Editoriale

Meno regolamentazioni grazie all’autodeterminazione

La moltiplicazione degli accordi internazionali causa un numero crescente di controlli e regolamentazioni per il nostro paese e, più particolarmente, per noi artigiani. Noi stiamo subendo sempre più regole straniere. L’iniziativa per l’autodeterminazione viene dunque a puntino per rafforzare la nostra democrazia diretta e salvaguardare il nostro diritto di voto, affinché possiamo rimanere padroni del nostro destino.

La Svizzera è stata costruita dal basso all’alto. Le nostre leggi, imposte e divieti sono decisi al livello più basso possibile dal popolo. Ecco perché non abbiamo solo il diritto di eleggere i nostri rappresentanti, ma anche di decidere su questioni concrete in votazione popolare. È così che la Svizzera s’è sviluppata nel corso della sua storia. La democrazia diretta e il federalismo sono i pilastri del nostro paese e del suo successo. L’autonomia cantonale e comunale è fortemente radicata nel nostro sistema. Ecco perché la Svizzera non conosce concentrazioni del potere come a Parigi, Londra, Berlino o Bruxelles.

Io provengo da un cantone che possiede un gran numero di centri locali al suo interno. Il popolo argoviese non guarda per forza di cose solo verso Aarau, bensì anche verso Baden, Zofingen, Wohlen, Brugg o Rheinfelden. Siamo il paese delle piccole città. Perché le grandi città come Zurigo, Ginevra o Basilea non sono diventate la capitale della Svizzera? Perché noi esigiamo una ripartizione più vasta possibile del potere. Il federalismo è un elemento essenziale della nostra democrazia. Il potere decisionale non deve essere centralizzato, bensì essere istallato il più vicino possibile al popolo. Ecco così spiegata l’iniziativa per l’autodeterminazione che mira esattamente a salvaguardare questo modello di successo.

Non vogliamo un centralismo internazionale
I trattati internazionali creati da diplomatici, funzionari o giudici, che la Svizzera deve applicare – compresa la loro evoluzione – senza che il popolo possa dire benché minimamente la sua, sono in totale contrasto con la nostra concezione democratica e federalista. Io non credo che queste signore e signori di Bruxelles o di altrove sappiano ciò di cui abbiamo bisogno noi, gente di Wiliberg, gli abitanti dei nostri cantoni tanto diversi, o addirittura ciò di cui necessita la Svizzera in generale. È esattamente a questo livello che interviene l’iniziativa per l’autodeterminazione. Senza questo intervento, il cittadino sarà sempre più messo sotto tutela. Perderemo la nostra indipendenza e, con essa, il nostro senso della comunità e la nostra responsabilità del bene comune.  L’iniziativa per l’autodeterminazione rafforza quindi anche la responsabilità individuale e personale, come pure la nostra libertà d’impresa.

Per conservare il diritto di voto – SÌ all’iniziativa per l’autodeterminazione
Dobbiamo ricordarci ciò che fa la nostra forza, tornare alle nostre piccole dimensioni e a una politica che comprendiamo tutti. Non è nel nostro interesse che degli esperti decidano in vece nostra ciò che è bene per noi e ciò che non lo è – e ancora meno quando sono degli esperti stranieri. Un SÌ all’iniziativa per l’autodeterminazione è anche un SÌ a una democrazia viva, a delle strutture federali e all’autodeterminazione sul piano locale. Ecco il solo regime nel quale possiamo dettare delle regole e delle leggi vicine al cittadino e alla realtà quotidiana, adeguate alla nostra cultura e alla nostra storia. Approvando l’iniziativa per l’autodeterminazione, rafforzeremo la nostra democrazia diretta e resteremo padroni del nostro destino.

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