Editoriale

No al controllo della nostra mobilità

Il governo federale sta pianificando una gigantesca raccolta di dati per applicare la sua politica unilaterale e contraria alla mobilità privata. L’UDC si oppone a questo progetto inutile e costoso, che fa concorrenza alle aziende private e limita la libera mobilità dei cittadini.

Il traffico in Svizzera è sull’orlo del collasso. Nel 2019 sono state contate ben 30.230 ore di congestione. Dal 2010 le ore di congestione sulle strade nazionali svizzere sono raddoppiate. La maggior parte di questi problemi sono causati dalla congestione del traffico, con conseguenti colli di bottiglia sulle strade svizzere. Un continuo aumento delle ore di traffico del quale non si vede una fine, il che comporta costi enormi per la società e l’economia nazionale. Secondo le prospettive di trasporto del DATEC, entro il 2040 il volume del traffico stradale aumenterà di almeno il 18% nel trasporto privato motorizzato e di circa il 33% nel trasporto merci.

La miseria ha due cause: la forte immigrazione e l’espansione sonnolenta o politicamente soffocata delle infrastrutture di trasporto. E cosa sta facendo il governo federale? Cosa sta facendo il dipartimento responsabile dei Trasporti diretto da Simonetta Sommaruga? Invece di attuare finalmente l’iniziativa sull’immigrazione di massa sancita dalla Costituzione, di gestire l’immigrazione in modo sensato e di rinnovare le infrastrutture, stanno introducendo una legge federale senza senso sull’infrastruttura dei dati relativi alla mobilità. È complicato quanto sembra sembra. E non porta nulla, se non costi aggiuntivi, nuove cariche amministrative e il monitoraggio e il controllo della nostra mobilità da parte dello Stato.

Un fiasco programmato
L’autopromozione del Governo federale in merito al nuovo sistema di controllo si legge come un flyer del partito socialista. È “libero da interessi commerciali, indipendente, affidabile, aperto, non discriminatorio, trasparente, non orientato al profitto, di alta qualità e tecnicamente flessibile”. Non è chiaro dove il DATEC veda un fallimento del mercato in questo ambito, dato che il settore privato fornisce da tempo i servizi pubblicizzati. L’intervento dello Stato non rafforzerebbe, come sostiene il Consiglio federale, la concorrenza e l’innovazione, ma escluderebbe gli attori privati (“effetto crowding-out”). Sulla base delle esperienze negative del governo federale con i progetti IT, è prevedibile che l’intera operazione si concluda con un fiasco sia dal punto di vista finanziario che della protezione dei dati.

Per questi motivi, l’UDC respinge fermamente la nuova legge federale e invita il Consiglio federale ad affrontare le cause della congestione del traffico: l’immigrazione di massa e le infrastrutture obsolete. La gestione della mobilità basata sul monitoraggio dei dati di mobilità è un’aberrazione pericolosa. Il nostro partito continuerà a lottare con tutte le sue forze per la libera mobilità dei cittadini liberi.

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