Editoriale

Lunga vita alla Svizzera e lunga vita all’UDC!

Care e cari membri dell’UDC

Ringrazio di cuore l’assemblea dei delegati per il suo sostegno e l’entusiasmo con il quale ha salutato questa mia elezione. Ne sono molto onorato. Sono inoltre molto grato a Beni Fischer, ad Alfred Heer e ad Andy Glarner, persone per le quali nutro molta stima, per aver messo in evidenza l’unità del nostro Partito.

Proprio la stampa, che avrebbe molto apprezzato una spettacolarizzazione di questa nomina, mi ha ripetutamente chiesto di questi tempi se era mio desiderio o volontà cambiare la linea del partito, se volevo dare dei toni verdi o rossi alla nostra politica, se la mia latinità avrebbe stravolto le nostre priorità. La mia risposta è stata sempre NO! Io sono UDC perché mai dovrei cambiare i miei valori e le mie convinzioni? L’Indipendenza, la sovranità, l’autodeterminazione e la responsabilità individuale fanno parte del mio e del nostro DNA, e dunque semplicemente non sono negoziabili.

Il denaro dei contribuenti svizzeri deve andare a beneficio degli abitanti della Svizzera

Alcuni mi hanno allora dipinto come un Hardliner col sorriso. Forse. Ciò che è certo è che sono fermamente contrario a pagare un miliardo di coesione l’UE, voglio darlo alla nostra gente. Non voglio punire la nostra popolazione con tasse ecologiche come previsto dalla legge sul CO2 e non voglio impoverire il nostro ceto medio. Non voglio neppure che le Svizzere e gli Svizzeri siano costretti a frequentare dei corsi di integrazione perché l’immigrazione di massa li ha resi una minoranza nel proprio Paese. E non voglio una Svizzera da milioni di abitanti.

Per questo motivo combatterò con voi affinché il 27 settembre il nostro Paese ritorni a quel modello di successo che abbiamo perso con la libera circolazione delle persone. Guardate al Canton Ticino, il Cantone più colpito. Ci avevano promesso un’immigrazione di qualità e invece abbiamo dovuto conoscere un’immigrazione di massa che ha generato dumping salariale, sottoccupazione, sostituzione della manodopera indigena con lavoratori più giovani e meno cari provenienti dall’EU e un rischio povertà in continuo aumento. Io non voglio vedere schiacciate le famiglie svizzere sotto il peso di milioni lavoratori in provenienza dall’UE. Questa non è responsabilità sociale e non è certo una saggia politica per il nostro Paese.

Noi dal sud delle Alpi stiamo suonando la sveglia al Paese. Noi nelle regioni di confine siamo le vostre sentinelle e vi chiediamo di tirare immediatamente il freno d’emergenza di questo treno che sta deragliando.

Solo l’UDC s’impegna per gli abitanti della Svizzera

Noi, l’UDC e solo lei si schiera dalla parte dei lavoratori di questo Paese. Non come fanno i sindacati che piuttosto di difendere i residenti preferiscono stare sull’attenti davanti agli ordini di Bruxelles. Noi vogliamo ripristinare la preferenza indigena sul nostro mercato del lavoro. Loro vogliono incassare le quote! Lo stesso discorso vale per l’ambito ecologico. Quali effetti pensate possa aver avuto un’immigrazione di un milione di persone in 13 anni sul nostro Paese? Più code, più cemento, più inquinamento e infrastrutture al collasso, mi sembra del tutto evidente. Noi vogliamo proteggerlo, loro vogliono tassarci!

Care e cari membri dell’UDC, il 27 settembre non vincerà e non perderà l’UDC, vincerà o perderà la Svizzera. Impegniamoci insieme affinché il nostro Paese resti la nostra casa, quella che amiamo e per cui ci impegniamo tutti i giorni. Lunga vita alla Svizzera, lunga vita all’UDC!

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