Editoriale

Direttiva UE sulle armi: l’ora della battaglia si avvicina

Ecco, è quasi fatta, purtroppo! Il Parlamento federale, rifiutando di ascoltare la nostra voce e quella di centinaia di migliaia di detentori d’armi, si appresta verosimilmente ad accettare di riprendere la nuova direttiva dell’UE sulle armi. Se non facciamo niente, il nostro diritto sulle armi subirà degli inasprimenti considerevoli; un diritto straniero, deciso da altri, si applicherà a noi.

E per che cosa? Per nulla!
Perché il motivo addotto dall’UE per attaccare i nostri diritti e le nostre libertà ataviche, la lotta contro il terrorismo, sappiamo bene come non sia altro che un pretesto per disarmarci. Infatti, nessuno degli attentati che hanno insanguinato l’Europa in questi anni è stato commesso da detentori di armi legali. La revisione della nostra legge sulle armi, che il parlamento ha accettato di farsi imporre dall’UE, non ci porterà quindi alcun vantaggio in termini di sicurezza pubblica. Senza alcun effetto né contro il terrorismo né contro i criminali, chi colpirà dunque ingiustamente questa legge? Noi cittadini onesti e rispettosi della legge.

Meno diritti e libertà, per nemmeno godere di più sicurezza, è un prezzo un po’ caro, no?
In realtà, gli impegni che la Svizzera ha preso ratificando l’accordo di Schengen, li ha già onorati: nel 2008 e nel 2015, peraltro in violazione della promessa fatta al popolo nel 2005, la nostra legge sulle armi è già stata considerevolmente inasprita. Di fatto, il nostro paese è uno dei più sicuri al mondo. E non si può dire altrettanto di tutti quelli che oggi ci vogliono imporre le loro leggi! Ecco perché abbiamo il diritto di ritenere che la legge in vigore sia sufficiente a garantire la sicurezza pubblica in Svizzera. Ecco perché, nella stessa occasione, abbiamo il diritto di rifiutare qualsiasi nuovo inasprimento, in ogni caso quello che una maggioranza di parlamentari federali si appresta purtroppo a decidere. Questa è la linea che è stata definita dalla nostra assemblea generale in ottobre 2017.

Se venerdì il Parlamento si ostinerà a non ascoltarci, a non ascoltare la voce delle centinaia di migliaia di detentori d’armi che si contano nel nostro paese, non ci resterà più che un’arma per difendere i nostri diritti e le nostre libertà ataviche, oggi gravemente minacciati, un’arma legale: il referendum!

Uniti sotto la stessa bandiera, dimostreremo quello che il parlamento sembra avere dimenticato: che nel nostro paese è il popolo che decide, non i commissari di Bruxelles.

Noi non ci lasceremo disarmare!

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