Editoriale

Dopo Johnson, anche Macron mette in questione la libera circolazione delle persone

A fine maggio, il parlamento britannico ha votato la sua nuova legge migratoria che prevede la fine della libera circolazione delle persone con l’Unione europea. Il paese diventerà così padrone delle sue scelte a partire dalla fine dell’anno. Fatto più inatteso, il presidente francese Emmanuel Macron ha appena avviato una riforma della legge sul lavoro al fine di incoraggiare la preferenza nazionale a scapito dell’assunzione di lavoratori distaccati europei. Scopo: regolare la libera circolazione delle persone per «salvare l’impiego». La Svizzera deve oggi seguire questi esempi.

Emmanuel Macron invoca la preferenza nazionale

È uno degli annunci più spettacolari del mese di giugno. Accanto alla ministra del lavoro, Muriel Pénicaud, Emmanuel Macron ha presentato ai suoi partner sociali il suo piano d’azione per «salvare l’impiego». Di fronte all’aumento della disoccupazione, il presidente francese intende incoraggiare la preferenza nazionale, anche in seno alle imprese private. Un attacco frontale ai famosi lavoratori distaccati, di cui oltre il 95% proviene peraltro dall’Unione europea.

Su Europe 1, la signora Pénicaud ha presentato i dettagli di questo piano, mirante a «regolare meglio» la libera circolazione delle persone. Fra le misure, spicca in particolare la limitazione dell’assunzione di lavoratori distaccati provenienti dall’Unione europea per le imprese beneficianti di aiuti pubblici. Si tratta di dare la priorità alla formazione dei Francesi, mentre il lavoro distaccato deve «essere l’extrema ratio quando non si sono trovate altre soluzioni», secondo la ministra del lavoro.

Il Regno unito pone fine alla libera circolazione

Dopo aver deciso ufficialmente di lasciare l’Unione europea, il parlamento britannico ha votato la fine della libera circolazione delle persone il mese scorso. Dal 1° gennaio, il Regno unito potrà decidere sovranamente chi può entrare o no nel suo territorio. I candidati esercitanti delle professioni altamente qualificate saranno privilegiati con un sistema più giusto, che protegge fermamente l’impiego dei lavoratori locali e combatte efficacemente il dumping salariale.

Per ciò che riguarda la Svizzera, i cittadini britannici ed elvetici non perderanno alcun diritto acquisito, grazie a un accordo concluso in tempo record. Così, anche senza la libera circolazione delle persone, la sicurezza giuridica di tutti i cittadini rimane garantita. Ciò dimostra, ancora una volta, che i discorsi apocalittici degli oppositori all’iniziativa per la limitazione non reggono.

La Svizzera deve finalmente far valere i suoi interessi

A seguito del voto del 2014, con il quale popolo e cantoni hanno deciso una riduzione dell’immigrazione, le nostre autorità non hanno osato applicare la volontà popolare, per paura di subire delle rappresaglie dall’UE. Ma, dopo quel voto, due delle più potenti economie europee hanno cambiato posizione e non hanno esitato a smarcarsi, almeno parzialmente, da questo accordo nocivo.

La Svizzera farebbe bene a seguire il loro esempio e a far valere i suoi interessi. Votando SÌ all’iniziativa per la limitazione il 27 settembre, il popolo darebbe un mandato chiaro alle sue autorità e permetterebbe, una volta per tutte, al nostro paese di scegliere chi possa entrare o no nel territorio elvetico per lavorarvi. Come è il caso per il Regno unito, sarà sempre ancora possibile far venire la manodopera necessaria. Come in Francia, potremo invocare la preferenza nazionale. Per tutto questo resta solo una cosa da fare: votare e far votare i vostri conoscenti per un’immigrazione moderata.

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UDC Consigliere nazionale (VD)
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