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Propaganda delle autorità sull’esempio dell’iniziativa per l’autodeterminazione

L’agitazione che si constata da diverse settimane e mesi presso gli avversari dell’iniziativa per l’autodeterminazione e il rullo compressore propagandistico che è stato messo in marcia, provano al di là di ogni dubbio che questo progetto dell’UDC ha colto nel segno.

La Corte suprema degli Stati uniti d’America deve forse invitare dei giornalisti a Washington per spiegare loro il suo ruolo? Il tribunale del distretto friborghese della Sarine deve forse convocare la stampa a un colloquio per renderle conto dell’importanza del la sua attività? Certo che no: qualunque cittadino, sia esso americano o svizzero, sa perfettamente che cosa fanno questi tribunali.

Conclusione: se la professoressa Helène Keller, giudice svizzero alla Corte europea dei diritti dell’uomo, sente la necessità d’invitare i giornalisti per spiegare loro l’importanza di questa istituzione, ciò dimostra soprattutto due cose:

  • in primo luogo, che questa corte è priva d’importanza;
  • secondariamente, che questa persona non dà prova dell’indipendenza richiesta a un giudice, perché si mette a far politica.

La propaganda delle autorità procede anche in Svizzera. Nel 2016, la Confederazione ha versato 1,33 milioni di franchi a istituzioni, ONG e università, per sostenere delle azioni facoltative a favore del diritto internazionale pubblico. Ma non è tutto: su richiesta del Consiglio federale e quasi su ordine del commissario lettone ai diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa, è previsto di costituire un centro di competenza per i diritti dell’uomo, che costerà almeno un milione di franchi ai contribuenti.

Visitando il sito dell’attuale centro dei diritti dell’uomo (www.skmr.ch), che è sovvenzionato dalla Confederazione, troverete anche diversi articoli di propaganda contro l’iniziativa dell’UDC.

L’UDC auspica un dibattito politico equo

L’UDC chiede un dibattito politico equo. Non è proibito ad alcuno d’impegnarsi affinché il diritto straniero primeggi su quello svizzero. Ma questo impegno non deve essere finanziato con denaro dei contribuenti. Un dibattito sulle istituzioni politiche deve invece avere luogo. Oggi abbiamo a che fare con un’assemblea parlamentare nel Consiglio d’Europa, che è soffocata da scandali di corruzione e di falsificazione di firme. Il presidente sarà sicuramente dimesso il prossimo ottobre dalla sua funzione, a causa di questi scandali.

Abbiamo a che fare con dei conflitti fra diversi Stati membri del Consiglio d’Europa, che questa istituzione non è riuscita a risolvere (Ucraina contro la Federazione russa, Azerbaigian contro l’Armenia). Dovremo affrontare nei prossimi giorni un processo contro dei giornalisti in Turchia, pure membro del Consiglio d’Europa (dal 1949). Avremo a che fare con licenziamenti e arresti arbitrari. La libertà di riunione e quella di opinione sono ridotte. Ma ciò non impedisce a una giudice svizzera di vantare di fronte a giornalisti le qualità di una CEDU che dovrebbe garantire i diritti dell’uomo in Europa. Ma dov’è dunque questa Corte proprio nel momento in cui ne avremmo urgentemente bisogno?

Mancanza d’onestà del Consiglio federale e del Tribunale federale

Ci si può anche chiedere quando il cosiddetto diritto internazionale dovrebbe prevalere sul diritto nazionale. La sentenza nel caso “Perincek contro la Confederazione” è esemplare in questo senso. Quest’uomo è stato condannato dal Tribunale federale per violazione della norma penale antirazzista(ha negato il genocidio degli Armeni). La Corte di Strasburgo l’ha invece assolto con il pretesto che il principio della libera espressione delle opinioni era prioritario in questo caso. Logicamente, questa sentenza avrebbe dovuto condurre il Consiglio federale a modificare la norma penale antirazzista e i tribunali svizzeri a cambiare la loro giurisprudenza. Ma non se n’è fatto niente. È curioso! In realtà, la Corte di Strasburgo è strumentalizzata dalla politica: delle leggi più severe per l’espulsione dei delinquenti stranieri sono bloccate con il pretesto della giurisprudenza della CEDU, ma i giudizi che disturbano questo tribunale contro la norma penale antirazzista sono ignorati.  

Di quante organizzazioni internazionali abbiamo bisogno?

Dopo gli orrori commessi durante la seconda guerra mondiale, era indispensabile che i paesi d’Europa si avvicinassero gli uni agli altri. La Gran Bretagna ha rivestito un ruolo essenziale nella creazione del Consiglio d’Europa. Il fatto che questo stesso paese cerchi oggi di lasciare questa istituzione dovrebbe farci riflettere. I motivi sono gli stessi che per la Svizzera. Il Consiglio d’Europa e la sua Corte di giustizia, si occupano principalmente di questioni di dettaglio dei diritti nazionali, invece di agire contro le gravi violazioni dei diritti dell’uomo in certi paesi membri. In Inghilterra, per esempio, si tratta di sapere se i detenuti criminali possano esercitare o no il loro diritto di voto. Una questione davvero esistenziale!

Sarebbe ora che la Svizzera, rispettivamente il Consiglio federale e l’amministrazione, si chieda nel contesto dell’iniziativa per l’autodeterminazione, di quante organizzazioni internazionali abbiamo realmente bisogno. Per la sola questione dei diritti dell’uomo abbiamo, oltre al Consiglio d’Europa, l’OCSE che si occupa pure lei di questo tema. All’estero, queste istituzioni si marciano sui piedi. L’UE mantiene a Vienna la FRA (Fundamental Rights Agency). Tutti i membri dell’UE sono anche membri del Consiglio d’Europa, ma l’UE non riconosce la Corte europea de3i diritti dell’uomo.

Oggi, le attività di difesa dei diritti dell’uomo sono meno utili a uomini e donne in pericolo di quanto lo siano ai funzionari che vivono confortevolmente della loro gestione. Ecco spiegate senza dubbio alcuno perché le reazioni di questi ambienti siano così violente. Questi si preoccupano molto meno dei diritti dell’uomo che non dei loro diritti al salario. Invece di polemizzare contro l’iniziativa per l’autodeterminazione, il Consiglio federale farebbe meglio a riflettere sulle possibilità di riunire queste istituzioni e di renderle efficaci, affinché difendano realmente i diritti umanitari fondamentali, quali la libertà di riunirsi, la libertà d’espressione, nonché la libertà di credo e religione.  

 

L’iniziativa dell’UDC per il ristabilimento dell’autodeterminazione arriva nel momento in cui il Consiglio d’Europa è immerso nella più grave crisi della sua esistenza. È l’ôccasione per ricordarsi quanto rilevava Gottfried Keller, celebre scrittore e primo cancelliere del canton Zurigo, in un articolo intitolato "Das Fähnlein der 7 Aufrechten" (Il piccolo vessillo dei sette giusti): "Nessun governo e nessun battaglione arriveranno mai a proteggere il diritto e la libertà, se i cittadini non escono dalla loro casa per mettere ordine." È difficile motivare meglio l’assoluta necessità di dare la priorità al diritto svizzero rispetto al diritto internazionale.

Invece di una propaganda facile e a buon mercato, noi ci attendiamo un dibattito equo con i nostri avversari politici sulla questione della priorità del diritto internazionale rispetto al diritto svizzero. Nell’interesse del nostro diritto all’autodeterminazione.

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SVP Consigliere nazionale (SVP) ZH
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