Editoriale

NO a una soluzione tanto sbagliata quanto onerosa

Il Consiglio federale intende istituire un’onerosa istituzione sociale, ossia le cosiddette prestazioni transitorie destinate ai disoccupati anziani, tanto per combattere l’iniziativa per la limitazione. Questo progetto è uno scenario orribile per i contribuenti svizzeri, perché i suoi costi raggiungono i 240 milioni di franchi l’anno. E se il criterio d’accesso “20 anni assicurati all’AVS” non varrà più nel diritto europeo, la Svizzera s’espone a un nuovo e massiccio afflusso di lavoratori stranieri.

Nella sua battaglia contro l’iniziativa per la limitazione, il Consiglio federale non esita a presentare una soluzione tanto onerosa quanto inefficace. Con grande precipitazione, ha deciso di sostituire l’aiuto sociale, che finora i comuni offrivano ai disoccupati al termine del diritto alle rendite AD ultrasessantenni, con un’assicurazione sociale federale.

Queste cosiddette prestazioni transitorie per disoccupati anziani costituiscono un nuovo aiuto sociale federale che interviene a favore delle persone di 58 anni e oltre, che fanno fatica a ritrovare un impiego. Costerà circa 240 milioni di franchi l’anno ai contribuenti, a partire dal 2030, secondo le previsioni del governo. Le prestazioni previste sono sensibilmente più elevate dell’aiuto sociale che i comuni versano attualmente. La Confederazione si impone così una nuova spesa vincolata che non potrà ridurre nemmeno se lo stato delle finanze federali si degraderà.

Contributi più elevati di certi salari!
Queste prestazioni transitorie comprendono essenzialmente un contributo di circa 24’300 franchi l’anno per le persone sole o 36’500 franchi per le coppie. A questo import si aggiungono delle sovvenzioni per gli affitti, varianti fra 15’900 e 16’400 franchi secondo le regioni, dei supplementi per le famiglie di più persone, per i premi d’assicurazione-malattia, sussidi per le spese di manutenzione degli immobili e i tassi d’interesse ipotecari andanti fino al reddito lordo dell’immobile, come pure dei contributi alle assicurazioni sociali federali e alla previdenza professionale, ossia in particolare dei contributi al risparmio se questi premi sono stati prelevati facoltativamente dal patrimonio privato.

Complessivamente, contributi possono dunque raggiungere, se versati nella loro totalità, 58’350 franchi per le persone sole e 87’525 franchi per le coppie, il che rappresenta un reddito mensile di 4’862 o 7’293 franchi. Era perfino previsto di esentare dalle imposte questi redditi che superano spesso il reddito di professionisti che guadagnano la loro vita con un lavoro quotidiano.

L’ipocrisia del Consiglio federale
La commissione preparatoria del Consiglio degli Stati ha corretto almeno parzialmente questa esenzione fiscale e preteso che i beneficiari diano una volta l’anno prova di essere alla ricerca di un posto di lavoro. In seguito, il plenum ha ridotto considerevolmente i contributi, adattandoli alle prestazioni complementari.
Queste modifiche non cambiano tuttavia il fatto che questo ulteriore aiuto sociale costituisca una prestazione sociale nuova, onerosa e, soprattutto, superflua. Camuffandosi dietro un aspetto sociale, il Consiglio federale cerca in realtà unicamente di combattere l’iniziativa per la limitazione e di preparare così il terreno all’accordo-quadro istituzionale con l’UE. Come d’abitudine in politica europea, un governo ipocrita cerca di ingannare il popolo.

Queste spese rischiano di esplodere
Si osa sperare che il Consiglio nazionale rinunci almeno a divergere dalla decisione del Consiglio degli Stati. Inoltre, bisognerà verificare se, in caso d’introduzione di questa prestazione d’assistenza per i disoccupati al termine del diritto alle rendite, il criterio di ammissione più importante “almeno 20 assicurati all’AVS”, possa essere mantenuto a livello di diritto europeo. Se ciò non fosse il caso, l’afflusso di lavoratori stranieri  aventi solo una breve attività professionale in Svizzera esploderà e le spese previste si moltiplicheranno all’infinito. Questo aspetto è già stato evocato in occasione del dibattito sulla discriminazione fiscale delle coppie sposate.

Circa l‘autore
UDC Consigliere agli Stati (SZ)
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