Direttiva UE sulle armi: una legge contro i tiratori sportivi e non contro i terroristi

La direttiva UE sulle armi (direttiva 91/477/CEE sul controllo, l’acquisizione e la proprietà di armi) è stata preparata dopo gli attentati terroristici di Bruxelles e di Parigi, con l’intenzione di impedire tali atti in futuro. Oggi è evidente che questa legge non ha alcun effetto contro gli attacchi terroristici. Per contro, colpisce duramente i tiratori sportivi svizzeri.

Jean-François Rime
Jean-François Rime
Consigliere nazionale Bulle (FR)
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La direttiva UE di disarmo non farà certo aumentare la sicurezza in Svizzera. Il suo principale effetto sarà di caricare gli organi di sicurezza di oneri burocratici e di scartoffie di ogni tipo. In altre parole, tanto la direttiva UE sulle armi quanto il progetto di legge del Consiglio federale sul quale siamo chiamati a votare, mancano completamente l’obiettivo mirato.

Ecco che cosa cambierà
Le nostre armi d’ordinanza, i fucili d’assalto 90 e 57, saranno assegnate alla categoria delle «armi proibite». Questo cambiamento ha per effetto che, per acquistare un fucile d’assalto 90 o 57, bisognerà chiedere – dietro pagamento di una tassa – un permesso cantonale eccezionale e fornire la prova del bisogno. Inoltre, i proprietari di una tale arma la dovranno fare registrare nuovamente entro un termine di tre anni. Non esiste protezione dei diritti d’acquisto. Se le condizioni non sono soddisfatte, l’arma è sequestrata, il che costituisce un esproprio. E peggio, se un cantone rifiuta, per una ragione qualunque, di accordare un permesso eccezionale, questo caso viene registrato nel sistema d’informazione di Schengen. I tiratori sportivi sono dunque trattati peggio degli hooligan, dei teppisti sinistroidi e di altri malfattori, quando invece non hanno commesso alcun crimine.

Conseguenze per i tiratori e per il tiro sportivo
Questa regolamentazione provoca dei costi per l’ottenimento di autorizzazioni eccezionali e delle coercizioni amministrative e burocratiche per le ri-registrazioni. I proprietari di armi che agiscono in tutta legalità sono criminalizzati o espropriati. Questa constatazione vale anche per coloro che custodiscono a casa la loro arma militare o quella del partner come ricordo, ma non tirano più. I genitori, i cui figli s’interessano al tiro sportivo, sono scoraggiati dall’acquistare un’arma di principio proibita. La tradizione liberale delle armi diffusa in Svizzera viene distrutta dai burocrati UE.

Meno sicurezza
Vi siete già chiesti perché i comandanti delle polizie cantonali e una parte dei cantoni si oppongono a questo progetto? È difficile pensare che siano contrari alla lotta contro il terrorismo. No, la realtà è che questo progetto è una nuova idiozia burocratica quali sovente produce l’apparato UE. Gli agenti di polizia dovranno in futuro verificare e riempire ancor più formulari, invece di essere presenti in strada per vegliare sulla sicurezza della popolazione. In altre parole, la direttiva sulle armi riduce la sicurezza pubblica, invece di aumentarla. D’altronde, gli attentati terroristici non sono quasi mai perpetrati con delle armi registrate – nella misura in cui siano attuati con armi da fuoco. I terroristi non cambieranno certamente le loro abitudini a causa di questa legge.

Meno libertà e meno sovranità
Non solo perderemo sicurezza, manche libertà e sovranità. Tutti gli altri partiti politici e le associazioni economiche vogliono farci credere che non abbiamo altra scelta che dire sì a questa legge, perché essa ha un legame diretto con l’accordo di Schengen. Questo accordo prevede infatti la cosiddetta «ripresa dinamica» di diritto UE, analogamente al progetto di accordo-quadro istituzionale che esige questo allineamento della Svizzera al diritto UE in tutti i settori toccati dagli accordi bilaterali. Ecco un buon esempio che illustra le conseguenze negative di tali accordi. L’UE escluderebbe davvero la Svizzera dal sistema d’informazioni di polizia di Schengen per tentare d’imporre l’inutile direttiva sulle armi? Sicuramente no.

La Svizzera regolamentata dall’estero
Invece di dar prova di fermezza e spiegare a Bruxelles che la legge svizzera sulle armi è sufficientemente severa e che il nostro paese adempie a tutte le condizioni, il Consiglio federale si è, come d’abitudine, inchinato di fronte all’UE. È evidente: la Corte di giustizia UE (CGUE), dunque dei giudici stranieri, deciderà in futuro sul nostro diritto delle armi. Ancora una volta, la Svizzera viene regolamentata dall’estero.

Sono le frontiere aperte di Schengen a favorire il terrorismo
Questa nuova legge non scoraggerà un solo terrorista, ma colpisce le cittadine e i cittadini onesti. Impedire dei crimini commessi con armi illegali vietando le armi legali – che stupidità! È innanzitutto a causa delle frontiere aperte dello spazio di Schengen che di terroristi muniti di armi illegali possono viaggiare liberamente attraverso l’Europa. Ecco la realtà, ma l’UE rifiuta di ammetterlo.

Rifiutando la direttiva sulle armi, il popolo svizzero può inviare un segnale forte a Bruxelles: noi discutiamo volentieri su misure ragionevoli, ma non ammettiamo che la nostra libertà sia ridotta da una burocrazia insensata. Rispettate finalmente la nostra sovranità e la nostra tradizione secolare in materia di armi! NO alla direttiva UE sulle armi!

Jean-François Rime
Jean-François Rime
Consigliere nazionale Bulle (FR)
 
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