Editoriale

Il Consiglio federale deve finalmente superare la sua ideologia

Le nuove energie rinnovabili sono l’unica soluzione per il futuro. Questa fiducia, diffusa durante l’euforia che circondava l’abbandono graduale dell’energia nucleare, soprattutto da parte del Consiglio federale e di tutti i partiti, ad eccezione dell’UDC, è inesorabilmente andata in fumo molto prima del previsto. La Strategia energetica 2050 ha fallito sotto ogni aspetto.

Oggi è chiaro a tutti che in futuro avremo probabilmente bisogno di una quantità doppia di elettricità se vogliamo decarbonizzare completamente il nostro Paese. Al contrario, la Strategia energetica 2050 ipotizzava che il consumo di elettricità sarebbe diminuito. Allo stesso modo, gli obiettivi di espansione delle energie rinnovabili sono completamente disattesi. L’energia geotermica non è pronta per l’attuazione e i progetti idrici continuano ad essere bloccati a causa delle preoccupazioni relative alla conservazione dell’ambiente, anche se la tavola rotonda con la selezione dei quindici progetti più importanti rappresenta per lo meno un raggio di speranza. Delle oltre 1.000 turbine eoliche originariamente previste, solo una manciata è stata realizzata fino ad oggi.

Valutazione completamente sbagliata da parte di Doris Leuthard
Nel 2017, l’UDC protestò a gran voce prima del referendum sulla Strategia Energetica 2050 e ne evidenziò le carenze. Il poster con una donna che fa una doccia fredda venne tacciato di allarmismo. Oggi, persino il Ministro verde dell’Economia tedesco, Habeck, consiglia alle persone di fare solo docce brevi per risparmiare energia. Ricordo ancora il dibattito in Consiglio Nazionale sulla strategia energetica e le promesse completamente false fatte dall’allora Consigliera federale Doris Leuthard. Liquidò le critiche con affermazioni come queste:

“Innanzitutto, la sicurezza dell’approvvigionamento non è in discussione”

“Non c’è alcuna incertezza, in quanto tutti i Paesi europei avranno una produzione di elettricità sufficiente nei prossimi vent’anni”

“Per inciso, le ricordo che abbiamo organizzato la nostra fornitura di energia elettrica senza l’energia nucleare fino all’inizio degli anni Settanta. Quindi stiamo semplicemente tornando ai bei tempi andati, quando le cose erano organizzate in modo diverso”

Ma nel 1970 la Svizzera aveva una popolazione di poco più di 6 milioni di abitanti, oggi ne ha più di 8,7 milioni, e tra il 2007 e il 2020 1 milione di persone è immigrato in Svizzera. E ogni anno arrivano altre decine di migliaia di persone – solo nel 2022 potrebbero essere più di 200.000 – che mettono a dura prova le nostre infrastrutture e consumano energia.

L’ulteriore promessa, diametralmente falsa, che la svolta energetica sarebbe costata solo 40 franchi a famiglia, sempre per bocca di Doris Leuthard, ha contribuito a far sì che la strategia energetica ottenesse un fatale SÌ – anche se già allora un notevole 42% degli svizzeri seguì l’opinione dell’UDC. Il conto è stato presentato nel 2021: la maggioranza della popolazione ha detto NO alla legge sulla CO2, perché giustamente non era più disposta a sostenere i costi significativamente più elevati, dai quali l’UDC aveva sempre messo in guardia.

L’incombente carenza di energia elettrica ha origine in casa nostra
Ripensando alla discussione sulla strategia energetica, il Consiglio federale dovrebbe finalmente rendersi conto di essersi sbagliato enormemente riguardo alla situazione attuale. Il problema dell’imminente carenza di energia elettrica è alimentato dalla guerra in Ucraina, ma in definitiva ha in orgine in casa nostra. Il fatto che la centrale nucleare di Mühleberg, molto sicura e costantemente modernizzata, sia attualmente in fase di smantellamento è uno scandalo. Perché proprio questa quantità di 3 terawattora potrebbe salvarci da una carenza di elettricità in inverno. All’epoca, BKW aveva spiegato che ulteriori investimenti non sarebbero stati redditizi. La chiusura è avvenuta nel corso dell’euforia per l’abbandono graduale dell’energia nucleare e avrebbe dovuto essere fermata politicamente, nell’interesse della sicurezza dell’approvvigionamento.

Il passaggio alle auto elettriche, da solo, richiede 1,5 centrali nucleari.
Anche per l’innalzamento della diga del Grimsel, bloccata per anni dai Verdi, o la resistenza a nuovi progetti come quello del Trift o della diga sul Gornergletscher, siamo chiamati a pagare un costo amaro. In questo contesto, il Consiglio federale e il Responsabile dell’Energia Simonetta Sommargua dovrebbero giungere alla conclusione che è necessaria una svolta. I nuovi impianti di stoccaggio, insieme alla produzione di energia solare, possono contribuire in modo significativo alla sicurezza dell’approvvigionamento in futuro. La tavola rotonda sull’energia idroelettrica è stato il primo vero passo in questa direzione. Tuttavia, non sarà mai sufficiente per produrre tutta l’elettricità aggiuntiva che il nostro Paese consumerà a seguito della completa decarbonizzazione e della continua e massiccia immigrazione. L’elettrificazione del trasporto privato da sola richiederà altri 14 terawattora di elettricità, ossia più di 1,5 volte quella della centrale nucleare di Leibstadt.

Pertanto, il rifiuto ideologico della tecnologia nucleare deve essere abbattuto e il divieto di nuove centrali nucleari previsto dalla Legge sull’energia nucleare deve essere revocato. Naturalmente, anche in questo caso ci vorranno decenni prima che in Svizzera venga costruita una nuova centrale nucleare con una tecnologia nuova e sicura. Tuttavia, in vista dell’orizzonte del 2050 per la decarbonizzazione, dobbiamo iniziare a lavorare oggi, per evitare di trovarci tra 20 o 30 anni di fronte a una situazione ancora peggiore di quella attuale.

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