Editoriale

Assicuriamo l’AVS: perciò, NO alla proposta di smantellamento

Ci sono sempre più pensionati, e questi diventano sempre più vecchi. Senza un risanamento, la più importante opera sociale della Svizzera si troverà presto inevitabilmente con le spalle al muro. Con la proposta AVS 2020 succederà ancor più rapidamente.

Nel 1948 fu introdotta l’AVS – in un’epoca nella quale gli uomini raggiungevano mediamente i 65 anni di vita, e le donne 69. Oggi, l’aspettativa media di vita è di 80, rispettivamente 84 anni. Ma i sistemi pensionistici non sono sottoposti a una crescente pressione dall’aumentata aspettativa di vita, bensì anche a causa dell’immigrazione di massa.

 

Migrazione e futuro diritto alle rendite

Nei prossimi 30 anni, il numero dei pensionati aumenterà dagli attuali 1,5 milioni a 2,6 milioni. Non solo «Babyboomer», bensì anche molte delle 950’000 persone immigrate durante gli ultimi 15 anni potranno far valere il loro diritto alla rendita. 

Momentaneamente, per il fondo AVS si aprono nuove fonti d’introito con gli immigranti la cui maggior parte entra nella vita lavorativa, ma che fra qualche anno metterà in serie difficoltà il primo pilastro. Se, per esempio, un Portoghese di 40 anni con moglie e figli si stabilisce in Svizzera con un contratto di lavoro, pagherà i premi ancora per 25 anni. A partire dal 65esimo anno d’età, non avendo pagato i premi per il totale dei 44 anni lavorativi, la coppia riceverà per il resto della vita una rendita parziale AVS che, rimanendo in Svizzera, dovrà essere migliorata con prestazioni complementari. Se non disponeva di un salario astronomico, ecco che la famiglia percepirà dal sistema sociale svizzero molto più di quanto abbia mai pagato – e come lei pure altre centinaia di migliaia d’altri.

Enorme aumento dei costi anche nelle prestazioni complementari

Nello stesso tempo, decine di migliaia di persone immigrano annualmente in Svizzera via asilo. Più della metà di questi vive anche a lungo termine dell’assistenza pubblica. L’importo minimo annuale ASVS/AI di FR 960.- per famiglia proviene, fra l’altro, pure dalle casse sociali e quindi a carico della comunità. Anche queste persone avranno in futuro il diritto alla rendita, nonostante non abbiano lavorato in Svizzera un singolo giorno. Le rendite minime del primo pilastro saranno completate con le prestazioni complementari. Nessun’altra prestazione sociale è aumentata percentualmente negli ultimi anni come quest’ultima: dall’1,827 miliardi di franchi del 2007 ai 2,856 miliardi del 2016. Nello spazio di 10 anni, il contribuente paga quindi il 56% in più di prestazioni complementari AVS. Se dieci anni fa erano 155’600 i pensionati a beneficio della complementare, l’anno scorso erano già 201’100 – il 29% in più nello spazio di una decade. Fra l’altro, in queste cifre non sono calcolate le rendite complementari dell’AI.

Riprovevole adescamento

Ma che cosa fa la politica di fronte a queste sfide? Mentre che il fattore immigrazione viene ignorato o addirittura esaltato come salvatore della nostra previdenza-vecchiaia, si assegna ad alcune fasce d’età di futuri pensionati un importo mensile supplementare di 70 franchi, con l’implicita aspettativa di ricevere in contropartita un SÌ nell’urna. Le future generazioni dovranno così sopportare sulle proprie spalle tali incisive misure – ossia aumento dell’età pensionabile, maggiori tasse e prelievi sui salari – se vorranno anche loro ancora usufruire dell’opera sociale del secolo in qualità di beneficiari.

Perciò, chi non vuole rendersi complice di una tale politica sbagliata, a breve termine, dannosa e di sinistra, il 24 settembre deve assolutamente mettere un NO nell’urna.

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