Comunicato stampa

Scambio automatico d’informazioni con l’estero – L’UDC esige una pausa di riflessione immediata

Il Consiglio federale vuole estendere a partire dal 2018/2019 a 41 Stati e territori supplementari l’attuale rete di 38 Stati e territori con i quali la Svizzera applica uno scambio automatico d’informazioni sui conti finanziari (SAI) dal 2017/2018. Si tratta in parte di Stati a regime autoritario come la Cina e la Russia.

 

L’UDC si oppone con determinazione a questa estensione inutile, precipitosa e irresponsabile dello scambio di dati finanziari ed esige, nella sua risposta alla procedura di consultazione (tedesco), che la Svizzera si prenda una pausa di riflessione. Un accordo SAI con paesi come il Brasile, la Cina, il Messico o la Russia avrebbe delle conseguenze chiaramente negative per gli Svizzeri all’estero che ivi vivono. L’UDC invita perciò il Consiglio federale a verificare dettagliatamente gli effetti degli accordi SAI esistenti, prima di sottoscriverne dei nuovi. È fuori questione che la Svizzera concluda degli accordi SAI con degli Stati che non soddisfano i requisiti costituzionali in materia di protezione dei dati.

Nonè necessario in questa sede ricordare il rifiuto di principio e la critica di fondo che l’UDC oppone fin dall’inizio a questo scambio automatico d’informazioni. Tuttavia, essendosi purtroppo la Svizzera impegnata su questa via, essa deve perlomeno rispettare certe regole importanti come la non-discriminazione delle piazze finanziarie, le possibilità di regolarizzazione nei paesi partner, la protezione dei dati e l’accesso al mercato.

 
Orbene, su questi punti, la maggior parte dei paesi cui si mira con questo progetto suscita forti riserve. Per ciò che riguarda la protezione dei dati, anche l’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT) constata che il livello di sicurezza è insufficiente in 19 dei paesi in questione. L’UDC è anche sgradevolmente sorpresa dalla rapidità della pratica avviata dalla Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI), quando l’OCSE non fa pressioni sulla Svizzera e manifesta tutt’al più un “atteggiamento d’attesa” che la Svizzera concluda ulteriori accordi SAI.

L’UDC chiede perciò che l’attuale rete SAI sia valutata dettagliatamente e dai diversi punti di vista (confidenzialità, protezione dei dati, principio della specialità), prima di estenderla precipitosamente ad altri paesi e territori. Bisogna anche garantire il "Level Playing Field" con le principali piazze finanziarie concorrenti. Fintanto che gli Stati uniti d’America, principale Stato membro dell’OCSE, rifiutano di sottoscrivere degli accordi SAI, è fuori questione per l’UDC che la Svizzera estenda questa rete di scambio di dati.  

Se tuttavia il Consiglio federale dovesse indirizzare un messaggio al Parlamento senza fare una pausa di riflessione e senza valutare gli accordi attuali, l’UDC s’impegnerà nella procedura parlamentare affinché dei trattati di questo genere siano firmati unicamente con paesi e territori democratici le cui strutture dello Stato di diritto corrispondano in larga misura alle nostre e che garantiscano uno standard costituzionale minimo in termini di protezione dei dati (vedi anche su questo tema la risposta dell’UDC alla procedura di consultazione (tedesco)).

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