Fatti e cifre sull’«iniziativa per la sostenibilità»

Chiunque si impegni per il proprio Paese, per una Svizzera in cui si vive bene, per un futuro sicuro e libero, non può più stare a guardare come l’immigrazione sia sempre più incontrollata. I dati parlano chiaro: ci sono troppi immigrati e quelli che arrivano non sono quelli di cui abbiamo bisogno.

Manuel Strupler
Manuel Strupler
Consigliere nazionale Weinfelden (TG)
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Negli ultimi 20 anni, 1,5 milioni di persone sono arrivate in Svizzera grazie all’asilo, al ricongiungimento familiare o alla libera circolazione delle persone. In occasione della votazione sulla libera circolazione delle persone, il Consiglio federale ci aveva gettato fumo negli occhi parlando di 8000 immigrati in più all’anno. Le loro stime erano sbagliate, e non di poco: gli immigrati sono stati dieci volte di più! In media, accogliamo in Svizzera 80 000 persone in più all’anno, solo grazie all’immigrazione.

Sono un imprenditore del settore del giardinaggio: se sbaglio un preventivo anche solo del 10%, il mio cliente mi chiederà delle spiegazioni. Se mi sbagliassi in una proporzione da 1 a 10, sarei destinato a fallire.

Purtroppo, la politica funziona in modo diverso. I responsabili di ieri hanno lasciato il loro incarico da tempo. E sono gli Svizzeri a dover sopportare le conseguenze di una politica migratoria incontrollata. Basta guardare le cifre: ogni anno la Svizzera deve accogliere l’equivalente della popolazione del Cantone di Sciaffusa. Questa massiccia crescita demografica sta spingendo il nostro Paese, le nostre vite e le nostre infrastrutture al limite – e ha ben poco a che fare con la sostenibilità.

Negli ultimi vent’anni, il numero di persone che vivono in Svizzera è aumentato in media di 80 000 unità all’anno. Ciò si traduce in una crescita della popolazione di circa il 20%. A titolo di confronto, la crescita della popolazione in Germania nello stesso periodo è stata solo dell’1,5%. Eppure in tale Paese si discute molto sulle conseguenze di una politica migratoria fallimentare, con la conseguente criminalità basata sui clan, le risse per strada e gli stranieri scarsamente integrati.

Non avevamo mai visto così tante ore perse in ingorghi stradali! Tutti noi siamo infastiditi dal traffico o ci ammassiamo nei treni per andare al lavoro. La nostra infrastruttura dei trasporti sta diventando sempre più satura. E la ragione principale di questo sovraccarico è la crescita della popolazione. L’anno scorso sono arrivate in Svizzera 180 000 persone in più. Ciò significa 180 000 persone in più su treni, autobus e tram – e decine di migliaia di auto in più sulle strade.

Soffriamo di una carenza di alloggi, con affitti in forte aumento e famiglie che difficilmente possono permettersi una casa di proprietà. Gli Svizzeri devono lasciare le loro case per far posto agli immigrati. Ogni anno è necessario costruire più di 50 000 nuovi appartamenti. Secondo gli uffici federali competenti, solo il 21% di queste nuove abitazioni è legato all’aumento delle esigenze in termini di spazio abitativo. Ciò significa che quasi l’80% delle nuove abitazioni è attribuibile soprattutto all’immigrazione di massa. Il risultato non è solo l’impennata dei prezzi dei terreni, ma anche la scomparsa di un numero sempre maggiore di spazi verdi. Giorno dopo giorno, le aree urbane continuano a espandersi, inghiottendo quotidianamente un’area delle dimensioni di quasi otto campi da calcio. Questo aggrava la pressione sull’agricoltura e mette a rischio la nostra sicurezza alimentare. Per non parlare del fatto che questa cementificazione intensiva dovuta all’immigrazione sta distruggendo i nostri spazi naturali e la biodiversità. Nonostante la produttività della nostra agricoltura, il livello di autosufficienza della Svizzera continua a diminuire, e anche in questo caso la causa rimane la stessa: l’immigrazione.

Passiamo ora alle scuole. Abbiamo una carenza di insegnanti. Gli insegnanti si lamentano che il loro carico di lavoro è troppo pesante. E quando sempre più bambini non riescono nemmeno a esprimersi correttamente in tedesco o a risolvere i più semplici esercizi di aritmetica, allora sì, possiamo parlare di un sistema scolastico fallimentare. Un insegnante di una scuola professionale mi ha detto poco tempo fa che la maggior parte dei suoi alunni non sa nemmeno più che «metà», «50%» e «1/2» sono la stessa cosa.

Questo sviluppo non sorprende, dato che in molte scuole solo una minoranza di bambini ha ancora radici svizzere. Il modello di successo della Svizzera è stato costruito sui valori su cui è stata fondata: libertà e cristianesimo. Oggi, questo modello è minacciato. È impossibile credere che si possa integrare in modo ragionevole un gran numero di persone provenienti dai quattro angoli del mondo e di tutte le religioni. Il solo fatto che più di 500 000 musulmani vivano oggi in Svizzera dimostra che un cambiamento drammatico nella composizione della nostra popolazione è già avvenuto anche qui. Basta guardare cosa sta accadendo in Francia per porsi la domanda: è davvero questo che vogliamo? Vogliamo in Svizzera delle società parallele?

I nostri ospedali – in realtà, il nostro intero sistema sanitario – stanno operando al massimo delle capacità, e i costi continuano ad aumentare. Anche se riuscissimo, attraverso l’immigrazione, a mobilitare nuove forze lavoro in questi settori, si tratterebbe di un’equazione a somma zero. Perché un’immigrazione netta di 180 000 persone, come quella dello scorso anno, significa circa 800 medici in più, centinaia di letti d’ospedale in più e oltre 4000 infermiere e infermieri in più. Per non parlare dei costi aggiuntivi: i conti non tornano, e non possono tornare quando persone che non hanno pagato i contributi agli istituti previdenziali o alle casse malati per tutta la vita possono però ricevere tutti i loro benefici.

E come sappiamo da almeno un anno, anche l’approvvigionamento energetico della Svizzera è in pericolo. Per non parlare del fatto che, in molte regioni, la nostra rete idrica, le reti di distribuzione dell’elettricità e gli impianti di trattamento delle acque reflue sono ormai al limite delle loro capacità. Anche gli obiettivi climatici sono stati portati all’assurdo dall’immigrazione di massa. Come facciamo a ridurre le nostre emissioni di CO2 ai livelli del 1990 quando, allo stesso tempo, la Svizzera sta aggiungendo 2,3 milioni di abitanti? Siamo riusciti a ridurre le emissioni di CO2 pro capite del 37% dal 1990. Ma a causa dell’immigrazione, questa cifra è ora scesa ad appena il 18% pro capite. E gli stessi politici che hanno autorizzato questa immigrazione di massa, ora ci rimproverano di non aver raggiunto i nostri obiettivi climatici e ce ne fanno pagare le conseguenze con divieti, restrizioni, tasse e imposte varie.

Passiamo ora alla carenza di manodopera qualificata. Negli ultimi vent’anni, la Svizzera è cresciuta di 1,5 milioni di persone. Anche il numero dei frontalieri è raddoppiato. Eppure, nonostante questo, la carenza di manodopera qualificata è maggiore rispetto a vent’anni fa? È chiaro che c’è qualcosa che non va. Siamo in una spirale senza fine. Il nuovo medico che arriva dall’estero con moglie e figli ha bisogno di un insegnante e di un appartamento, che deve essere costruito. E per questo, ancora una volta, sono necessari lavoratori edili, che a loro volta portano con sé le loro famiglie. Da qui la necessità di nuovi edifici scolastici… per la cui costruzione faremo arrivare nuovamente persone dall’estero, e così via. È un circolo vizioso.

A tutto questo si aggiungono i molti migranti che non entrano nemmeno nel mercato del lavoro, ma che comunque mobilitano risorse in termini di forza lavoro, sia per accompagnarli che per ospitarli, perché abbiamo bisogno di più forze di sicurezza e di più personale carcerario. Dobbiamo porre fine all’immigrazione di massa. Dobbiamo puntare a una crescita economica e demografica che sia qualitativa e sostenibile.

Ecco perché oggi abbiamo bisogno di questa iniziativa.

Manuel Strupler
Manuel Strupler
Consigliere nazionale Weinfelden (TG)
 
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