Editoriale

NO a un’iniziativa inefficace e contrari agli interessi di molti!

La situazione è profondamente cambiata: al 1° giugno 2019, si contavano ben 75’323 alloggi sfitti in Svizzera (l’equivalente di tutti gli alloggi esistenti nella città di Berna!). In confronto al 2018, questa cifra era aumentata di 3’029 unità. Non si era più visto questo da vent’anni! Il tasso di alloggi sfitti tende addirittura ad aumentare ancora con, per conseguenza, una progressiva riduzione degli affitti. Questa iniziativa quasi «sovietica», che pretende di imporre – con gravi attentati al diritto di proprietà – una quota del 10% di alloggi di pubblica utilità, è quindi abbondantemente superata e, di conseguenza, inutile.

Ne beneficerebbero almeno i meno fortunati di noi?
La realtà, messa in luce dall’inchiesta svizzera della popolazione attiva 2017, è che il 10% degli occupanti di alloggi messi a disposizione dalle cooperative d’abitazione (è il «rimedio» che ci vende l’iniziativa) ha un reddito che lo pone nel 20% dei più benestanti della popolazione. Il 25% di essi si classifica nel 40% dei più benestanti della popolazione. Solo un quarto di questi alloggi è occupato dal 20% di persone meno abbienti della popolazione, quelli per i quali il sistema proposto è concepito. Ciò dimostra come questa iniziativa manchi completamente il bersaglio! Infatti, chi di noi ha voglia di finanziare degli alloggi a pigione moderata  per vederli occupati da persone che stanno meglio di noi?

Il modello proposto delle cooperative d’abitazione, di cui nessuno peraltro mette in discussione l’utilità, è davvero l’unico in grado di mettere a disposizione delle persone che ne hanno bisogno degli alloggi a pigione moderata? La sua massiccia promozione con grande dispendio di fondi pubblici (denaro nostro…) avrebbe solo l’effetto di destabilizzare il mercato. Infatti, i locatori istituzionali (come le casse pensioni) come pure alcuni privati sono perfettamente in grado di costruire delle abitazioni a pigione moderata, rispettando il quadro legale e normativo fissato in materia da cantoni e comuni.

E, dulcis in fondo, chi pagherebbe i costi di questa «sovietizzazione» del mercato locativo?
Ebbene, tutti coloro che beneficiano di un 2° pilastro! Perché per le casse pensioni, che devono garantire le nostre rendite in un ambiente economico spesso instabile, il settore immobiliare offre probabilmente le migliori possibilità d’investimento, tenuto conto del livello molto basso dei tassi d’interesse. Destabilizzando il mercato locativo, l’iniziativa minaccerebbe così le nostre rendite; la quota dl 10% avrebbe infatti, quale conseguenza, una riduzione del potenziale di investimenti in immobili da parte delle casse pensioni pari a circa 66 miliardi di franchi. Ognuno di noi rischierebbe di risentirne molto direttamente e concretamente gli effetti, sotto forma di una diminuzione delle rendite.

È questo che vogliamo?
Per aiutare in modo mirato veramente coloro che ne hanno davvero bisogno, una soluzione esiste; essa potrà tuttavia essere messa in atto solo in caso di rigetto dell’iniziativa: si tratta di un credito supplementare di 250 milioni di franchi che si aggiungerà ai 510 milioni attualmente disponibili e che mira a facilitare la costruzione e il rinnovamento di alloggi da parte di cooperative d’abitazione, ma secondo le flessibili modalità già in vigore e che hanno dato buona prova di sé ormai da anni. Per rendere possibile questa misura concreta, semplice e dall’effetto immediato, diciamo perciò NO, il 9 febbraio, a questa iniziativa «sovietica»!

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