Editoriale

Giurisdizione arbitraria dell’ONU contro la legittimità democratica

E così, il Comitato dei diritti dell’uomo dell’ONU, organo di sorveglianza dell’Alto commissariato per i diritti dell’uomo (HCR), si appresta a rimettere in questione la legge francese dell’11 ottobre 2010 sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici. L’istanza, costituita da diciotto giuristi internazionali, dovrebbe rendere note in ottobre le sue constatazioni in merito a due richieste di donne verbalizzate per aver violato questa legge. Il Comitato dovrebbe giudicare che questa legge sul velo integrale «viola la libertà di religione» e crea una «discriminazione» nei confronti di queste donne.

Laicità o libertà?
Questo parere è in linea con le ultime prese di posizione del Comitato. La scorsa estate, gli esperti avevano comunicato le loro conclusioni sul caso Fatima Atif, dal nome dell’impiegata marocchina licenziata dall’asilo-nido «Baby-Loup» per colpa grave nel 2008, dopo aver rifiutato di togliersi il velo sul lavoro. L’asilo-nido si era appellata al divieto di portare simboli religiosi in nome della neutralità. Il licenziamento era d’altronde stato convalidato nel 2014 dalla Corte di cassazione. Tuttavia, i giuristi del Comitato hanno ritenuto in agosto che «il divieto fattole di indossare il suo foulard sul posto di lavoro costituisce un’ingerenza nell’esercizio del suo diritto alla libertà di manifestare la sua religione». Hanno anche rimproverato la Francia, giudicando che «non ha fornito sufficienti giustificazioni» che permettano di concludere che «indossare un foulard da parte di un’educatrice dell’asilo-nido violi le libertà e i diritti fondamentali dei bambini e dei genitori che lo frequentano».

La volontà del popolo di fronte alla dittatura del legalismo
Ecco cosa ci succederà se accetteremo che le decisioni di una nebulosa giuridica costituita da giuristi cooptati in funzione della loro appartenenza ideologica prevarranno sulla Costituzione svizzera. Naturalmente, mi si obietterà che queste sentenze di giudici stranieri non sono vincolanti, per il momento. È vero, ma la sottomissione progressiva del politico al giuridico non lascia prevedere nulla di buono. Una giurisdizione arbitraria e internazionalista costituisce dei grandi vantaggi per i potenti gruppi mondialisti che cercano di stabilire un potere senza frontiere: essa non ha bisogno di alcuna legittimità democratica, è malleabile a piacimento e permette di ignorare la volontà popolare. Ciò che si va installando a poco a poco, è una dittatura planetaria basata su un legalismo orientato in funzione di interessi particolari. Occorre ricordare qui, che il nazismo non era per nulla uno Stato di «non diritto», bensì uno Stato basato su un diritto corrotto. Domani, i fantasmi del III Reich potrebbero ripresentarsi a livello planetario, se non affermiamo il primato della nostra Costituzione e della decisionalità democratica su un diritto internazionale pedante, deresponsabilizzato, astratto, a geometria variabile e manipolato. Il domani è oggi. E oggi, i cittadini svizzeri hanno ancora un’arma istituzionale per impedire questa evoluzione fatale, votando SÌ all’iniziativa contro i giudici stranieri il 25 novembre.

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