L’idea di un “servizio civico” per tutti può sembrare affascinante a prima vista. Ma dietro questa iniziativa si nasconde una strada pericolosa, con conseguenze pesanti per l’economia, per lo Stato e per il nostro esercito.

Con la sua approvazione, il numero di persone assenti dal lavoro raddoppierebbe rispetto a oggi. Già ora, soprattutto per le piccole imprese, non è semplice gestire le assenze dei collaboratori che prestano servizio militare o nella protezione civile. Ma lo si accetta, perché la sicurezza interna ed esterna resta la priorità di ogni Stato serio.
Il “servizio civico”, invece, con la sicurezza non ha nulla a che vedere. È un’idea imposta dall’alto, non una necessità reale. E chi desidera impegnarsi per la collettività può già farlo oggi, volontariamente, come accade da sempre in Svizzera.
Costi aggiuntivi per milioni
I Cantoni dovrebbero sostenere costi aggiuntivi per milioni di franchi per coordinare gli interventi nei nuovi settori d’impiego, creare strutture e formare personale. Invece di svolgere in modo produttivo la propria professione, molte persone verrebbero distolte dal lavoro per compiti per i quali non sono nemmeno formate, e che richiederebbero quindi ulteriore istruzione.
I costi sarebbero enormi rispetto ai benefici: circa 800 milioni di franchi all’anno solo per le indennità di perdita di guadagno e 160 milioni per l’assicurazione militare. Costi che finirebbero, ancora una volta, sulle spalle di lavoratori e datori di lavoro, attraverso nuove detrazioni salariali.
No all’abolizione del servizio militare obbligatorio
Per mantenere un esercito operativo serve un organico stabile e motivato. L’iniziativa promette che non cambierà nulla, ma è soltanto una pia illusione: se ognuno potrà scegliere di svolgere qualsiasi tipo di attività, dal sociale alla tutela del clima, l’esercito non potrà più contare su effettivi sufficienti.
Il rischio reale è l’indebolimento di una delle istituzioni più importanti per la nostra sicurezza e per la neutralità del Paese.
Valorizzare ciò che già funziona
Invece di stravolgere il principio del servizio militare obbligatorio, la Svizzera dovrebbe rafforzare ciò che già funziona: le strutture di volontariato, dove la motivazione e la competenza sono vere, non imposte per legge. L’impegno civico nasce dal senso di responsabilità, non dall’obbligo.
Per queste ragioni, il 30 novembre votiamo NO all’iniziativa “Servizio civico”.