Discorso

Propaganda delle autorità nel rapporto «15 anni di libera circolazione delle persone»

L’ultimo rapporto della Confederazione concernente gli effetti della libera circolazione delle persone sul mercato del lavoro è un bel esempio di propaganda delle autorità. Nel settore della libera circolazione in particolare, l’amministrazione e il Consiglio federale cercano sistematicamente di abbellire la situazione, di minimizzare le conseguenze negative e di moltiplicare le informazioni fallaci affinché si fissi nelle coscienze la falsa idea di un successo.

Questo rapporto trabocca di cifre male utilizzate o falsamente interpretate. I considerevoli effetti dell’immigrazione di massa sulla popolazione sono semplicemente ignorati. Leggendo questo rapporto, redatto in un gergo da funzionari, ci s’interroga soprattutto su ciò che gli autori non dicono, o meglio, su ciò che scientemente tacciono.

 

Statistiche dell’immigrazione e congiuntura

Durante gli anni dal 1984 al 1991, la Svizzera godeva di una buona congiuntura. L’immigrazione era contingentata, dunque controllata in maniera autonoma dalla Svizzera per mezzo di tetti massimi e di un’autentica preferenza nazionale. L’immigrazione annuale media era di circa 32’000 persone. 

Fra il 1992 e il 2001, mentre la crescita economica variava e la Svizzera controllava sempre indipendentemente l’immigrazione sul suo territorio, il saldo migratorio medio di provenienza europea[1] è calato a circa 15’000 persone l’anno.

Negli anni seguenti, ossia dal 2002 al 2006, mentre l’economia riprendeva velocità, la libera circolazione delle persone limitata agli Stati UE15/AELS è stata progressivamente estesa. Il saldo migratorio di provenienza UE è cresciuto fortemente, raggiungendo le 24’000 persone l’anno.

Fra il 2007 e il 2016, quando la libera circolazione delle persone è stata introdotta totalmente e i contingenti sono stati eliminati, il saldo migratorio di provenienza UE è esploso raggiungendo circa le 60’000 persone – e ciò nonostante che la crescita economica fosse nettamente inferiore a quella fra il 1984 e il 1991.

Questa drammatica realtà prova che non c’è rapporto fra lo sviluppo economico della Svizzera e l’immigrazione che il nostro paese subisce, anche se gli autori del rapporto pretendono il contrario.

 

Disoccupazione

Lo stesso vale per l’evoluzione della disoccupazione secondo le cifre dell’OIL. Prima dell’introduzione delle libera circolazione delle persone, la disoccupazione media era del 2,8% in Svizzera. Oggi, dopo 15 anni di libera circolazione delle persone con l’UE e il diritto dato ai cittadini UE d’immigrare in Svizzera, il tasso di disoccupazione ha raggiunto la cifra record del 5,3%. Fra gli Svizzeri è del 3,5%, mentre raggiunge il 9% fra gli stranieri, ossia quasi tre volte di più!

Anche la Confederazione è obbligata ad ammettere indirettamente nel suo rapporto, che l’immigrazione grazie alla libera circolazione dipende in primo luogo dallo sviluppo economico nei paesi dell’UE. Bisognerebbe allora anche avere l’onestà di ammettere che le prospettive economiche poco favorevoli nei paesi del sud e dell’est europeo ci gratificheranno ben presto di un nuovo record dell’immigrazione!

L’esplosione dell’immigrazione proveniente da Bulgaria e Romania, non appena liberalizzata, fa temere il peggio per il periodo a partire dal 2020, quando non sarà più possibile contingentarla. Ecco un altro punto che le autorità ignorano nel loro rapporto.

 

Crescita della produttività, del PIL pro capite e dei salari

Fra il 2002 e il 2016, 673’000 persone originarie dell’UE sono immigrate in Svizzera in cifra netta e 955’000 persone in totale in cifra netta in provenienza da tutti i paesi del mondo. È evidente che un’immigrazione netta così enorme provoca anche un enorme sviluppo economica.  

È tuttavia molto più importante per la popolazione sapere che cosa questa immigrazione abbia portato a ognuno di noi. E su questo punto, le cose si presentano male. Gli immigranti spingono le infrastrutture ai limiti del crollo. Non sorprende quindi che il rapporto sfiori appena queste conseguenze nefaste della libera circolazione delle persone.

Prima del 2007, dunque fra il 1992 e il 2006, la produttività del lavoro è cresciuta ogni anno di circa l’1,5%. Da lì in poi, questa crescita è pari a zero e, nell’insieme, si è addirittura rovesciata.

Lo stesso vale per lo sviluppo del prodotto interno lordo pro capite. Mentre che la Svizzera, dalla fine della seconda guerra mondiale, registrava una crescita media di circa il 2% l’anno, questo fattore stagna dal 2007. Durante la prima fase della libera circolazione delle persone, si registrava ancora fra l’1 e il 2%, ma questo valore è ormai quasi a zero dal 2009. Anche qui, una constatazione inquietante che le autorità passano scientemente sotto silenzio.

I salari non sono per niente aumentati dal 2002. L’aumento reale medio annuo ha raggiunto appena lo 0,8% dal 2002. E se una forte quota dei nuovi venuti non fosse impiegata da amministrazioni, istituzioni e aziende statali o parastatali con salari elevati protetti, il bilancio sarebbe ancora più negativo. Di fronte a queste cifre, l’affermazione del Consiglio federale secondo la quale gli immigranti completerebbero utilmente la popolazione residente, è un vero affronto a tutti i salariati del settore privato. 
 

Istituzioni sociali

La situazione non è per niente allegra nemmeno per l’AVS. La Confederazione insiste su delle cifre indicanti che i cittadini UE/AELS versano oggi ancora un po’ più denaro all’AVS di quanto ne ritirino. Il risveglio sarà brutale quando centinaia di migliaia di persone immigrate negli ultimi 15 anni faranno valere il loro diritto a una rendita AVS. Ma il governo propone delle statistiche e delle previsioni per illustrare questo aspetto? Naturalmente no!

Nel settore dell’assicurazione-disoccupazione, lo squilibrio è già oggi drammatico: gli stranieri originari dello spazio UE/AELS versano alla cassa disoccupazione il 20% in meno del denaro che percepiscono sotto forma d’indennità. Questa tendenza negativa andrà rafforzandosi. Parlare, in queste condizioni, di una “immigrazione legata alla ricerca di un impiego” è uno scherzo di cattivo gusto o, come detto, pura propaganda statale.
 

Conclusione

Questi esempi estratti dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio, confermano a che punto le autorità non si preoccupino più d’informare la popolazione, bensì cerchino principalmente di raggiungere i loro propri obiettivi politici. È della crassa propaganda ai limiti del lavaggio del cervello.

In realtà, questo accordo bilaterale con l’UE non ha portato alla popolazione svizzera né un aumento della produttività, né una crescita della prosperità e del reddito. Per contro, la qualità della vita è diminuita in molti settori.

La disoccupazione ha raggiunto un tasso record. L’assicurazione-disoccupazione e l’AVS poggiano su dei sistemi statali a palla di neve e non possono in alcun caso essere risanate con l’immigrazione. I treni sono sovraccarichi e gli automobilisti sono bloccati in ingorghi stradali. Gli affitti sono al rialzo. La libera circolazione delle persone ha sempre meno vincenti e sempre più perdenti. Tutto ciò, il Consiglio federale rifiuta di vederlo.

La Svizzera è diventata una sorta di vaso d’espansione per il mercato del lavoro UE, ma a scapito della popolazione residente. In tale situazione, è assolutamente inaccettabile, e addirittura riprovevole, abbellire grossolanamente i risultati di 15 anni di libera circolazione delle persone e minimizzare, o addirittura nascondere, gli effetti negativi di questa immigrazione. Il popolo non godrà certamente di questo atteggiamento delle autorità. Se oltre la metà delle cittadine e dei cittadini non vedono vantaggi nella libera circolazione delle persone (accettazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa) e se è colpita direttamente o indirettamente dagli effetti negativi di questo fenomeno, È finalmente ora di dare al popolo la possibilità di pronunciarsi sul proseguimento di un sistema che dà a tutti i cittadini UE il diritto d’immigrare in Svizzera.


[1] UE28; AELS; Turchia; Iugoslavia; Serbia e Montenegro; Serbia, Montenegro, Kosovo; Bosnia ed Erzegovina; Macedonia; altri Stati europei. 

 

Circa l‘autore
UDC Consigliere nazionale (BE)
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