Perché? Perché il nostro Paese si trova a un punto di svolta.
Da un lato, abbiamo una Svizzera libera, indipendente e prospera. Una Svizzera che deve il suo successo al lavoro, alla responsabilità individuale, al federalismo e alla democrazia diretta.
Dall’altro, abbiamo un’alleanza politica che sembra aver dimenticato le ragioni di questo successo.

La sinistra, i dirigenti del PLR e de Il Centro, così come alcune grandi associazioni economiche, sostengono di difendere gli interessi della Svizzera.
Ma quando si tratta della nostra sovranità, sono pronti a sottomettersi a Bruxelles!
Sono i distruttori della nostra democrazia, della nostra libertà di decidere autonomamente!
È questa politica di sottomissione che combattiamo!
Trattato di sottomissione CH-UE: la Svizzera deve rimanere libera!
Con questi pacchetti di accordi coloniali, ci promettono stabilità, certezza del diritto e prosperità.
Ma dietro queste belle promesse, che cosa troviamo?
Un recepimento dinamico del diritto europeo… Possibili misure compensative (punitive) se la Svizzera rifiutasse determinate richieste europee. E un ruolo determinante della Corte di giustizia dell’Unione europea nell’interpretazione del diritto europeo applicabile.
In altre parole, se il popolo svizzero dice no, potrebbe doverne pagare il prezzo!
Ecco ciò che denunciamo.
Il popolo svizzero deve davvero accettare vincoli economici perché rifiuta una decisione di Bruxelles?
E si può ancora parlare di piena sovranità quando il nostro margine decisionale è limitato da regole che non controlliamo e che vengono decise a Bruxelles?
Il Partito Socialista non nasconde il proprio obiettivo: l’adesione all’Unione europea figura nel suo programma. Anche i Verdi difendono questa prospettiva. E i Verdi Liberali, dal canto loro, vogliono «osare più Europa».
Quanto al PLR e a Il Centro, affermano di non voler aderire all’UE, ma sostengono il recepimento del diritto europeo, firmando così la fine della nostra capacità di decidere autonomamente.
Non vogliono l’adesione ufficiale, ma accettano un’integrazione progressiva!
Ora, la Svizzera non è un Paese come gli altri. Da noi, il sovrano è il popolo!
Sono le cittadine e i cittadini che devono poter decidere del proprio futuro. Non Bruxelles. Non burocrati stranieri. Non giudici che impongono la propria interpretazione del diritto europeo.
Allora vi pongo una domanda:
Perché dovremmo accettare da Bruxelles ciò che rifiuteremmo a Berna?
Vogliamo buone relazioni con i nostri vicini. Vogliamo commerciare, esportare e sviluppare la nostra economia.
Ma da quando bisogna abbandonare la propria libertà per fare affari?
La Svizzera è aperta al mondo. Le nostre imprese esportano su tutti i continenti. Non dobbiamo scegliere tra la prosperità e l’indipendenza.
Vogliamo il libero scambio, non la tutela di Bruxelles!
Vogliamo una Svizzera aperta, ma una Svizzera che rimanga padrona del proprio destino!
Troppi miliardi all’estero e sempre più oneri per gli svizzeri!
Signore e Signori,
La seconda battaglia è altrettanto importante: quella del denaro dei contribuenti.
A Berna, le finanze pubbliche sono sotto pressione. E che cosa ci viene proposto? Sempre le stesse ricette: più imposte, più tasse e più oneri per la popolazione.
Ma quando si tratta di spendere all’estero, i milioni e i miliardi sembrano molto meno difficili da trovare!
Prendiamo il bilancio dell’aiuto allo sviluppo. La Confederazione vi destina circa 4 miliardi di franchi all’anno.
E il Partito Socialista ne chiede ancora di più: quasi 6 miliardi all’anno, portando l’obiettivo allo 0,7 % del reddito nazionale lordo.
Anche i Verdi chiedono spese supplementari per finanziare progetti climatici all’estero.
E secondo le cifre comunicate dal Dipartimento federale degli affari esteri, il sostegno della Confederazione all’Ucraina e agli ucraini ammontava a circa 6 miliardi di franchi alla fine del 2025, comprese le spese legate all’accoglienza in Svizzera delle persone che beneficiano dello statuto S.
Lo dico chiaramente: l’aiuto umanitario può essere necessario. Ma deve essere mirato, controllato e finanziariamente sostenibile.
La solidarietà non deve mai diventare un assegno in bianco!
Perché nel frattempo, che cosa succede da noi?
I premi della cassa malati aumentano. Gli affitti gravano sulle famiglie. Le famiglie devono contare ogni franco. I nostri agricoltori lottano per mantenere le proprie aziende agricole. Le nostre PMI creano posti di lavoro e posti di apprendistato, mentre sono sommerse dalla burocrazia.
E quando bisogna finanziare la tredicesima rendita AVS, approvata dal popolo, che cosa ci viene proposto? Nuovi oneri sui salari o un aumento dell’IVA.
Allora, poniamoci una domanda scomoda:
Perché chiedere sempre di più ai lavoratori e alle imprese svizzere, mentre miliardi continuano a essere investiti all’estero?
Perché i contribuenti dovrebbero sempre pagarne il conto?
E non è tutto. Il nuovo pacchetto di accordi con l’Unione europea prevede anche un contributo finanziario regolare della Svizzera a favore di alcuni Stati membri, che dovrebbe raggiungere i 350 milioni di franchi all’anno.
Ancora centinaia di milioni che partiranno verso Bruxelles e gli Stati membri dell’UE!
Per gli svizzeri, bisognerebbe risparmiare. Per l’estero, ci sarebbe sempre denaro!
Ecco una politica che rifiutiamo.
L’UDC vuole priorità chiare: sostenere e premiare il lavoro, alleggerire il carico delle famiglie, difendere le nostre imprese e preservare il nostro potere d’acquisto.
La nostra prima responsabilità deve essere nei confronti della popolazione svizzera!
E questo vale anche per la nostra neutralità. La Svizzera deve preservare la propria indipendenza, la propria credibilità e la propria libertà d’azione. Deve contribuire alla pace, senza lasciarsi trascinare nei conflitti degli altri.
La domanda è chiara: chi decide per la Svizzera?
Signore e Signori,
In fondo, queste due battaglie ne formano una sola.
Da un lato, si vuole imporci un numero maggiore di regole provenienti da Bruxelles.
Dall’altro, si vuole farci pagare sempre di più, qui e all’estero.
In entrambi i casi, la domanda è la stessa:
Chi deve avere l’ultima parola sul futuro del nostro Paese?
Per l’UDC, la risposta è chiara: il popolo, cioè le svizzere e gli svizzeri!
Vogliamo una Svizzera indipendente, che decida autonomamente le proprie leggi.
Una Svizzera aperta al commercio, ma che non si sottometta a Bruxelles.
Una Svizzera fedele alla propria neutralità.
Una Svizzera che rispetti il denaro dei propri contribuenti.
Una Svizzera in cui il lavoro, il merito e la responsabilità individuale rimangano i fondamenti della nostra prosperità.
E soprattutto, una Svizzera che metta la propria popolazione al primo posto!
Signore e Signori,
Le elezioni federali del 24 ottobre 2027 saranno decisive.
Abbiamo la scelta tra una maggiore dipendenza e una maggiore libertà. Tra sempre più spese e priorità chiare. Tra una Svizzera che subisce e una Svizzera che decide.
La nostra sovranità non è in vendita. La nostra democrazia diretta non è negoziabile. E il denaro dei contribuenti non è a libera disposizione dei politici!
Allora, mobilitiamoci!
Difendiamo la nostra libertà, la nostra indipendenza e la nostra prosperità.
Difendiamo ciò che rende forte il nostro Paese.
Più libertà, meno burocrazia!
Più responsabilità, meno sprechi!
Più indipendenza, meno Bruxelles!
Nel 2027, rafforziamo l’UDC per difendere gli interessi della Svizzera e degli svizzeri!
Proteggiamo ciò che amiamo. Per il bene della Svizzera, votate UDC!
Vi ringrazio.