In Svizzera, molti lavoratori (in Ticino soprattutto) hanno la necessità di centellinare ogni franco. I premi LAMal aumentano, gli affitti gravano sui bilanci familiari e le spese correnti si accumulano. Nonostante il recente aumento dei salari reali, alcune famiglie faticano a ritrovare un vero margine di manovra finanziario.

È proprio in questo contesto che il popolo dovrà pronunciarsi su un nuovo aumento dell’IVA, destinato a finanziare una parte della 13ª rendita di AVS. L’aliquota normale passerebbe dall’8,1 all’8,5%, generando circa 1,4 miliardi di franchi di entrate supplementari all’anno.
Per l’UDC, questa proposta evidenzia una divergenza fondamentale con la sinistra rosso-verde sulle priorità dello Stato. Questi orientamenti, che prevedono un ampliamento delle prestazioni pubbliche e un conseguente aumento della spesa, rischiano di accrescere ulteriormente la pressione fiscale sulle famiglie e sull’economia.
Fino a che punto si può gravare sul portafoglio di chi lavora, cresce i propri figli, versa i contributi e finanzia già gran parte delle prestazioni pubbliche?
La 13ª rendita di AVS è stata approvata democraticamente e deve essere versata. Il suo finanziamento richiede tuttavia scelte di bilancio sostenibili. L’UDC sostiene in particolare un esame approfondito delle spese federali, risparmi nel settore dell’asilo e una lotta più incisiva contro tutti gli abusi sociali. Queste misure devono essere valutate e quantificate, anziché considerare sistematicamente un aumento dei prelievi come prima e unica soluzione.
La votazione del 29 novembre va quindi oltre la sola questione dell’IVA. Riguarda anche il modello di finanziamento del nostro Stato sociale e lo spazio concesso al reddito disponibile dei lavoratori.
Per l’UDC preservare il potere d’acquisto rimane una priorità della politica federale ed è per questo che diciamo NO all’aumento dell’IVA!