Discorso

1 milione d’immigranti in 13 anni e la libera circolazione delle persone continua – non vogliamo una Svizzera di 10 milioni d’abitanti!

Il 17 maggio prossimo voteremo sull’iniziativa per la limitazione che è stata lanciata dall’UDC e dall’ASNI. Ci restano dunque solo quattro mesi per convincere il popolo svizzero che è giunto il momento di applicare l’iniziativa contro l’immigrazione di massa che ha approvato nel 2014, e di porre fine all’afflusso d’immigranti che la Svizzera sta subendo. Ecco perché questa assemblea dei delegati è quasi esclusivamente consacrata a questo tema.

Cari delegati, portate i nostri argomenti in tutta la Svizzera, diffondete dappertutto il nostro messaggio, non esitate a ripeterlo ancora e ancora! Se ognuna delle 1’000 sezioni organizza una manifestazione per spiegare le buone ragioni per approvare la nostra iniziativa, abbiamo delle buone chance di vincere questa votazione.

Le menzogne dei nostri avversari
Perché i nostri avversari non sono inattivi. Essi rifiutano di pronunciare il nome dell’iniziativa per la limitazione, parlano invece sempre dell’«iniziativa per la rescissione». L’iniziativa per la limitazione esige dei negoziati. Essa chiede che la Costituzione federale sia completata con un articolo 121b «Immigrazione senza libera circolazione delle persone». Il primo capoverso di questo articolo esige che la Svizzera gestisca in maniera autonoma l’immigrazione delle straniere e degli stranieri -esattamente come faceva prima della libera circolazione delle persone e come fanno numerosi Stati indipendenti e performanti!

Il secondo capoverso del nuovo articolo costituzionale mira a impedire che la Svizzera sia di nuovo privata in seguito di questo strumento di gestione dell’immigrazione. Ecco il suo enunciato: «Non possono essere conclusi nuovi trattati internazionali o assunti altri nuovi obblighi internazionali che accordino una libera circolazione delle persone a cittadini stranieri.».

Il testo dell’iniziativa per la limitazione indica chiaramente la via da seguire per raggiungere questo obiettivo: « Occorre condurre negoziati affinché l’Accordo del 21 giugno 19993 tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall’altra, sulla libera circolazione delle persone cessi di essere in vigore entro dodici mesi dall’accettazione dell’articolo 121b da parte del Popolo e dei Cantoni.» Il Consiglio federale deve dunque dapprima negoziare.

È perciò evidente che la formula «SÌ all’ iniziativa per la limitazione significa NO agli accordi bilaterali» è una pura menzogna. Per noi si tratta solo di porre fine alla libera circolazione delle persone. Questo obiettivo può essere raggiunto tramite negoziati, per esempio on una sospensione dell’accordo, e non con la rescissione. Ciò significherebbe che gli altri accordi bilaterali resterebbero in vigore – ciò che d’altronde è assolutamente nell’interesse dell’UE che trae enorme beneficio da questi accordi bilaterali.

Per contro, se l’UE rifiuta di ammettere che l’immigrazione smisurata che la Svizzera sta subendo non è più sopportabile, allora in questo caso, e in questo caso soltanto, questo accordo dovrà essere disdetto. Ciò può eventualmente significare la rescissione da parte dell’UE di sei altri accordi bilaterali a causa della clausola-ghigliottina, quindi di sei accordi su un totale di circa 120 stipulati fra la Svizzera e l’UE. Ma è poco probabile perché, come ho potuto constatare, l’UE trae anche lei beneficio da questi trattati e non li abbandonerà alla leggera. Ciò che conta, è che l’accordo più importante per l’industria d’esportazione svizzera, l’accordo di libero scambio, non è assolutamente toccato.

Gli inconvenienti della libera circolazione delle persone pesano più dei suoi vantaggi
Perché bisogna assolutamente porre fine alla libera circolazione delle persone? In vigore da 13 anni, questa libera circolazione delle persone non ha aumentato la nostra prosperità, al contrario. Il prodotto interno lordo pro capite è rimasto praticamente allo stesso livello che aveva al momento della sua introduzione. La produzione è sì aumentata a causa della crescita demografica, ma ciò che conta alla fine è quello che rimane nel portamonete di ognuno di noi.

Il principale effetto della libera circolazione delle persone è di fare pressione sull’impiego e sui salari. Dalla sua introduzione, il numero di persone di 55 anni e oltre alla fine del diritto alle rendite e dipendenti dall’aiuto sociale è enormemente aumentato.

Il Consiglio federale aveva affermato inizialmente che l’immigrazione netta a seguito della libera circolazione delle persone si sarebbe limitata a 8-10’000 immigranti l’anno. In realtà, durante gli scorsi 13 anni è immigrato un milione di persone. Durante gli anni di punta, la Svizzera ha subìto un afflusso annuale di 80-100’000 immigranti e oggi sono comunque sempre circa 50’000, una cifra enorme per il nostro paese. Come dico sempre: «Questa gente non dorme sotto i ponti». Ho allora cercato un’immagine che permettesse di illustrare le infrastrutture necessarie per accogliere una tale immigrazione. L’ho trovata proprio nella mia regione, guardando dallo Stockhorn o dal Niesen la superficie abitata e le infrastrutture, dall’autostrada all’impianto d’incenerimento dei rifiuti, tutto ciò che è necessario per accogliere 50’000 abitanti. È spaventoso vedere quanti terreni coltivabili sono stati cementificati. Immaginatevi: per accogliere gli immigranti provenienti ogni anno dall’UE, dobbiamo cementificare un’area come la città di Thun.

Ridurre l’immigrazione per abbassare gli affitti
Questa immigrazione di massa ha delle ripercussioni negative su tutti i settori della vita. La disoccupazione fra gli immigranti aumenta rapidamente e supera ampiamente la media svizzera. In altre parole, gli immigranti vengono estromessi dal loro posto di lavoro da altri immigranti. Questa evoluzione danneggia anche l’aiuto sociale – più della metà dei beneficiari di aiuto sociale è straniera. I pendolari sono quotidianamente ingolfati in ingorghi stradali o in treni sovraffollati e sporchi – e questa situazione non smette di peggiorare.

Il 9 febbraio 2020, saremo chiamati a votare sull’iniziativa per degli alloggi a prezzo modico – un mero esercizio alibi che conduce alla statalizzazione del mercato dell’alloggio. Peraltro, c’è un mezzo semplice ed efficace per lottare contro gli affitti esorbitanti: ridurre la domanda. Quindi, a questo livello, un calo dell’immigrazione avrebbe degli effetti benefici.

L’immigrazione esagerata nuoce all’ambiente
Il dibattito sulla protezione dell’ambiente e del clima evidenzia la più grave contraddizione nella quale incorrono gli avversari dell’iniziativa per la limitazione. Io considero la migrazione essere il più forte motore dello spreco di risorse, dunque il principale amplificatore di emissioni di CO2 per persona.

Ma l’ambiente non soffre solo delle emissioni di CO2. Una delle maggiori rivendicazioni della sinistra ecologista è la protezione della biodiversità. Ma anche qui, la migrazione costituisce il fattore più importante di distruzione a causa dell’impermeabilizzazione del suolo da parte di costruzioni e impianti. La sinistra ecologista attacca costantemente l’agricoltura con le sue iniziative sull’acqua potabile e sui pesticidi ma, contemporaneamente, non fa nulla contro l’immigrazione esagerata che è il principale fattore di inquinamento, oltre a distruggere preziose superfici di terreni coltivabili. Ecco, mi sembra, un bell’insieme di argomenti per rimettere seriamente in questione la libera circolazione delle persone.

Permettetemi di sfatare tre miti
Gli avversari della nostra iniziativa argomentano con il grande bisogno che l’economia svizzera avrebbe di professionisti qualificati. Suggeriscono che, senza la libera circolazione delle persone, non si potranno più far venire degli specialisti dall’estero. Sciocchezze. La Svizzera, pur controllando in maniera autonoma l’immigrazione nel suo territorio, può benissimo reclutare dei professionisti stranieri. Durante il periodo di contingentamento, le imprese hanno sempre ottenuto il personale di cui necessitavano. Notiamo inoltre, che meno di un immigrante su cinque proveniente dall’UE è un professionista qualificato!

Gli avversari della nostra iniziativa pretendono che l’accettazione dell’iniziativa per la limitazione provocherebbe la rescissione degli accordi bilaterali. Lo sottolineo ancora una volta: in caso di disdetta -se realmente necessaria – solo sei accordi bilaterali potrebbero eventualmente essere denunciati da Bruxelles. Ma l’UE ne beneficia più della Svizzera. L’accordo bilaterale sull’agricoltura regola il libero scambio di formaggi, dunque l’accesso dei formaggi stranieri al mercato svizzero. L’accordo sui trasporti terrestri offre ai trasportatori stranieri un transito a buon mercato lungo la trasversale alpina svizzera. L’accordo sui trasporti aerei è soprattutto interessante per la compagnia tedesca Lufthansa, proprietaria di Swiss. L’accordo sugli appalti pubblici serve principalmente alle imprese UE permettendo loro di accaparrarsi dei contratti in Svizzera. Grazie all’accordo sulla ricerca, l’UE approfitta dell’eccellente reputazione delle Scuole politecniche federali che si trovano in testa alle classifiche internazionali assieme alle università di Londra e di Oxford, di gran lunga davanti agli atenei del resto dell’UE. E, per concludere, l’accordo sugli ostacoli tecnici al commercio è assolutamente a vantaggio di entrambe le parti, perché le imprese dell’UE non vogliono ostacoli supplementari alle loro esportazioni in Svizzera.

Infine, gli avversari della nostra iniziativa pretendono che la limitazione dell’immigrazione provocherebbe dei problemi amministrativi enormi. Ancora una menzogna: al contrario, la burocrazia sarebbe enormemente alleggerita grazie alla soppressione delle misure d’accompagnamento che esigono annualmente più di 170’000 controlli. Per non parlare della stupido obbligo imposto alle aziende svizzere di annunciare i posti vacanti.

Se vogliamo salvaguardare la nostra Svizzera con tutti i suoi valori, di cui fanno parte anche i nostri meravigliosi paesaggi e la nostra grande prosperità, dobbiamo creare uno strumento che permetta realmente di gestire l’immigrazione. Occorre perciò assolutamente che un SÌ esca dalle urne il 17 maggio 2020. Vi ringrazio del Vostro sostegno.

Circa l‘autore
UDC Consigliere nazionale (BE)
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