Gruppo UDC: salvaguardare la collaudata autodeterminazione

Il gruppo parlamentare federale dell’UDC ha discusso, durante la sua seduta di oggi (18.05.2018) a Berna, sulla via da seguire in merito all’iniziativa popolare “Diritto svizzero anziché giudici stranieri”. L’iniziativa UDC per l’autodeterminazione impone il ritorno a una regolamentazione collaudata e che dovrebbe andare da sé: In caso di contraddizione fra il diritto internazionale e il diritto nazionale, i tribunali svizzeri devono essere obbligati ad applicare la Costituzione federale, dunque il diritto democraticamente legittimato della Svizzera. Questa iniziativa rafforza il nostro regime giuridico e garantisce delle condizioni-quadro affidabili e stabili, vantaggio determinante per l’economia svizzera e per la sua attrattività.

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Il Consiglio degli Stati ha respinto l’iniziativa per l’autodeterminazione durante la sua sessione primaverile. Tocca ora al Consiglio nazionale chinarsi su questo dossier. Ma si è già intuito in seno alla Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (CIP-CN), che, ancora una volta, l’UDC sarà sola a difendere i diritti democratici che hanno dato prova della loro efficacia. In un minimo di tempo, la commissione ha deciso di raccomandare il rigetto dell’iniziativa. È evidente che gli altri partiti cercano di garantirsi la possibilità di annullare delle decisioni popolari a loro sgradite invocando le norme del diritto internazionale.

È urgente garantire il finanziamento dell’AVS
Il gruppo ha pure avviato un ampio dibattito sulla proposta della Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati (CET-CS) concernente il Progetto fiscale 2017. Essa conferma la posizione secondo la quale l’UDC sottoporrà questa idea a un’analisi critica nella prospettiva degli oneri che ne risulteranno per il ceto medio e per le piccole e medie imprese. Secondo l’UDC, è urgente e importante risanare durevolmente l’AVS. Se questo progetto di risanamento dell’AVS con un importo di 2,1 miliardi di franchi è introdotto nel Progetto fiscale 2017, l’UDC esige che sia fatto altrettanto con l’aumento dell’età di pensionamento delle donne. Gli oneri dell’AVS sarebbero così alleggeriti di 1,2 miliardi di franchi l’anno, per cui si potrebbe rinunciare alla misura antisociale di un aumento dell’IVA.

Per un’agricoltura produttiva – rinvio del rapporto al Consiglio federale
Il Consiglio federale ha presentato il 1° novembre 2017, la sua visione globale della futura politica agricola. Vi si prevede, in particolare, una massiccia riduzione della protezione dei prodotti agricoli contro le importazioni. Questo progetto è in contraddizione con il principio del rafforzamento della produzione alimentare nazionale in base al mercato e della sicurezza alimentare. Le perdite di reddito dei contadini a seguito della diminuzione della protezione contro le importazioni sarebbero, sempre secondo questo rapporto, compensate con un aumento dell’IVA. Questa idea balzana conferma fino a che punto il consigliere federale liberale-radicale responsabile di questo dossier si avulso dalla realtà.

In accordo con la maggioranza della CET-CN, il gruppo UDC chiede che, durante la sessione estiva, il parlamento rinvii questo rapporto al Consiglio federale con il mandato seguente:

  1. Bisogna cominciare procedendo a una valutazione degli obiettivi raggiunti dalla politica agricola attuale (PA-14-17). I risultati di questa analisi serviranno da base per la prossima riforma.
  2. Bisogna rinunciare a integrare una componente internazionale nella prossima riforma agraria. I futuri accordi di libero scambio devono essere negoziati separatamente nel rispetto degli interessi dell’insieme dell’economia nazionale.
  3. La prossima riforma agraria deve essere preparata tenendo conto del nuovo articolo costituzionale 104a sulla sicurezza alimentare e l’agenda deve essere rivista.

La direttiva UE sulle armi porta più burocrazia che sicurezza
Il gruppo UDC ha pure esaminato la direttiva UE sulle armi. Questo diritto è stato inasprito in seguito agli attentati terroristici di Bruxelles e di Parigi, con l’intenzione di impedire in futuro tali atti. Come spesso succede quando il Consiglio federale applica del diritto UE, esso manca completamente l’obiettivo mirato. La Commissione di politica di sicurezza del Consiglio nazionale ha sì corretto qualche punto del progetto governativo, ma ciò è ben lungi dall’essere sufficiente. I tiratori sportivi svizzeri saranno fortemente ostacolati da questo nuovo diritto. Le innumerevoli costrizioni amministrative sottrarranno gli organi di sicurezza e i corpi di polizia ai loro compiti primari perché dovranno occuparsi del lavoro d’ufficio invece di lavorare sul terreno. Questa direttiva UE di disarmo non migliorerà la sicurezza nell’UE e in Svizzera, ma avrà come effetto principale quello di appesantire la burocrazia. In particolare per questa ragione, il gruppo UDC la respinge categoricamente.

NO a nuove costrizioni burocratiche per l’uguaglianza dei salari
Le modifiche apportate alla legge sull’uguaglianza comportano degli interventi supplementari dello Stato per realizzare l’uguaglianza dei salari di donne e uomini. Le imprese occupanti più di 50 persone saranno obbligate a effettuare ogni quattro anni un’analisi dell’uguaglianza dei salari. L’UDC si oppone a questi eccessi burocratici, come pure alla proposta del Consiglio degli Stati secondo la quale  le imprese con più di 100 dipendenti devono fare una sola analisi dell’uguaglianza dei salari, facendone poi verificare i risultati. Un’uguaglianza assoluta dei salari dei due sessi è impossibile da realizzare anche per un lavoro uguale. I motivi oggetto di differenziazione come l’età, la formazione, gli anni di servizio, l’esperienza, il settore di competenza, l’impegno personale, le performance, eccetera, sono troppo numerosi. L’UDC si oppone perciò a nuove costrizioni e oneri imposti ai datori di lavoro.

 
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