Oggi vi ho portato 100 franchi. Prima che questi 100 franchi arrivino nei portafogli delle cittadine e dei cittadini, devono innanzitutto essere guadagnati. Dietro a questo c’è quindi qualcuno che lavora, si assume delle responsabilità e fornisce una prestazione. Si lavora, ad esempio, in una PMI, in un’azienda agricola, come imprenditore indipendente, nell’industria o in qualsiasi altro settore dell’economia svizzera.

È proprio da queste prestazioni che trae origine la nostra prosperità in Svizzera. Questo è uno dei principi fondamentali più importanti che dovrebbero caratterizzare la nostra politica e la nostra società.
Nel nostro Paese abbiamo la fortuna che l’impegno viene ricompensato. Chi ha una buona idea, vuole costruire qualcosa o sviluppare ulteriormente un’azienda trova, in linea di principio, condizioni favorevoli. Questo è uno dei nostri grandi punti di forza e uno dei motivi per cui la Svizzera ha tanto successo economico.
Ma questo successo non è scontato. Deve essere conquistato ogni giorno. Ed è proprio qui che, a mio avviso, si trova uno dei maggiori problemi della politica attuale: mentre le nostre imprese e la popolazione che lavora fanno sì che si crei prosperità, a Berna si decide con sempre maggiore naturalezza come spendere nuovamente questo denaro e, troppo spesso, il denaro dei contribuenti viene semplicemente gettato dalla finestra.
Se fosse per la sinistra e per chi è insofferenti verso la patria, lo Stato dovrebbe assumersi sempre più compiti, intervenire sempre più pesantemente e, naturalmente, prelevare sempre più denaro dalle tasche delle cittadine e dei cittadini. Vorrei quindi mostrarvi oggi, attraverso questi 100 franchi, come lo Stato sottragga denaro ovunque e che cosa significhino le richieste della sinistra per la nostra prosperità.
Non appena abbiamo guadagnato i nostri 100 franchi, una parte viene già prelevata. I contributi alle assicurazioni sociali e le imposte sul reddito riducono il reddito disponibile ancora prima che possiamo farne qualcosa.
Le imposte fanno parte di uno Stato funzionante, questo è indiscutibile. Abbiamo bisogno di buone infrastrutture, sicurezza e prestazioni statali affidabili. Ciò che conta, tuttavia, è che lo Stato svolga i propri compiti in modo efficiente e gestisca responsabilmente i mezzi disponibili.
Con i contributi alle assicurazioni sociali e le imposte sul reddito, però, la questione è tutt’altro che conclusa. Anche quando spendiamo il nostro denaro, già tassato, lo Stato incassa nuovamente la sua parte. Oggi l’imposta sul valore aggiunto è dell’8,1% e ulteriori aumenti sono già stati decisi o sono in discussione.
Per finanziare la tredicesima rendita AVS, l’imposta sul valore aggiunto dovrebbe aumentare dello 0.4% e, per l’esercito, si discute di un ulteriore aumento dello 0.5%. In questo modo, l’aliquota normale dell’imposta sul valore aggiunto salirebbe al 9%, nonostante sia già stata aumentata all’inizio del 2024.
Dai conti dello Stato emerge chiaramente che già oggi, in media, vengono versati circa 3’100 franchi all’anno di imposta sul valore aggiunto per abitante. Con gli aumenti previsti si aggiungerebbero oltre 300 franchi. Ve ne rendete conto voi stessi: per una famiglia di quattro persone, questo aumento corrisponde a oltre 1’200 franchi di imposte supplementari all’anno.
Non si tratta di importi enormi rispetto ai miliardi di cui discutiamo quotidianamente a Berna. Ma è denaro che viene a mancare nei consumi privati e che non può più essere risparmiato o investito. Ed è proprio questo il punto: ogni franco aggiuntivo richiesto dallo Stato viene a mancare in un altro punto della nostra economia e viene utilizzato in maniera peggiore rispetto a quanto accadrebbe se rimanesse nelle mani dei cittadini.
Il carico fiscale, tuttavia, non si limita più da tempo alle imposte classiche. Proprio nei settori dell’energia e della mobilità vediamo quanto le decisioni politiche influenzino i costi. Chi dipende da un’automobile paga al momento del rifornimento di carburante diverse imposte e tasse e, allo stesso tempo, si cerca di influenzare il nostro comportamento attraverso nuove tasse d’incentivazione.
I Verdi chiedono ulteriori tasse sulla CO₂ e altri oneri per il traffico. Spesso si trascura il fatto che la mobilità è un presupposto importante per il funzionamento dell’economia e che molte persone dipendono dalla propria automobile. Se rendiamo artificialmente più costosa la mobilità, rendiamo più costosi anche i nostri prodotti e servizi. Esattamente la stessa cosa accade anche nell’approvvigionamento energetico. La Svizzera ha bisogno di elettricità sufficiente a prezzi competitivi. Al contrario, con l’attuale politica energetica abbiamo creato ulteriori incertezze e costi. Secondo diversi studi, soltanto le riserve di elettricità non necessarie potrebbero costare circa quattro miliardi di franchi entro il 2045. Se avessimo prestato attenzione a garantire un approvvigionamento energetico sicuro, tutto questo non sarebbe stato necessario e i costi dell’elettricità non dovrebbero aumentare ogni anno, gravando ulteriormente sui cittadini.
E così arriviamo al vero problema: non si tratta soltanto di quanto rimane dei nostri 100 franchi, ma anche di sapere se in futuro saremo ancora in grado di guadagnare questi 100 franchi in Svizzera. Lo Stato, infatti, non si ferma alle imposte e ai tributi, ma rende anche più difficili le condizioni quadro.
Lo vivo personalmente nell’agricoltura. Invece di sviluppare ulteriormente un’azienda agricola, trascorriamo sempre più tempo tra formulari, raccolta di dati, sorveglianza e controlli. Eppure, con un’ulteriore burocrazia non si produce nemmeno un prodotto in più. Esattamente lo stesso vale per le nostre PMI: il tempo e il denaro che devono essere impiegati per gli obblighi amministrativi vengono a mancare per l’innovazione, gli investimenti e la fornitura di prestazioni, nonché per la creazione di prosperità.
L’elenco degli esempi è infinito. Ho volentieri portato con me ancora qualche esempio: i sussidi federali si avvicinano ogni anno ai 50 miliardi di franchi, il settore dell’asilo costa circa 3,5 miliardi di franchi e i Verdi chiedono un fondo per il clima fino a 9 miliardi di franchi all’anno. Tra i politici e i funzionari pubblici di Berna sembra esserci una gara: quante volte si può tassare lo stesso franco?
Il salario, il patrimonio, l’automobile, il terreno, gli investimenti, l’eredità, i consumi: tutto viene tassato, e più volte.
Signore e signori, l’elenco del Libro nero è lungo. Il Libro nero quantifica, attraverso un calcolo esemplificativo, il possibile onere supplementare derivante da diverse richieste della sinistra, fino a 20 miliardi di franchi all’anno. Convertito in termini individuali, ciò corrisponde a circa 2’200 franchi per abitante o 8’800 franchi per una famiglia di quattro persone. E non è affatto semplice fare chiarezza in questo intrico di cifre e richieste. Nell’accordo di sottomissione all’UE, ad esempio, i costi dei programmi Erasmus e Horizon sono stati semplicemente stimati molto più in basso rispetto a quanto l’UE preveda già da tempo per i prossimi anni. La sinistra e chi è nemico della patria giocano a nascondino.
Questi 100 franchi rappresentano simbolicamente ciò che rimane alle persone e alle imprese dopo gli oneri statali. Le generazioni attuali e quelle future si trovano di fronte a un compito finanziario enorme, legato alle decisioni politiche degli ultimi anni: la tredicesima AVS, la legge sulla CO₂, la carenza di energia, ecc. Proprio in quanto giovane agricoltrice e imprenditrice, per me è importante che non ci limitiamo ad amministrare la prosperità di oggi, ma creiamo le condizioni affinché anche la prossima generazione possa svolgere con successo la propria attività economica.
Vorrei riassumere ancora una volta: la prosperità nasce dalla prestazione e dall’imprenditorialità. Lo Stato non deve fare a pezzi la nostra prosperità, ma garantire buone condizioni quadro.
È per questo che l’UDC si batte: per uno Stato snello, una gestione responsabile del denaro dei contribuenti e una maggiore libertà imprenditoriale. E per una banconota da 100 franchi il più possibile intatta.