Il Consiglio federale deve svegliarsi: proteggere la popolazione significa proteggere le frontiere!

Quanto accaduto negli ultimi giorni a Ceuta, che ha assunto la sembianza di una vera e propria invasione, lancia un segnale d’allarme: chiunque penetri in Spagna si trova, di fatto, già all’interno dello spazio Schengen e può quindi raggiungere anche la Svizzera.

Alain Bühler
Alain Bühler
(TI)
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I 60’000 arabi e africani non sono rifugiati, ma intrusi illegali. Non sono perseguitati: abusano del nostro diritto d’asilo per arrivare in Europa. È positivo che, su richiesta dell’UDC, a giugno il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati abbiano classificato gli Stati del Maghreb come Paesi nei quali non vi è rischio di persecuzione.

Chi torna già a minimizzare l’accaduto solo perché una parte dei migranti è tornata indietro, non ha capito nulla. Quanto successo a Ceuta può ripetersi in qualsiasi momento. La migrazione di massa dei popoli arabi verso l’Europa nel 2015 lo ha dimostrato e non deve ripetersi. Ha destabilizzato fino a oggi la vicina Germania e, al contempo, ha arrecato gravi danni alla Svizzera.

L’UE ha perso il controllo delle frontiere esterne
Ceuta lo dimostra: la protezione delle frontiere esterne dell’UE, finanziata generosamente anche con milioni versati dai contribuenti svizzeri, è un fallimento totale. Schengen/Dublino non funziona più da anni e nemmeno il Patto UE sulla migrazione risolverà la situazione. Se il sistema funzionasse, nessun richiedente l’asilo potrebbe attraversare Paesi Schengen sicuri per recarsi in Svizzera. Soltanto il nostro Paese rispetta scrupolosamente l’accordo, mentre altri, come l’Italia, se ne infischiano.

Sono terroristi, criminali o migranti economici?
La migrazione di massa legata all’asilo mette in gioco la sicurezza interna della Svizzera: poiché quasi tutti i richiedenti l’asilo nascondono o distruggono i propri documenti per rendere più difficile la loro espulsione, le nostre autorità non hanno modo di sapere se tra loro vi siano terroristi islamisti e criminali.

Per questo motivo, 11 Stati Schengen controllano le proprie frontiere. E invece il Consiglio federale si rifiuta di rafforzare tale operazione. E questo nonostante migliaia di clandestini si riversino in Svizzera, i turisti del crimine imperversino e le manifestazioni pubbliche in tutto il Paese debbano essere protette con blocchi di cemento.

Questa politica delle frontiere aperte è irresponsabile: affrontiamo finalmente i problemi alla radice e prendiamo in mano la situazione!

Introduciamo ora controlli sistematici alle frontiere
Chiediamo al Consiglio federale di adottare misure immediate per proteggere la popolazione svizzera: le frontiere nazionali devono essere controllate sistematicamente. Se necessario, deve essere impiegato anche l’esercito. La responsabilità della nostra sicurezza non può essere delegata a Bruxelles.

Chi non ha documenti deve essere respinto alla frontiera: la parola magica “asilo” non deve più essere utilizzata abusivamente come biglietto d’ingresso. Nessuno è perseguitato quando attraversa la frontiera svizzera: tutti i Paesi confinanti sono sicuri. Chi è entrato nel Paese, infatti, può essere espulso soltanto con grandi difficoltà e costi elevati.

È ora di svegliarsi dal torpore estivo! Si tratta di proteggere la nostra popolazione da ulteriori problemi importati, dalla criminalità importata e dalla violenza importata.

Poiché il Consiglio federale non fa nulla, serve l’Iniziativa per la protezione delle frontiere dell’UDC!

Alain Bühler
Alain Bühler
(TI)
 
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