Discorso

L’UDC si batte per un Internet libero

La Svizzera ha bisogno di un panorama mediatico vivo e diverso, ne sono persuaso. Sono anche convinto che il miglior modo per raggiungere questo obiettivo sia quello di rinunciare agli interventi statali, di rispettare i princìpi liberali e di rispondere alla domanda. Questa constatazione vale in particolare per i media elettronici di cui parliamo oggi.

Conseguenza dell’evoluzione tecnologica, il panorama mediatico svizzero sta subendo un cambiamento in profondità. Le attività delle case editrici si stanno vieppiù spostando verso Internet. Gli utenti scelgono in modo mirato i contenuti, accedono a notizie e a intrattenimenti ai quali contribuiscono loro stessi. Per sostenere questi utilizzi, delle imprese innovatrici inventano ogni giorno nuove piattaforme e nuovi modelli commerciali. 

La politica deve occuparsi delle condizioni-quadro di questa diversità mediatica. Purtroppo, essa prevede anche delle regolamentazioni inutili. Noi dobbiamo trarre le dovute lezioni dagli errori commessi in passato e, in particolare, da un «servizio pubblico» malinteso assicurato dalla SSR/SRG. Non bisogna ripetere questi errori. Delle offerte finanziate da canoni, dei monopoli e delle nuove regolamentazioni non incoraggiano la diversità bensì, al contrario, provocano l’uniformità.  

Ecco perché l’UDC ed io ci impegniamo per i punti forti seguenti, che fanno parte del nostro nuovo documento di fondo:

  • La libera concorrenza deve prevalere su Internet, conformemente a una politica mediatica liberale.
  • Lo Stato deve intervenire unicamente se le imprese non possono o non vogliono assicurare un’offerta di base.
  • La SSR/SRG non deve offrire su Internet «servizio pubblico» finanziato con i canoni realizzando dei portali d’informazione. Il denaro del canone obbligatorio non deve servire a escludere, ostacolare o concorrenziare delle aziende private.  
  • Non si sarebbe dovuta autorizzare senza alcuna condizione l’alleanza conclusa da Ringier, Swisscom e SSR/SRG con il nome Admeira. Queste imprese occupano cosi una posizione dominante sul mercato in linea svizzero, alla quale gli altri attori non hanno nulla da opporre. Se Ringier, in quanto ditta privata, ha tutti i diritti di praticare delle cooperazioni, la partecipazione di Swisscom e di SSR/SRG è altamente problematica. Ci si serve del prodotto di prelievi obbligatori – ricordo che la SSR/SRG si finanzia in misura del 75% tramite il canone – per creare un’azienda di commercializzazione della pubblicità. Questo tipo di attività non fa assolutamente parte del «servizio pubblico». Se effettivamente una pubblicità mirata su certi gruppi della popolazione ("targeted advertising") è permessa in Svizzera, bisogna garantire che tutte le imprese svizzere abbiano accesso a questi dati raccolti e anonimizzati al fine di poter costituire le stesse aziende e offrire le stesse prestazioni di servizio.
  • Nuovi modelli di canone, quindi una sorta di "imposta Google" per analogia alla tassa Billag, devono essere impediti su Internet.
  • La neutralità della rete è un principio fondamentale che l’UDC sostiene. Essa significa che tutti i traffici di dati su Internet devono essere trattati nello stesso modo. Dei provider come Swisscom non hanno il diritto di privilegiare certe offerte su Internet, bensì devono adottare un atteggiamento “neutrale” e offrire un accesso senza discriminazioni alla rete. Noi chiediamo tuttavia una regolamentazione legale della neutralità della rete solo in presenza di indizi concreti di abuso.
  • Si assiste attualmente a dei tentativi di censurare certi contenuti su Internet, per esempio le offerte di casinò stranieri o di opere protette da diritti d’autore. Questi dispositivi di blocco impongono nuovi obblighi ai provider e non sono per nulla efficaci. Lo Stato deve ridurre al minimo necessario i suoi interventi nei contenuti di Internet e non costringere dei provider a imporre censure pubbliche. Purtroppo, vengono effettuati grandi sforzi in questo senso. 
  • Grazie all’utilizzo dei cosiddetti “cookies”, le imprese possono indirizzarsi in maniera mirata a dei potenziali clienti. Questa prassi è conosciuta da parecchi anni e i proprietari di siti Internet l’annunciano in generale in modo trasparente agli utenti. Contrariamente all’UE che ha spinto all’assurdo le sue direttive concernenti i “cookies”, la Svizzera deve rinunciare a introdurre nuovi obblighi per i proprietari di siti Internet.

Un panorama mediatico vivo garantisce dei resoconti diversi e indipendenti. C’è tuttavia bisogno di una concorrenza efficace e del libero accesso al mercato di tutti gli attori privati. Quando il mercato funziona, gli interventi dello Stato sono controproducenti e devono perciò essere abbandonati.

Internet è stato creato quale media libero e aperto. Censure e regolamenti su Internet sono indegni della nostra democrazia.

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