Discorso

Delle buone condizioni-quadro per le PMI svizzere

È la prima volta che ho l’occasione di rivolgermi a voi quale svizzero ministro dell’economia. Sono molto lieto di poterlo fare qui in Turgovia, un cantone nel quale batte forte una parte del polso economico del paese. Grazie dunque ai nostri ospiti turgoviesi per la loro accoglienza.

Un ministro svizzero dell’economia è come un direttore d’orchestra: gode certamente di grandi prerogative, ma senza musicisti, senza pubblico, si trova impotente. La politica economica è, d’altronde, un po’ l’immagine di un concerto. Non è una nota in sospeso nell’aria, è uno spartito che si interpreta in tanti, secondo le decisioni del Consiglio federale, del parlamento e del sovrano.

Il popolo, giustamente, si è dimostrato piuttosto saggio nelle decisioni di natura economica che ha preso nel corso degli ultimi anni. Ne è prova il fatto che la nostra piazza economica è oggi una delle più competitive al mondo. Lo dobbiamo alla democrazia diretta e al federalismo che, entrambi, costituiscono un terreno fertile per una politica di buon senso, quel buon senso che il grande filosofo francese Marmontel definiva nel XVIII° secolo «la prima qualità del genio».

E il genio è quello che ci permette, contro venti e maree, di continuare a massimizzare lo stretto margine di manovra di cui la Svizzera dispone in quanto paese non membro dell’Unione europea, tutto ciò a grande beneficio della nostra economia e delle nostre imprese.

La Svizzera è dotata di risorse notevoli, al primo posto delle quali la flessibilità, che ci ha permesso di superare le diverse crisi succedutesi dal cambio del millennio, per arrivare al potente elettrochoc causato dal franco forte nel 2015 e di cui ci si dipingeva peraltro uno scenario apocalittico.

Bisogna oggi constatare che la Svizzera ha ben digerito questi fenomeni, perché è un paese intraprendente, resistente e lungimirante. Sa anche curare le sue reti internazionali, ossia quelle che intratteniamo con i nostri partner europei, beninteso, ma anche quelle che sviluppiamo regolarmente tramite accordi di libero scambio o trattati analoghi.

La nostra economia conta molte imprese di portata internazionale insediate in molti altri paesi che, pertanto, godono di un grande potenziale di mobilità e di reattività rispetto all’evoluzione delle condizioni-quadro, obbligandoci di conseguenza a fare degli sforzi importanti per mantenerle in Svizzera.

Non dobbiamo, tuttavia, dimenticare le nostre PMI, che sono parte integrante del nostro tessuto economico nazionale. Quest’ultime s’aspettano da parte nostra – poiché ne dipendono la nostra prosperità e i nostri posti di lavoro – che il nostro paese continui a fornire anche a loro le migliori condizioni-quadro possibili.

Ma «condizioni-quadro», non è un mantra per politici a corto di slogan. Una condizione-quadro rappresenta più concretamente un impegno da parte del governo e del parlamento, a favore di finanze pubbliche sane, di un ambiente fiscale attrattivo, di un quadro regolamentatorio leggero e di una politica formativa basata sulla qualità.

1. Regime fiscale competitivo
Dal punto di vista delle PMI, un regime fiscale concorrenziale deve integrare le imprese e i privati. Noi abbiamo oggi gli occhi puntati sulla RFFA, la legge federale relativa alla riforma fiscale e al finanziamento dell’AVS, che sarà oggetto di una votazione popolare il 19 maggio prossimo. Questo strumento è necessario alle imprese, ai cantoni e alla Confederazione, per garantire la sicurezza durevole della nostra pianificazione in materia d’imposizione delle società. Io sostengo senza riserve gli sforzi del mio collega Ueli Maurer in questo settore.

2. Riduzione della burocrazia e degli oneri amministrativi
Si tratta di una battaglia permanente, in particolare di fronte ai costi amministrativi che la burocrazia genera a scapito dei piccoli o medi imprenditori che non sempre hanno le risorse per rispondervi. Tali imprese sono perciò confrontate a degli obblighi insopportabili, mentre che un titolare di PMI vorrebbe esercitare la sua attività presso la sua clientela, piuttosto che doversi concentrare sulle scartoffie. In questo settore c’è un potenziale di miglioramento considerevole che il mio dipartimento sta valutando. Esso sottoporrà poi, prima della fine dell’anno, le sue proposte al Consiglio federale. Faccio notare, di transenna, che una di queste fa seguito a un intervento parlamentare del nostro gruppo politico.

Sono state identificate, in particolare nell’agricoltura, altre possibilità di semplificazione che potrebbero essere messe in atto già all’inizio dell’anno prossimo, indipendentemente dalla PA22+.

3. Concorrenza
Il tema della concorrenza è oggetto di numerose richieste e proposte che il Consiglio federale dovrà trattare ancora quest’anno, in particolare per ciò che concerne la cosiddetta «isola dei prezzi elevati». Fra queste menziono l’iniziativa «per prezzi equi» per la quale la bozza di un controprogetto indiretto è attualmente sul tavolo del governo.

È una sfida abbastanza acrobatica, perché sappiamo che la concorrenza e la formazione dei prezzi hanno due facce un po’ antagoniste l’una rispetto all’altra: da una parte, i buoni prezzi assicurano i buoni salari, ma i buoni salari dipendono anche dalla redditività della produzione.

4. Formazione / Innovazione
Una delle principali condizioni-quadro del nostro paese è costituita dalla qualità della formazione professionale e, più precisamente, nel nostro sistema di formazione duale. Senza ciò, niente professionisti; senza professionisti, niente prosperità. Ciò sottolinea l’attenzione che dobbiamo dedicare in ogni circostanza a questa politica pubblica.

Dovremmo anche giocare d’anticipo in questo settore, per tener conto delle implicazioni legate alla digitalizzazione e permettere alle PMI di ottimizzare la loro contabilità in questo nuovo ambiente.

La vitalità della nostra piazza economica svizzera è pure dovuta all’insegnamento e alla ricerca attuati al più alto livello. Gli istituti di rango accademico, al servizio della scienza di punta, devono perciò disporre anche di mezzi e di attrezzature appropriati, ma a condizione che siano accuratamente calibrati sulle necessità del nostro paese e delle sue imprese.

A questo scopo, il sistema in atto – concretizzato in particolare dai messaggi che permettono il suo finanziamento pluriennale – deve essere sviluppato con la costante considerazione dei bisogni delle PMI, per esempio nella formazione e nella promozione dell’innovazione e della trasmissione di «know how».

5. Digitalizzazione
Questa parola conosce oggi un successo considerevole nella bocca degli attori politici. Essa figura tuttavia da molto tempo nel lessico delle sfide imposte alle piccole e medie imprese. E altre sono chiamate a seguirla: fintech, ciber-sicurezza, blockchain, che coprono altrettante discipline ribollenti nelle quali, sono convinto, la Svizzera ha tutte le competenze per brillare a livello mondiale, sempre che la Confederazione le assicuri la certezza giuridica necessaria.

La nostra ambizione non deve essere di regolamentare tutto e subito, compito illusorio tenuto conto della rapidità dell’evoluzione delle tecnologie in questione, ma piuttosto di offrire un ambiente sicuro a qualsiasi impresa che desiderasse operare una transizione nella direzione di questo nuovo modello di affari.

6. Agricoltura
I mestieri della terra, che conosco bene, devono assolutamente evolvere. L’agricoltura è infatti parte integrante del panorama economico svizzero, e l’agricoltore deve ormai agire da vero imprenditore, anche se a priori non era preparato a questa riqualifica.

L’avvenire dell’agricoltura ha questo prezzo, se vogliamo che prosegua nel suo ruolo al servizio dell’alimentazione della popolazione, della preservazione del paesaggio o dello sviluppo delle zone rurali.

Questi orientamenti figurano d’altronde al centro del progetto 22+ della nostra politica agricola federale. La procedura di consultazione su questo oggetto è terminata da poco, e i miei servizi stanno ora studiando gli aggiustamenti complementari da apportarvi. A titolo personale, ho già sin d’ora esortato l’ufficio competente a esplorare tutte le strade che permettano di rafforzare le libertà imprenditoriali e di semplificare le procedure amministrative. È dunque in questo senso che il progetto sarà perfezionato nel corso dei prossimi mesi.

7. Curare lo sviluppo regionale
Dal punto di vista delle PMI, è importante che tutte le regioni beneficino dei frutti dello sviluppo economico, anche se sono lontani dai grandi centri o dai principali assi. Penso, in particolare, alle regioni di montagna, che oggi vivono sotto pressione. Perché le condizioni puntuali d’innevamento non devono mascherare i problemi più profondi, legati soprattutto all’esodo della popolazione. Il mio dipartimento prende molto a cuore questo problema ed esamina tutti i percorsi che permettono di aumentare il potenziale di sviluppo economico delle regioni in questione. Esso proporrà in seguito delle soluzioni.

Signore e signori, cari delegati,

non vorrei concludere senza dedicare qualche parola al federalismo e al partenariato sociale che, secondo me, costituiscono due atout essenziali per la stabilità del nostro paese.

Tramite il federalismo, la Svizzera può ampliare il suo ordinamento giuridico e prendere delle decisioni in funzione dei reali bisogni del cittadino. È il federalismo che dà spazio alla democrazia di prossimità come la pratichiamo e la apprezziamo noi, non le vuote esortazioni alla «convivenza».

In queste circostanze, e perché la buona salute dell’economia è anche una questione di prossimità, dobbiamo far sì di mantenere in ogni momento un dialogo attivo con i cantoni, al servizio della coesione interna del paese.

Quanto al partenariato sociale, esso permette di risparmiare agli attori direttamente interessati dei pesanti interventi della Confederazione, offrendo loro di definire loro stessi le proprie regole di collaborazione. In questo perimetro conviene lasciare loro un sufficiente margine di manovra.

Tale base di lavoro presenta molti vantaggi: contrariamente ai puri rapporti di forza, che sono altrettante cause di bloccaggio, come del resto si constata vicino a noi, il partenariato sociale permette un approccio più flessibile al mercato del lavoro, un più rapido adattamento delle nostre PMI, ma senza nel contempo sacrificare la protezione dei lavoratori, come dimostra la particolare prudenza con la quale deve essere affrontato su questo punto il progetto di accordo-quadro con l’UE.

Come potete constatare, il mio dipartimento ha molta carne al fuoco, e in un grande numero di settori. Tuttavia, non attendetevi un successo dappertutto e, ancora meno, dei miracoli! Se i dossier sono numerosi, sono anche complessi e la, per forza di cose, loro trattazione richiederà del tempo. Il vostro sostegno mi sarà di prezioso aiuto nell’adempimento di questi compiti.

Circa l‘autore
UDC Consigliere federale (VD)
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