Il Ticino difende la democrazia diretta: sul trattato di sottomissione all’UE devono decidere sia il Popolo che i Cantoni!

Il Consiglio federale vorrebbe aggirare il Popolo sul trattato di sottomissione all’UE. La risposta del Ticino non si è fatta attendere: referendum obbligatorio e doppia maggioranza. Su sovranità e libertà non decide Berna, non decide Bruxelles. Decide il Popolo svizzero – e decidono i Cantoni.

Alain Bühler
Alain Bühler
(TI)
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La scelta del Consiglio federale è politicamente inequivocabile: il trattato di sottomissione all’UE non deve essere sottoposto al referendum obbligatorio.

Tradotto: il Governo federale non vuole garantire che una votazione popolare abbia luogo. Senza referendum obbligatorio, il Popolo potrà esprimersi soltanto se qualcuno raccoglierà le firme per un referendum facoltativo. È un calcolo politico chiaro.

Eppure il trattato di sottomissione all’UE non è un accordo qualsiasi. Prevede l’adozione automatica del diritto europeo, la sottomissione ai giudici europei, il pagamento di contributi miliardari ricorrenti e un indebolimento sostanziale della nostra democrazia diretta. Significa cedere la nostra sovranità legislativa, giuridica e ridurre la libertà decisionale della Svizzera.

Un cambiamento strutturale di questo tipo non può essere deciso a porte chiuse, con una semplice maggioranza parlamentare. La Confederazione svizzera è una federazione di Cantoni. La doppia maggioranza di Popolo e Cantoni è una garanzia costituzionale, non un fastidio da aggirare.

Chi oggi rifiuta il referendum obbligatorio teme il giudizio del Paese reale.

Il Ticino non si piega

Il Gran Consiglio ticinese ha dato una risposta chiara. Con l’approvazione della mozione UDC con 54 voti a 17, il Parlamento non si è limitato a prendere una posizione chiara. Ha conferito al Consiglio di Stato ticinese un mandato vincolante: attivarsi presso Berna per esigere che il trattato di sottomissione all’UE sia sottoposto al referendum obbligatorio.

Non è un atto simbolico, ma un incarico istituzionale preciso. Il Governo cantonale è chiamato ora a intervenire a livello federale e a difendere la doppia maggioranza di Popolo e Cantoni su un accordo che incide direttamente sulla sovranità nazionale e sulle competenze dei Cantoni.

Politicamente rilevante è il fatto che, oltre alla Lega e il Centro, anche il PLR ticinese ha sostenuto il referendum obbligatorio, nonostante a livello nazionale il partito segua una linea diversa sugli accordi con l’UE. Questo dimostra che la questione supera le logiche di schieramento. Qui non si tratta più di simpatia verso Bruxelles, ma di rispetto della democrazia diretta.

Su un trattato di questa portata la legittimazione deve essere la più forte possibile. Il Ticino lo ha detto chiaramente: senza doppia maggioranza non c’è mandato democratico.

Il voto del Parlamento ticinese è una vittoria di percorso. Dimostra che quando si tratta di sovranità e democrazia diretta, il Ticino sa alzare la voce. Ma la partita è tutt’altro che conclusa. Il confronto politico a livello federale sarà decisivo e la pressione per far passare il trattato sarà forte.

L’UDC è pronta a dar battaglia insieme a tutte le cittadine e a tutti i cittadini che, come noi, credono che sulla nostra libertà, la nostra indipendenza e la nostra sovranità non si tratta!

Alain Bühler
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(TI)
 
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