Discorso

Quando è troppo, è troppo – La campagna per l’iniziativa per la limitazione

Al massimo 8’000 fino a 10‘000 immigranti l’anno verrebbero nel nostro paese con la libera circolazione delle persone. Questo promise il Consiglio federale al popolo svizzero prima della votazione sui Bilaterali I del 21 maggio 2000. Oggi, queste parole suonano come una beffa: in realtà, dall’introduzione della libera circolazione delle persone nel 2007, mediamente più di 75’000 persone l’anno sono arrivate nel nostro piccolo paese. In 13 anni, ciò fa un milione di persone supplementari nel nostro piccolo paese. Due terzi di questi immigranti proviene da Stati UE i cui cittadini, a causa delle libera circolazione delle persone, possono immigrare liberamente in Svizzera. Questa immigrazione di massa è la maggiore responsabile del fatto che la popolazione della Svizzera sia cresciuta nel frattempo a 8,6 milioni di abitanti – e ogni anno aumenta ulteriormente. Per confronto: nel 1981, quando io sono nato, vivevano in Svizzera appena 6,4 milioni di persone.

Bisogna ritenere che le cittadine e i cittadini avrebbero respinto già allora la libera circolazione delle persone, se solo avessero conosciuto la verità sull’immigrazione. Con l’iniziativa per la limitazione (IPL) abbiamo ora la possibilità di finalmente poter gestire l’immigrazione autonomamente e secondo le necessità del nostro paese. Anche in vista della crisi economica, ciò è oggi più urgente che mai. Se non moderiamo l’immigrazione, ci avviamo inesorabilmente verso una Svizzera di 10 milioni di abitanti.

Eppure, già con 8,6 milioni di abitanti i problemi nel nostro paese sono enormi. Dappertutto stiamo giungendo ai limiti. Sia nelle infrastrutture come le ferrovie, le autostrade, l’approvvigionamento idrico, eccetera, sia in tutto il settore sociale. Dappertutto è chiaramente percettibile: quando è troppo, è troppo.

Il nostro soggetto raffigura la pressione subita a causa della libera circolazione delle persone

Abbiamo consapevolmente scelto un’immagine molto espressiva che, in modo molto semplice, mostra come la Svizzera stia soffocando sotto la pressione della libera circolazione delle persone. È la massa a causare problemi. La Svizzera sta crollando sotto il peso dell’immigrazione di massa. 1 milione di immigranti in 13 anni non è sopportabile per il nostro piccolo paese.

Un milione di persone in più causa più traffico sulle strade. Non sorprende che le ore di colonna in Svizzera siano più che raddoppiate dal 2007. Concretamente, significa che nel 2018 – le cifre dell’anno scorso potrebbero essere ancora più elevate – siamo stati in colonna 25’366 ore. Sono quasi 3 anni! Voi, io, padri e madri di famiglia, trascorriamo delle ore serali fermi in colonna, invece di passare il tempo con i nostri cari. Gli imprenditori perdono molti soldi, perché i loro dipendenti passano il tempo in colonna, invece di lavorare. Anche la rete ferroviaria è al limite. A seguito del lockdown dovuto al coronavirus c’è stato sì un rilassamento, ma adesso la maggior parte dei treni è di nuovo strapiena. L’immigrazione illimitata ci costa somme gigantesche per l’ampliamento delle infrastrutture – a meno che tiriamo adesso il freno d’emergenza.

Ma 1 milione di immigranti significa anche più cemento e meno natura. Così, a causa dell’enorme crescita demografica, negli ultimi anni è stata edificata un’area pari a 57’000 campi di calcio. Ciò equivale all’intera superficie del canton Sciaffusa. Anche qui, l’immagine è adeguata: quando è troppo, è troppo. Se continuiamo così, il nostro paese e la nostra natura saranno distrutti.

Il nostro soggetto esprime inoltre la stabilità dell’insediamento. I sostenitori della libera circolazione delle persone hanno sempre cercato di far credere a noi cittadini, che gli immigranti UE disoccupati sarebbero immediatamente tornati nel loro paese. Al contrario, l’UDC ha sempre messo in guardia che sarebbe successo il contrario. E proprio adesso, con la crisi, lo vediamo inequivocabilmente: la maggior parte degli immigranti rimane qui e beneficia del nostro ben dotato sistema sociale. I disoccupati provenienti da Italia, Germania e Spagna, sono aumentati, da giugno 2019 a giugno 2020, di quasi il 60%, quelli di Romania e Grecia addirittura di quasi il 75%. Bulgari, Ungheresi e Slovacchi non sono nemmeno riusciti a inserirsi nel mercato svizzero del lavoro, e il loro tasso di disoccupazione è aumentato fra l’83 e l’88%. Questo insediamento di massa danneggia il nostro paese e porterà presto al limite il nostro sistema sociale. E dimostra, ancora una volta, come i sostenitori della libera circolazione delle persone mentano. Nessun immigrante UE lascia volontariamente il nostro piccolo paradiso.

La nostra campagna gode di un vasto sostegno

La campagna dell’UDC è partita alla grande. Siamo stati letteralmente sommersi da ordinazioni. Mai, prima d’ora, avevamo distribuito così tanti manifesti nell’intero paese. Abbiamo fatto produrre della bandiere IPL e, dopo solo una settimana, abbiamo dovuto ritirare i formulari d’ordinazione perché le bandiere erano già esaurite. Abbiamo fatto stampare dei teloni che esponiamo su dei rimorchi in strade molto trafficate. Anche qui abbiamo dovuto procedere a una ristampa.

Ciò indica che parecchie persone sono molto motivate a impegnarsi per il nostro paese. Che la gente si impegni in questo senso, non sorprende: essa vive quotidianamente le conseguenze negative dell’immigrazione di massa. Non vuole una Svizzera di 10 milioni di abitanti. Non vuole una cementificazione del paesaggio. Vuole posto per la natura. Non vuole che i lavoratori più anziani siano spinti nell’aiuto sociale. Non vuole l’estromissione di lavoratori svizzeri dal mercato del lavoro, per fare spazio a manodopera UE giovane e a buon mercato. Per questo, accanto al comitato principale, si impegnano per l’iniziativa per la limitazione un comitato ambientale, un comitato operaio, un comitato sociale e un comitato artigianale. Tutti loro, si esprimeranno nei prossimi giorni.

Davide contro Golia

Oggi, siamo anche lieti di comunicarvi che invieremo di nuovo una «Edizione straordinaria» a tutte le economie domestiche. Questa arriverà a fine agosto in tutte le cassette delle lettere delle cittadine e dei cittadini, ed è utile per un democratico processo di formazione dell’opinione – perché abbiamo contro non solo tutti gli altri partiti, ma anche la maggior parte dei media. Solo con una «Edizione straordinaria» i nostri argomenti raggiungono incensurati e inalterati alle cittadine e ai cittadini, affinché possano farsi un ponderato quadro della situazione.

Nonostante tutto ciò che intraprendiamo – in questa campagna di voto siamo tuttavia solo il piccolo Davide. Il grande Golia Economiesuisse dispone di molti più mezzi. La sua cassa per la campagna è stracolma. Riempita con denaro che i grandi gruppi hanno guadagnato grazie ai lavoratori UE a buon mercato, e che ora investono per combattere contro la Svizzera. Noi, invece, contiamo sulle Svizzere e sugli Svizzeri, dunque sulle persone cui il nostro paese sta a cuore. Persone che non agiscono per brama di profitto, bensì che vogliono finalmente riprendere in mano la gestione di questa immigrazione incontrollata. Per riuscirci c’è solo una strada. Dobbiamo riprendere in mano le redini noi stessi. Dobbiamo limitare l’immigrazione. Il nostro paese non può sopportare un ulteriore milione di persone nei prossimi 13 anni. Quando è troppo, è troppo!

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