Con il pretesto della sicurezza, Bruxelles progetta la sorveglianza totale degli automobilisti. In concreto, si parla di sistemi di assistenza alla guida, che avvertono, intervengono, distolgono l’attenzione dal traffico… e possono sorvegliare i conducenti. Oggi possiamo decidere noi se vogliamo questi sistemi, ma con il trattato di sottomissione all’UE non avremo più alcuna scelta.

Controllo dell’attenzione, del volante, delle cinture e dell’apertura delle porte, assistente al mantenimento della corsia, alla frenata d’emergenza e alla retromarcia: con i loro continui segnali acustici, i sistemi di assistenza e di avvertimento provocano in molti automobilisti insicurezza e distrazione alla guida. Particolarmente problematico è l’assistente che attiva bruscamente una frenata d’emergenza quando crede di aver individuato un ostacolo, con il rischio di provocare gravi tamponamenti.
Oggi è possibile disattivare questi pericolosi sistemi, sebbene soltanto in parte e per la durata di un singolo viaggio. La mia mozione 26.3647 intende consentire, con una semplice modifica della normativa, di disattivarli permanentemente e aumentare così, senza grandi oneri, la sicurezza stradale. Il Consiglio federale respinge la mozione richiamandosi alle prescrizioni dell’UE. Il Parlamento non si è ancora pronunciato.
In Svizzera possiamo ancora decidere autonomamente su alcuni aspetti. Questo non è più possibile nell’UE. Oggi l’auto controlla se il conducente è attento, i sensori possono rilevare se tiene correttamente il volante o mostra segni di distrazione. Il veicolo raccoglie sempre più informazioni su quanto accade nell’abitacolo e durante il viaggio.
E domani? Che cosa verrà dopo? Una segnalazione automatica alle autorità giudiziarie, se il veicolo classifica un comportamento come anomalo? Una segnalazione all’assicurazione? Una valutazione elettronica del conducente? Un sistema che decide se una persona guida in modo «abbastanza sicuro»?
Non esiste ancora una segnalazione automatica generalizzata alle autorità giudiziarie per episodi di questo tipo. Ma è proprio per questo che dobbiamo discutere ora della direzione in cui ci porta questa evoluzione, prima che vengano predisposti i mezzi tecnici e introdotte le basi giuridiche per fare qualcosa in più.
Il vero problema è infatti ancora più ampio: quando il Consiglio federale afferma che, in una questione del genere, le prescrizioni europee limitano il margine di manovra della Svizzera, emerge chiaramente che cosa possono comportare nella vita quotidiana le normative internazionali. La domanda decisiva è: chi decide ancora davvero?
Oggi si tratta dei sistemi di assistenza. Domani, forse, della sorveglianza nell’abitacolo. E dopodomani della questione di quali dati vengano trasmessi e a chi. Una cosa non deve accadere: che un giorno ci rendiamo conto che l’auto sa più cose su di noi di quante ne sappiamo noi stessi, e che Bruxelles determina le nostre regole più del Popolo svizzero. Perciò NO al trattato di sottomissione all’UE!