Editoriale

3a riforma dell’imposizione delle imprese – rafforzare l’attrattività economica della Svizzera e sostenere le PMI

Nel 19° secolo, la Svizzera era ancora uno dei paesi più poveri d’Europa. Contrariamente ad altre regioni, essa non possiede un sottosuolo ricco di materie prime. La prosperità acquisita grazie al lavoro di diverse generazioni non è quindi un regalo caduto dal cielo. È il risultato di uno spirito innovatore, del coraggio degli imprenditori e anche di condizioni-quadro favorevoli fissate dallo Stato. Quest’ultime comprendono in particolare una fiscalità interessante per le aziende e competitiva a livello internazionale. Uno degli elementi di questa attrattività fiscale è attualmente ancora una modalità d’imposizione speciale che favorisce le società di domicilio e le holding.

Oggi la Svizzera ospita circa 24’000 società di domicilio che generano da sole quasi la metà del prodotto dell’imposta federale versata dalle persone giuridiche, ossia circa cinque miliardi di franchi l’anno. Su un totale di circa 650’000 imprese insediate in Svizzera, queste 24’000 società producono quindi una parte molto importante di questa imposta. Inoltre, esse occupano circa 150’000 persone in Svizzera. Da parecchio tempo ormai, l’UE, l’OCSE e gli Stati del G20 vedono di cattivo occhio l’imposizione speciale di queste società. Se il modello fiscale attuale fosse mantenuto, c’è il forte rischio che le società multinazionali emigrino, perché sarebbero esposte a una doppia imposizione dei loro utili. La Svizzera potrebbe così perdere, nel peggiore dei casi, la metà dell’imposta federale diretta versata dalle società e, oltre a ciò, anche parecchi impieghi. Ciò significa che la prosperità di tutto il paese sarebbe minacciata.

La terza riforma dell’imposizione delle imprese (RI imprese III) ha per obiettivo di salvaguardare le entrate fiscali attuali e i posti di lavoro, accrescendo nel contempo l’attrattività fiscale per le società e per le PMI svizzere, come pure per le imprese a imposizione speciale.

I cantoni dispongono di un ampio margine di manovra
Quali sono le conseguenze della RI imprese III? Questa riforma offre ai cantoni una sorta di meccanismo che permette loro di adattare individualmente la modalità d’imposizione delle imprese svizzere e delle società beneficianti finora di un regime fiscale speciale. Per compensare il mancato gettito fiscale, la Confederazione aumenterà di oltre 1,1 miliardi di franchi la quota dei cantoni sul prodotto dell’imposta federale diretta. Queste entrate supplementari permetteranno ai cantoni di sottoporre tutte le imprese allo stesso livello d’imposizione. Il sistema fiscale federalista è così salvaguardato.

I cantoni beneficeranno anche di altri strumenti per aumentare la loro attrattività fiscale verso le imprese, per esempio la possibilità di accordare delle deduzioni fiscali per le spese di ricerca e di sviluppo oppure di introdurre un’imposta sugli utili corretta degli interessi  e una modalità d’imposizione più interessante degli utili generati da brevetti (“patentbox”).

Tutte queste misure contribuiranno a rafforzare l’economia svizzera e a minimizzare il rischio di delocalizzazioni. Assicurando l’impiego in Svizzera, questa riforma allontana una minaccia sicuramente gravante sulla prosperità del nostro paese. In funzione della sua applicazione spettante ai cantoni, il nuovo regime d’imposta allevia inoltre il fardello fiscale delle PMI svizzere e contribuisce così a consolidare numerosi impieghi nel nostro paese.

Ricordiamoci di ciò che fa la forza del nostro paese e vegliamo tutti assieme a che questi vantaggi siano salvaguardati. Ecco perché vi invito a depositare il 12 febbraio 2017 un convinto SÌ nell’urna. Grazie!

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