Editoriale

Voto per una non-applicazione del testo contro l’immigrazione di massa

Con la NON-applicazione del mandato, deciso il 9 febbraio 2014 da popolo e cantoni, di gestire in maniera autonoma l’immigrazione, il Parlamento s’è reso colpevole di una crassa violazione – unica sotto questa forma – della Costituzione svizzera. Il bilancio, dopo tre anni di rifiuto da parte della maggioranza di Consiglio federale e Parlamento, è catastrofico e il rudere giuridico progettato dagli architetti del PLR non riflette altro che una precipitosa capitolazione di fronte all’UE. Una dichiarazione di sottomissione unilaterale e umiliante per la maggioranza di popolo e cantoni.

I tetti massimi e i contingenti annuali per gli stranieri esercitanti un’attività lucrativa devono essere fissati in funzione degli interessi globali della Svizzera e nel rispetto del principio della preferenza nazionale. Invece, la maggioranza del Consiglio federale e del Parlamento vuole ora estendere immediatamente l’immigrazione massiccia alla Croazia, ciò che è contrario alla Costituzione!

La maggioranza dl Consiglio federale va addirittura contro i suoi stessi princìpi, peraltro registrati chiaramente nel suo rapporto del 5 marzo 2010 «…se la nuova norma costituzionale non si presta a una messa in vigore conforme, il Consiglio federale considera tradizionalmente che la sua accettazione da parte di popolo e cantoni deve essere intesa come un obbligo a denunciare gli impegni internazionali cha sono d’ostacolo alla sua realizzazione.» È esattamente questo che il Consiglio federale ha spiegato al popolo svizzero nel suo messaggio concernente l’iniziativa popolare «contro l’immigrazione di massa». La popolazione ha perciò accettato in tutta cognizione di causa le possibili conseguenze dell’iniziativa.

Che fare ora?
Il popolo e i cantoni hanno risposto a questa domanda decidendo un nuovo mandato costituzionale, mandato che è stato oggetto di una regolamentazione chiara nelle norme transitorie.

Se la legislazione d’esecuzione relativa all’articolo 121a non è entrata in vigore entro tre anni dall’accettazione di detto articolo da parte del Popolo e dei Cantoni, il Consiglio federale emana provvisoriamente le disposizioni d’esecuzione in via d’ordinanza.

Ed è giustamente questo che il Consiglio federale deve fare ora, perché non c’è una legislazione d’applicazione conforme alla Costituzione. Il gruppo UDC esige dal Consiglio federale che adempia la missione impostagli dalla Costituzione e che emani entro il 9 febbraio 2017 un’ordinanza specifica. Se il Consiglio federale dovesse opporsi anche a questo mandato costituzionale, popolo e cantoni non avrebbero allora altro mezzo per frenare questi violatori della Costituzione che lanciare un’iniziativa popolare per rescindere l’accordo di libera circolazione delle persone.

Un referendum contro la legge che viola la Costituzione darebbe solo alla maggioranza del Consiglio federale e del Parlamento, sotto la guida del PLR, l’occasione per menare per il naso nel modo più antidemocratico la maggioranza di popolo e cantoni. Con questa violazione della Costituzione che constatiamo oggi, è la nostra democrazia a essere calpestata.

Questa traditrice procedura della maggioranza del Parlamento, lanciata dal PLR e vigliaccamente sostenuta dal PPD che ipocritamente s’è astenuto, riflette un disprezzo per la democrazia che sarà difficile uguagliare. Quanto a sapere se l’espressione «violatori della Costituzione» abbia un’accezione  «criminale», sta a ogni membro del Parlamento giudicare.

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