglio abbia potuto provocare un tale voltafaccia degli ambienti che finora sostenevano vigorosamente questa integrazione della Svizzera nell’UE. Di fatto, anche se la questione della protezione dei salari potesse essere risolta, sussisterebbero comunque dei problemi essenziali quali la ripresa automatica del diritto UE, la perdita di sovranità e, di conseguenza, numerose questioni importanti in sospeso, come i contributi pubblici, l’aiuto sociale, la cittadinanza europea, il divieto agli autotreni di circolare di notte, eccetera.

Indipendentemente dai motivi che hanno condotto gli altri partiti a questa inversione di rotta, l’UDC è felice di ricevere del sostegno nella sua lotta contro l’accordo-quadro. Ora, si tratta tuttavia di passare dalle parole ai fatti e di invitare il Consiglio federale ad annunciare a Bruxelles la rottura dei negoziati. Bisogna far comprendere all’UE che un accordo-quadro nella forma auspicata non otterrebbe mai una maggioranza di consensi presso il popolo svizzero. Solo in seguito si potrà tornare a negoziare, come si usa fra Stati sovrani, in maniera bilaterale e fra partner di pari diritti, su questioni concrete che interessano entrambe le parti.

Il comportamento degli altri partiti politici indicherà se gli abituali fan dell’UE hanno effettivamente cambiato opinione nell’interesse della Svizzera o se si tratta semplicemente di un’ulteriore manovra elettorale. La tattica è nota: prima delle elezioni ci si mostra critici nei confronti dell’UE, dopo le elezioni si approva lo stesso l’accordo-quadro.

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