Editoriale

Il fallimento della Strategia energetica 2050 e delle politiche rossoverdi

La Strategia energetica 2050 è fallita, finalmente è ora chiaro a tutti. Malgrado le promesse dell’allora Consigliera federale Doris Leuthard, che replicava alle accuse dell’UDC – unico partito ad opporsi con forza all’ideologico progetto Strategia energetica 2050 – assicurando che “la sicurezza dell’approvvigionamento elettrico non è in discussione”, ora il conto si presenta con gli interessi.

Il Consiglio federale ha recentemente ammesso che nel prossimo inverno ci sarà un’importante penuria di elettricità che potrebbe trasformarsi in blackout e razionamenti. Nel frattempo la Consigliera federale Sommaruga ha messo in atto una serie di misure cerotto per cercare di salvare il salvabile. Tra queste la produzione di energia elettrica utilizzando il gas, opzione oramai da scartare dopo l’adozione delle inutili sanzioni economiche contro la Russia, come pure una riserva di capacità idroelettrica da impiegare unicamente nei mesi più critici, quelli invernali. Per questi casi si prevedono indennizzi alle aziende elettriche, ritenuto che la seconda opzione è comunque poco solida perché i bacini di accumulo sono mezzi vuoti a causa delle scarse precipitazioni dello scorso inverno.

Se la situazione nel breve termine è disastrosa, nel medio termine è addirittura peggiore. Con l’abbandono progressivo del nucleare verranno presto a mancare 23TWh (23’000 miliardi di Watt per ora), un terzo della produzione totale di elettricità del paese. A questa difficile situazione si aggiunge il maggior fabbisogno di almeno 10TWh necessari alla sostituzione del 75% degli impianti a olio combustibile con termopompe. Il passaggio all’elettrico del parco veicoli del paese aumenterà il fabbisogno di altri 15TWh. Di conseguenza, ben presto mancheranno quasi 50TWh di energia elettrica, che allo stato attuale corrisponde al 75% della produzione elettrica (!), rispettivamente “solo al 40%” se mantenessimo in funzione le centrali nucleari. Una vera e propria catastrofe.

Gli imperterriti sostenitori della fallita “Strategia energetica 2050” insistono che con le rinnovabili risolveremo il problema, quando in circa 5 anni sono aumentate solo dal 4 al 7% della produzione totale. L’assurdo è che queste fonti di produzione non sono immagazzinabili e la soluzione per i mesi invernali ancora non esiste. Uno studio dell’EPFL realizzato con l’EMPA conferma che, con una crescita importante delle rinnovabili, per immagazzinare tutta l’energia prodotta si renderebbe necessaria la costruzione entro il 2035 di 13 dighe come quella della Gran Dixance. Ossia una all’anno!

È urgente adottare una serie di misure che permettano al paese di non rimanere senza elettricità, con pericolosi danni economici per cittadini e imprese, in particolare:

Nel breve termine:

  1. Investire nell’allungamento della durata di vita di tutte le centrali nucleari;
  2. Posticipare gli obiettivi di riduzione delle emissioni CO2;
  3. Sospendere gli incentivi e le agevolazioni per le auto elettriche;
  4. Incentivare prevalentemente lo stoccaggio delle nuove energie rinnovabili al fine di aumentare la sicurezza di approvvigionamento nei mesi invernali;
  5. Realizzare impianti per lo stoccaggio di gas.

Nel medio termine:

  1. Elaborare una nuova Strategia energetica che includa il nucleare, come del resto fatto da altri paesi del Continente europeo;
  2. Incentivare il nucleare di quarta generazione che risulta pulito e ancor più sicuro di quello attuale;
  3. Incentivare fonti per lo stoccaggio di energia elettrica;
  4. Ridurre la dipendenza dall’estero.

Oltre ai problemi di approvvigionamento elettrico c’è poi l’aspetto dei costi dell’energia che ha già subito impennate allarmanti. Pur importante, risulta ora subordinato alla necessita di poter beneficiare di un approvvigionamento sicuro e durevole.

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Marchesi Piero
UDC Consigliere nazionale (TI)
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