Oltre 400’000 frontalieri UE approfittano degli elevati salari svizzeri. Come se non bastasse: ora la Svizzera dovrebbe versare anche centinaia di milioni di franchi per i frontalieri UE disoccupati. Il gruppo parlamentare UDC chiede al Consiglio federale un chiaro no all’UE.

L’UE esulta, la Svizzera paga: d’ora in poi non dovrebbe più essere lo Stato di domicilio a versare l’indennità di disoccupazione, bensì l’ultimo Stato in cui il lavoratore è stato impiegato.
Questa nuova regolamentazione è stata introdotta unilateralmente dall’UE. Ora la Svizzera dovrebbe riprendere questo cambiamento di sistema: una conseguenza diretta della libera circolazione delle persone con l’UE, presentata come tanto positiva. I costi sono stimati fino a un miliardo di franchi all’anno. Chi paga? I lavoratori svizzeri, con deduzioni salariali più elevate per l’assicurazione contro la disoccupazione AD.
La nuova regolamentazione UE ha conseguenze fatali per la Svizzera. Il nostro Paese è estremamente attrattivo per i frontalieri: beneficiano degli elevati salari svizzeri e vivono a costi molto più bassi nel loro Stato di domicilio. Per questo il numero dei frontalieri UE è aumentato massicciamente dall’introduzione della libera circolazione delle persone: da 160’000 (2002) agli attuali oltre 400’000! Al contrario, i frontalieri svizzeri in Francia o in Italia sono pochissimi.
Il Consiglio federale non deve riprendere questa regolamentazione unilaterale dell’UE
Gli Stati confinanti dell’UE e i loro frontalieri ne approfittano massicciamente: i datori di lavoro svizzeri versano ogni anno all’estero salari per oltre 30 miliardi di franchi. Una somma gigantesca che defluisce dalla Svizzera e viene spesa in gran parte negli Stati confinanti. Inoltre, i frontalieri UE incassano circa 550 milioni di franchi di assegni familiari svizzeri.
E ora l’UE pretende pure che i lavoratori svizzeri debbano pagare deduzioni salariali più elevate per i frontalieri UE disoccupati. Il gruppo parlamentare UDC respinge questa sfrontatezza: chiede al Consiglio federale di rifiutare categoricamente questa modifica delle regole UE in seno al comitato misto.
«Questo caso dimostra in modo esemplare che la Svizzera non deve vincolarsi all’UE», afferma il presidente del gruppo Thomas Aeschi. «Gli altri partiti vogliono addirittura che adottiamo automaticamente tutte le regolamentazioni dell’UE. Le Svizzere e gli Svizzeri non avranno più nulla da dire e, per giunta, dovranno anche pagare miliardi a Bruxelles. Non con noi!»