Giornale del partito UDC-Parlar chiaro settembre 2021

No all’iniziativa del 99%

Il 26 settembre voteremo sull’iniziativa del 99%. I sostenitori del fronte rosso-verde pubblicizzano la proposta sulla loro homepage con più “giustizia”, “futuro femminista” o “rafforzamento della democrazia”. Tutto ciò è accompagnato da un’acuta retorica di lotta di classe.

Ma non si preoccupano della popolazione attiva, delle donne, del ceto medio o del benessere sociale, come sostengono. Si tratta di trasformare l’economia e la società secondo le loro idee eco-socialiste.

Tuttavia, sanno che il socialismo non è in grado di ottenere una maggioranza in Svizzera. Una DDR con un panorama alpino è solo per pochissimi svizzeri un’alternativa allettante alla nostra elevata qualità di vita, al benessere e alla libertà.

Ecco perché i promotori stanno alimentando le fiamme del dibattito con l’invidia e la gelosia. Polemiche contro i “super-ricchi”. In questo modo offuscano la loro reali intenzione: con la loro iniziativa vogliono colpire al cuore l’economia libera.

Secondo una logica di rosso-verde, le richieste dell’Iniziativa del 99% sono coerenti:

Si richiede una tassazione più elevata sui redditi da capitale (per esempio, interessi, dividendi e redditi da locazione) al di sopra di un certo livello (che sarebbe determinato dal parlamento): per ogni franco al di sopra di questa soglia, si dovrebbe pagare una tassa come se fosse 1,50 franchi. Questa non è altro che una “tassa punitiva” per i risparmiatori e gli investitori.

Ciò avrebbe l’effetto di eliminare l’incentivo a costituire risparmi e quindi capitale. Ma il capitale è necessario per avviare nuove imprese, per finanziare le innovazioni, per diventare più produttivi. Per creare nuovi posti di lavoro. Per stare al passo con il rapido progresso. Per rimanere competitivi a livello internazionale.

Gli investimenti sono il carburante del nostro motore economico. Se vogliamo mantenere la nostra prosperità, abbiamo bisogno di un’economia fiorente. Abbiamo quindi bisogno di più incentivi per gli investimenti, non di meno. Un’importanza che si rafforza a seguito della crisi attuale. Solo con un’economia dinamica possiamo lasciarcela rapidamente alle spalle.

Ciò che accadrà se l’iniziativa venisse approvata, d’altra parte, è chiaro: le aziende delocalizzeranno, i capitali migreranno, perderemo posti di lavoro e le entrate fiscali diminuiranno. La percentuale di popolazione con il reddito più alto paga già circa il 40% del gettito dell’imposta federale diretta. Quindi, un avviso urgente a tutti coloro che vorrebbero avere la meglio sui “super-ricchi”: Se l’onere fiscale diventa troppo grande, spingeremo i migliori contribuenti all’estero. Stiamo macellando i polli che depongono uova d’oro.

E il ceto medio dovrà poi pagare per le perdite fiscali. In questo modo il conto lo pagate voi!

Tutto questo è nell’interesse esclusivo della sinistra e dei verdi. Indeboliscono il settore privato libero e aumentano la redistribuzione a favore della loro clientela che si permette un idillio finanziato da terzi in alcuni centri urbani. Ma se si vuole una Svizzera prospera con un ceto medio forte, è necessario respingere questa iniziativa.

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