Editoriale

L’immigrazione di massa rimane il problema principale

L’immigrazione incontrollata in Svizzera pone sempre più problemi. Alle Svizzere e agli Svizzeri rimane sempre meno denaro per vivere. L’isteria climatica che sta attualmente imperversando potrebbe addirittura far sì che il diritto d’asilo sia esteso ai “rifugiati del clima e dell’ambiente”.

Nonostante una crescita economica positiva, i salari reali sono diminuiti in media dello 0,4% nel 2018. I sindacati gridano allo scandalo, ma si guardano bene dal citare le vere ragioni di questo andamento. Al contrario, la sinistra si ostina a negare che queste brutte cifre sono legate alla migrazione. Ma la realtà è che la creazione di valore aggiunto è in ritardo sulla crescita demografica. L’immigrazione incontrollata mette pressione sui salari, mentre che i costi degli alloggi, della salute, dei trasporti pubblici e dell’energia aumentano.

8,7 milioni – è troppo!
La Svizzera continua a subire un’immigrazione troppo forte: durante i dodici anni passati, un milione di persone in cifra netta è affluito in Svizzera. Se questo sviluppo demografico persiste, avremo presto di nuovo un’immigrazione annuale netta di oltre 80’000 persone, come durante i primi anni che hanno fatto seguito all’introduzione della libera circolazione delle persone.

Le ultime cifre pubblicate dalla Confederazione confermano che il numero di stranieri immigranti in Svizzera rimane costante, ma che sono sempre meno quelli che lasciano la Svizzera. Risultato: l’immigrazione netta durante il 1° trimestre 2019 è aumentata del 3,5% per rapporto allo stesso periodo dell’anno scorso, raggiungendo le 13’653 persone. Soprattutto, la Svizzera attira sempre più immigranti rumeni e bulgari (+96%!). Durante lo stesso periodo, la popolazione straniera residente ha registrato un’eccedenza di nascite di 3’942 unità. Rendiamoci conto: durante i soli mesi da gennaio a marzo, il numero di stranieri in Svizzera è aumentato di circa 17’500 persone mentre che, parallelamente, più di 8’000 persone sono state naturalizzate!

I limiti del nostro Stato sociale
Nel 1966, mio anno di nascita, circa 5,9 milioni di persone vivevano in Svizzera. Oggi, siamo 8,7 milioni. Se non dovrò lasciare troppo presto questo mondo, assisterò al raddoppio della popolazione della mia patria nell’arco della mia vita.

15’255 persone sono entrate in Svizzera l’anno scorso tramite l’asilo. Una piccola quantità di loro è costituita da veri rifugiati. La grande maggioranza dei richiedenti l’asilo vivono in modo duraturo dell’aiuto sociale, quindi a spese dei contribuenti svizzeri. Ma il nostro Stato sociale ha raggiunto i suoi limiti. Come meravigliarci che i premi d’assicurazione-malattia esplodono, quando questi immigranti hanno diritto dal primo minuto alle stesse prestazioni mediche delle cittadine e dei cittadini le cui famiglie pagano i premi da generazioni? Vogliamo una qualità di vita elevata, la sicurezza e la prosperità. Ciò significa che rifiutiamo una svizzera di 10 milioni d’abitanti. Solo l’iniziativa UDC per la limitazione permette di arrestare questa follia.

Il clima – presto un motivo d’asilo?
L’isteria climatica scientemente alimentata costituisce un pericolo particolare nel contesto dell’immigrazione. I deputati politici della sinistra e dei verdi hanno già annunciato che vogliono far riconoscere il cambiamento climatico e le modifiche dell’ambiente come motivo dante diritto allo statuto di rifugiato. La convenzione di Ginevra del 1951 impedisce ancora questa estensione abusiva e irresponsabile dei motivi d’asilo. Ma per quanto tempo ancora? Il Patto dell’ONU per le migrazioni esige una “agenda per la protezione della gente scacciata dal suo paese da catastrofi e modifiche climatiche” e cita a più riprese il cambiamento climatico come motivo accettabile per la migrazione.

Tenuto conto dei loro programmi politici e di diverse dichiarazioni fatte in questo senso, è prevedibile che gli ambienti di sinistra e dei verdi abuseranno del cambiamento climatico e dei dibattiti che suscita, per estendere in maniera del tutto irresponsabile il concetto di rifugiato. Le conseguenze di questa estensione sono incalcolabili: sul solo continente africano, si conta più di 1,2 miliardi di persone che possono far valere semplicemente il cambiamento climatico per diventare rifugiati. È ora di arrestare rigorosamente uno sviluppo così pericoloso per la Svizzera e per la sua popolazione. Domani, durante la sessione parlamentare speciale, depositerò perciò un intervento richiedente un adeguamento della legge sull’asilo e sugli stranieri, per escludere esplicitamente i motivi climatici e ambientali dal concetto di rifugiato – analogamente alla decisione di escludere la diserzione e l’obiezione di coscienza dai motivi che danno diritto all’asilo.

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