Discorso

La libera impresa contribuisce all’indipendenza

Decidere in tutta indipendenza. Agire liberamente. Assumere delle responsabilità. Ecco i princìpi che fanno il successo delle imprese.

La Svizzera fa parte dei paesi più innovativi ed economicamente più performanti del mondo. E ciò, nonostante sia piccola, non abbia risorse minerarie e che il livello dei suoi salari sia elevato. Com’è possibile?

Un piccolo Stato come la Svizzera deve costantemente adattarsi ai cambiamenti: la crisi dell’euro in Europa, i conflitti militari nel Vicino Oriente o le sanzioni economiche decretate dalle grandi potenze. Il contesto internazionale si modifica in continuazione. Le nostre imprese, che siano grandi o piccole, non possono avere successo che se sanno adattarsi rapidamente e in modo intelligente. Lo Stato deve perciò lasciare una libertà sufficiente all’innovazione. Esso deve assolutamente evitare di soffocare le aziende con degli oneri burocratici. E invece che succede? Ogni settimana, la Berna federale redige 140 pagine supplementari di testi legislativi. Già oggi, dobbiamo affrontare più di 70’000 regolamentazioni, unicamente a livello di Confederazione. Non si può continuare così. Bisogna che in futuro, ogni nuova regolamentazione comporti la soppressione di una regolamentazione precedente che provoca il raddoppio degli oneri amministrativi. Le nostre imprese hanno di nuovo bisogno d’aria per respirare. Invece di battersi ogni giorno contro una valanga burocratica, devono poter inventare nuovi prodotti e venderli nel mondo intero.

Anche il mercato del lavoro deve ritrovare la sua libertà. Poiché la libera circolazione delle persone apre le porte della Svizzera a circa 500 milioni di cittadini UE, la pressione sui salari, in particolare su quelli bassi, aumenta costantemente. Ma invece di difendere i lavoratori svizzeri, i sindacati sono riusciti a far coprire la Svizzera con una fitta rete di regolamenti che permette loro, fra l’altro, di prelevare la loro decima su ogni contratto di lavoro e su ogni disoccupato, ossia globalmente diverse decine di milioni di franchi l’anno. La Berna federale chiama tutto ciò eufemisticamente «misure d’accompagnamento». Grazie a quest’ultime, ogni salariato del settore gastronomico lavora due ore per i sindacati; gli operai edili anziani vengono estromessi dal loro posto di lavoro; le imprese dei Grigioni e del resto della Svizzera non possono ottenere degli appalti in Ticino a meno che si annuncino preventivamente e che avviino delle procedure d’autorizzazione lunghe e costose. Ecco come sparisce la libertà d’impresa, ecco perché il mercato liberale del lavoro della Svizzera non è ormai più che un mito. Lo Stato moltiplica gli ostacoli con la sua burocrazia pesante e onerosa.

L’UE vuole imporre il suo diritto alla Svizzera mediante un accordo-quadro. Noi non lo accetteremo in alcun caso. Il nostro diritto è infatti in molti settori migliore, più rapido e flessibile di quello dell’UE. Diritto europeo significa imposte uniformi e più elevate, procedure d’ammissione più complesse per nuovi prodotti, pile di formulari, mercato del lavoro massicciamente regolamentato dallo Stato e dai sindacati. Risultato dell’accordo-quadro: la Svizzera sarebbe ancora più cara ma, globalmente, non sarebbe più migliore dell’UE. Perché un’impresa resterebbe ancora in Svizzera in queste condizioni? Poiché tutto è uguale in Svizzera come all’estero, tanto vale emigrare!

No, la nostra economia non ha bisogno del diritto straniero. La nostra democrazia diretta, le nostre soluzioni originali e le nostre libertà hanno dato prova della loro efficacia, soprattutto in materia economica. Noi vogliamo proseguire su questa via!

Io continuerò volentieri a battermi assieme a voi per questi valori fondamentali, come imprenditrice, come consigliera nazionale e, se mi eleggerete oggi, come vicepresidente di UDC Svizzera.

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