Editoriale

L’imbroglio della sinistra e dei suoi complici contro il ceto medio

Il progetto di legge sul CO2, che la Commissione dell’ambiente del Consiglio degli Stati ha presentato la settimana scorsa, è un affronto nei riguardi dell’economia e delle cittadine e cittadini di questo paese. Dei valori centrali della Svizzera, come la responsabilità individuale, il federalismo e la democrazia diretta sono gettati alle ortiche per instaurare, con il pretesto della protezione dell’ambiente, un vasto sistema di vessazione fiscale.

La nuova legge sul CO2 è in realtà un cumulo di misure che mettono i cittadini sotto tutela rincarandone il costo della vita. La commissione del Consiglio degli Stati vuole una nuova tassa andante fino a 120 franchi sui biglietti d’aereo, rincarare la benzina di 12 centesimi al litro e raddoppiare l’imposta sull’olio da riscaldamento. Quest’ultimo prelievo passerebbe dagli attuali 96 franchi per tonnellata di CO2 a un massimo di 210 franchi per tonnellata. Il che significa circa 54 centesimi al litro. I consiglieri agli Stati non vogliono nemmeno un sistema d’incentivazione, dunque un rimborso integrale alla popolazione dell’introito dei prelievi con un altro tramite. No, vogliono creare, con questo denaro un «fondo per il clima», in altre parole, una nuova cassa dalla quale politici e organizzazioni potranno attingere a piacimento.

Centralismo invece della democrazia
È scioccante vedere proprio i rappresentanti dei cantoni calpestare i princìpi del federalismo. Essi vogliono dare alla Confederazione nuovi strumenti per la messa sotto tutela della popolazione nel campo immobiliare, mentre che le cittadine e i cittadini di parecchi cantoni si sono esplicitamente espressi contro delle misure di rieducazione e di rincaro di questo tipo. Ma ciò non basta loro. Il Consiglio degli Stati arriva addirittura a invitare il Consiglio federale a immischiarsi negli affari della Banca nazionale, guardiana indipendente della moneta svizzera. Perfino le casse-pensioni e gli investitori privati dovrebbero seguire il diktat di questi autoproclamati protettori del clima.

Il traffico stradale, usuale vacca da mungere
La commissione del Consiglio degli Stati non si ferma sul suo cammino. Vuole anche   esaminare l’idea della tariffazione della mobilità (mobility pricing), il cui obiettivo è di attingere dal traffico stradale qualche centinaio di milioni di franchi supplementari. Gli importatori di vetture da turismo, di furgoncini e di veicoli pesanti saranno colpiti da penalità CO2 più elevate, misura che si ripercuoterà per forza di cose sui prezzi delle vetture nuove. Tutto ciò che ha a che fare con il traffico stradale subirà un rincaro enorme nei prossimi anni – a carico del ceto medio e della popolazione laboriosa. Non si dice una parola sul fatto che gli automobilisti cofinanziano già abbondantemente il funzionamento dello Stato in altri settori. Questi parlamentari così zelanti rifiutano ostinatamente di ammettere che la stagnazione allo stesso livello delle emissioni di CO2 del traffico motorizzato ha una causa principale: l’immigrazione incontrollata. La popolazione residente permanentemente in Svizzera è aumentata di 2 milioni di persone dal 1990, raggiungendo gli 8,6 milioni di abitanti.

Un affronto nei riguardi dell’economia e dei cittadini
La proposta del Consiglio degli Stati è fortemente ostile all’economia. È un grave affronto nei riguardi delle cittadine e dei cittadini di questo paese. Mai otterrà una maggioranza preso il popolo. Mentre che la Svizzera non provoca che lo 0,1% delle emissioni mondiali di CO2 (tendenza al ribasso), ci si vuole imporre ogni tipo di ammenda incentivante, una tutela da parte dello Stato e un regime di rieducazione per trasformare la Svizzera in un museo folkloristico. E nel frattempo, le emissioni mondiali di CO2 continuano ad aumentare a causa del moltiplicarsi delle centrali a carbone e dell’aumento del commercio con paesi a bassi salari. Attualmente, gli sforzi per la riduzione del CO2 fatti dalla Svizzera in un anno sono annullati dal resto del mondo in sei ore.

I valori della virtù
Sarebbe peraltro possibile reagire alle emissioni svizzere di CO2 come tutti gli altri problemi: con la responsabilità individuale, la democrazia diretta e il progresso tecnologico. Le Svizzere e gli Svizzeri investono nelle tecnologie durature nella misura in cui queste sono disponibili ed efficaci. E ciò senza la tutela e la rieducazione imposte dallo Stato. Non è un caso che i paesi più progrediti del mondo pratichino una cultura liberale e democratica, ben lungi da qualsiasi regime di tutela e di vessazione fiscale.

Ecco un quadro delle conseguenze della politica eco-socialista sul vostro portamonete:

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