Frontiere aperte e criminali dell’asilo provenienti da tutto il mondo rendono la Svizzera meno sicura. Eppure il Consiglio federale, sotto la guida del responsabile dell’asilo Beat Jans, respinge senza controprogetto l’iniziativa popolare dell’UDC «Fermare gli abusi nell’asilo! (Iniziativa per la protezione delle frontiere)». Evidentemente al consigliere federale socialista Jans non interessano le preoccupazioni della popolazione, che subisce la criminalità legata all’asilo e deve inoltre finanziare con miliardi di franchi dei contribuenti centinaia di migliaia di abusi in materia d’asilo.

Con la migrazione d’asilo organizzata in modo criminale, ogni anno arrivano in Svizzera da tutto il mondo decine di migliaia di approfittatori dell’asilo, che finiscono nel nostro Stato sociale. Dal 2000 in Svizzera sono state presentate oltre 667’000 domande nel settore dell’asilo.
Si tratta prevalentemente di uomini musulmani provenienti dal Nordafrica, dal Medio Oriente e dall’Afghanistan. Di conseguenza esplode anche la criminalità: oltre l’80 per cento dei richiedenti l’asilo nordafricani è criminale. «Un quadro analogo emerge anche tra i migranti dell’asilo provenienti dall’Afghanistan», afferma Pascal Schmid, consigliere nazionale (TG) e responsabile del dossier asilo. «La loro quota nella popolazione dell’asilo è del 15,4 per cento. Tuttavia commettono in misura fortemente sproporzionata reati violenti e reati sessuali.»
Anche le frontiere aperte rendono il nostro Paese molto meno sicuro. Bande criminali provenienti dalla Francia fanno regolarmente esplodere bancomat in Svizzera, assaltano furgoni portavalori o rapinano armerie e autorimesse.
In breve: la popolazione svizzera subisce la criminalità importata e costi nell’ordine di miliardi.
Che cosa fa al riguardo il responsabile dell’asilo e della giustizia, il consigliere federale socialista Beat Jans? Nulla. «Al contrario. Si rifiuta di fare il proprio lavoro – per esempio non attuando semplicemente circa 30 inasprimenti in materia d’asilo approvati dal Parlamento», afferma il presidente del partito Marcel Dettling. «Jans preferisce invece abbellire le cifre dell’asilo, nascondere sotto il tappeto i dati sulla criminalità legata all’asilo e far entrare direttamente in Svizzera presunti islamisti tramite il reinsediamento.»
Ma anche alla maggioranza di centro-sinistra del Consiglio federale le preoccupazioni della popolazione evidentemente non interessano. Sotto la guida del responsabile dell’asilo Jans, essa respinge senza controprogetto l’Iniziativa per la protezione delle frontiere dell’UDC.
«Con la nostra iniziativa popolare, le soluzioni sono sul tavolo», afferma il presidente del gruppo parlamentare Thomas Aeschi (ZG). L’Iniziativa per la protezione delle frontiere chiede la protezione sistematica delle frontiere, che i migranti illegali che giungono in Svizzera passando da Stati terzi sicuri siano respinti e che le persone la cui domanda d’asilo è stata respinta non abbiano più alcun diritto di rimanere. «Con questa iniziativa, la sicurezza e gli interessi della popolazione svizzera vengono messi al primo posto – e non gli interessi dei criminali e degli approfittatori dell’asilo.»