Editoriale

Ma vogliamo davvero che sia lo Stato a dirci cosa guardare?

La Legge sul Cinema è un ulteriore interferenza nello stato negli affari di imprese private. Vi piacerebbe che dei burocrati venissero a dirvi non solo la minima percentuale che dovete produrre di un certo prodotto, ma perfino vi indicassero come dovete investire i vostri profitti? Ovviamente no. Eppure, è questo che fa la legge sul Cinema: impone alle aziende di streaming come Netflix e Disney+ di investire almeno il 4% dei loro proventi nelle produzioni cinematografiche svizzere e di avere almeno in catalogo un 30% di prodotti europei. E chi ne subirà le conseguenze? Ovvio, il semplice cittadino.

Infatti, è davvero da ingenui pensare che Netflix & Co non andranno a riversare i costi di questa tassa sul cinema (perché bisogna chiamare le cose per il loro vero nome!) sugli abbonamenti che alla fine siamo noi comuni cittadini a dover pagare. Inoltre, il minimo di 30% di film europei a catalogo appare come una ulteriore imposizione dello stato, che dice ai cittadini cosa deve guardare, anche se però i prodotti preferiti dalla popolazione sono prevalentemente americani, e le attuali produzioni svizzere non sono praticamente guardate da nessuno. La legge sul cinema risulta infatti essere una legge per salvare un’industria, quella del cinema svizzero, da anni in difficoltà e che non offre più prodotti all’altezza: basti pensare che un film in Svizzera, nel 2019, aveva in media 2600 spettatori paganti, che al contribuente costano già oggi, senza questa inutile legge, oltre 100 CHF di sussidi statali a spettatore, per un totale complessivo di 120 milioni annuali. È giusto sostenere la cultura nel nostro paese, ma non è aggiungendo ulteriori 30 milioni di soldi pubblici che si andrà a migliorare un prodotto che non attira più spettatori. Le riflessioni da fare in questo senso sono ben altre, costringere le imprese private a investire in produzioni svizzere, senza preoccuparsi del successo del progetto, non porterà più spettatori davanti allo schermo.

Il prossimo 15 maggio votiamo No a questa inutile, illiberale e paternalista legge sul Cinema.

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Marchesi Piero
UDC Consigliere nazionale (TI)
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