Editoriale

Responsabilità individuale e non truffa climatica

I partiti di sinistra e organizzazioni ambientaliste tentano, sotto la copertura della protezione del clima e del tiro di sbarramento dei media di sinistra, di imporre una cultura di ridistribuzione di tipo socialista. La loro argomentazione è delle più semplicistiche: coloro che si oppongono al rincaro di tutti i settori della vita, all’aumento delle imposte sui carburanti e sull’olio da riscaldamento e alla valanga di regolamentazioni che soffocano le imprese, ebbene queste persone sono degli irresponsabili. Per fortuna, esiste in Consiglio nazionale un’alleanza della ragione, che ha capito questo doppio gioco e che preferisce puntare sulla responsabilità individuale.

I resoconti e le dichiarazioni di queste ultime settimane sulla protezione del clima mirano principalmente a denigrare l’UDC e i suoi alleati che hanno osato opporsi alla dottrina di una massiccia interventista di ridistribuzione. Senza tregua, questi ambienti si lamentano a gran voce della posizione presunta irresponsabile dell’UDC, che resta a braccia conserte mentre la Svizzera sta correndo incontro alla sua rovina. La sola verità, in questo coro di lamenti, è che bisogna effettivamente mantenere a un basso livello le emissioni di CO2, di metano e di altri gas, non  fosse che per assicurare la qualità dell’aria. In realtà, tuttavia, la popolazione svizzera ha già fatto grandi sforzi in questo senso e ha ottenuto dei risultati notevoli.

Che cosa fa la Svizzera?
Nel settore immobiliare, la Svizzera otterrà una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 50% entro il 2030, grazie agli strumenti già esistenti (estrapolazione della riduzione dal 2005). Quanto al settore dei trasporti, questo non ha bisogno di misure supplementari, perché lo sviluppo della mobilità elettrica e i nuovi investimenti che ne comporta, provocheranno automaticamente una forte diminuzione delle emissioni. Si ammette oggi in generale che, entro il 2030, la maggior parte del parco veicoli svizzero sarà costituito da vetture elettriche. Da cui la constatazione che l’unico scopo dell’aumento da 12 a 20 centesimi dei prelievi sui carburanti è di riempire le casse dello Stato.  Inoltre, si sa che l’efficacia degli aumenti delle tasse sui carburanti è molto modesta. Prova ne sia che, già attualmente, lo Stato preleva 74, rispettivamente 76 centesimi su ogni litro di benzina e di gasolio.

Soffocare l’economia con le regolamentazioni
Bisogna essere estremamente prudenti nell’imporre nuove regolamentazioni all’economia. Una parte non indifferente della riduzione del 30% delle emissioni di CO2 ottenuta dall’economia svizzera è in realtà stata esportata. La deindustrializzazione della Svizzera contribuisce al forte aumento delle emissioni in Estremo Oriente. La Cina, da sola, ha impiegato meno di 15 ore per compensare il calo delle emissioni realizzato in Svizzera nel 2017. Il numero di esempi di settori industriali scomparsi o delocalizzati all’estero indica quanto facciamo torto a noi stessi con questa politica di ridistribuzione e regolamentazione. E facciamo un torto pure alla causa, perché i prodotti necessitanti di molta energia sono fabbricati in maniera più inquinante all’estero che in Svizzera, per poi essere spediti nel nostro paese. Conclusione: questa politica non risolve alcun problema a livello globale, al contrario, li aggrava.

L’ignoranza della prima della classe
La Svizzera è già oggi esemplare a livello mondiale in termini di riduzione delle emissioni di CO2. I media di sinistra passano accuratamente sotto silenzio questa realtà. Il tenore dell’aria in CO2 è solo dello 0,04%, di cui il 96% è prodotto dalla natura. Ciò significa che l’essere umano è responsabile unicamente dello 0,0016% del CO2. Nel confronto internazionale, la Svizzera produce lo 0,01% delle emissioni globali di CO2, per cui il contributo delle attività umane svizzere sulla totalità del CO2 a livello mondiale è dello 0,000016%, dunque di una quota irrilevante.

Ciò che sovente si sottace, è  che le emissioni di CO2 sono sempre comparate al loro livello del 1990, dunque a un anno in cui in Svizzera vivevano 6,7 milioni di abitanti. Tenuto conto dell’aumento massiccio della popolazione – di cui sono responsabili gli altri partiti politici a causa della loro errata politica d’immigrazione – constatiamo una riduzione effettiva delle emissioni di CO2 del 41% entro il2030. I fautori di un intervento massiccio dello Stato rifiutano anche di ammettere che la riduzione svizzera delle emissioni non è dovuta alla politica di ridistribuzione, bensì è principalmente il risultato del progresso tecnologico e della responsabilità individuale. E questo progresso non ha luogo nella Berna federale, ma è realizzato dagli esseri umani e dall’economia.

Per tutte queste ragioni, l’UDC proseguirà per la sua strada e continuerà a impegnarsi a favore della responsabilità individuale, opponendosi alle regolamentazioni eccessive imposte dallo Stato e alle misure che rincarano inutilmente il costo della vita.

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