Editoriale

Naturalizzare chi?

La campagna per l’estensione delle naturalizzazioni agevolate poggia in grande misura su un’idea ingannevole: si tratterebbe essenzialmente di Italiani, quindi di persone di cui ognuno capisce che ci sono vicine per cultura e religione.

Com’è in realtà?
Fra i 24’655 stranieri entranti in linea di conto, si conta sì il 58% di Italiani ma, in seconda posizione, si trovano 2’251 Turchi (più del 9%, più numerosi di Spagnoli e Portoghesi!). E se si sommano gli stranieri di nazionalità turca, kosovara, macedone e serba (quest’ultimi per la maggior parte di origine albanese), si arriva a 4’939 stranieri, ossia il 20%, quasi tutti musulmani. Già oggi, uno straniero su cinque toccati dal progetto di legge ha una cultura e, soprattutto, una religione che l’espone perlomeno a grandi difficoltà d’integrazione, quando addirittura non si sviluppino delle chiare tendenze comunitarie che incoraggiano sempre più musulmani a rifiutare la nostra civiltà e il nostro ordinamento giuridico.   

Per questa migliaia di musulmani, Ada Marra e i suoi amici vogliono rinunciare ai colloqui personali, che sono peraltro il solo modo credibile di assicurarsi di una buona integrazione dei candidati, soprattutto a livello comunale dove la prossimità permette di conoscere le persone. È veramente questo che vogliamo? Lo spettacolo che ci offrono la Francia, il Belgio o la Germania ci incoraggia a seguire la via che questi paesi hanno scelto e che conduce, nel migliore dei casi, al comunitarismo e, nel peggiore, in certi casi al terrorismo? Prima che comprendiamo il pericolo che ci minaccia, quanti attentati ci vorranno ancora, commessi da persone di cui ogni volta si fa notare fino a che punto sembrassero fino ad allora bene integrati? Perché se accettiamo ciò che ci è proposto il 12 febbraio, non potremo scegliere gli uni piuttosto che gli altri; dovremo dare a tutti loro il passaporto svizzero, ai musulmani come agli Italiani. E tanto peggio se alcuni di loro rifiutano di stringere la mano alla maestra o rifiutano le nostre leggi in nome della sharia.

E questo oggi. Ma domani? Perché le leggi non le si fanno solo per qualche anno; le si fanno soprattutto per le generazioni future.

 

Allora, fra una o due generazioni, chi saranno questi stranieri di terza generazione?
Non saranno più né Italiani, né Spagnoli, né Portoghesi. Questi diventeranno minoritari sul «mercato» della naturalizzazione. Progressivamente, gli stranieri che avranno il sopravvento saranno questi « migranti» che vediamo forzare le nostre frontiere. Sono prodotti della primavera araba; oppure vengono dall’Africa sub sahariana, dal corno d’Africa, dalla Siria o dall’Afghanistan; quasi tutti musulmani; in prevalenza uomini, e soprattutto giovani che, per cultura e religione, non brillano spesso per il loro rispetto della donna. Spesso non hanno diritto all’asilo, dovrebbero tornare a casa loro; ma di fatto, migliaia di loro restano da noi a causa di un massiccio ricorso alle ammissioni provvisorie di cui si abusa in larga misura e che nascondono al popolo le realtà dell’immigrazione planetaria di massa.

A questi stranieri, che già oggi facciamo fatica a integrare, daremo un passaporto svizzero, il diritto di voto, e con esso quello di decidere, al nostro stesso titolo, l’avvenire nostro e del nostro paese? Daremo loro la garanzia conferita dal nostro passaporto, di poter rimanere in Svizzera qualsiasi cosa succeda? Renderemo così la Svizzera ancora più attrattiva di quanto non lo sia già per tutti coloro che sperano, se si mostrano pazienti, che finiremo prima o poi per dare loro praticamente il nostro passaporto? Perché presumere l’integrazione, come la stessa Ada Marra descrive l’essenza del progetto che ci è sottoposto, significa in realtà rinunciare a esigerla; e ciò equivale a svendere il nostro passaporto.

Se non vogliamo questo, se non vogliamo seguire la via di cui i nostri vicini francesi, per esempio, stanno già oggi vivendo le dolorose conseguenze, siamo ancora in tempo a dire NO all’estensione della naturalizzazione agevolata.
 

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