Il Consiglio federale intende «risolvere» i problemi legati all’immigrazione con ancora più immigrazione e coprirne i costi con il denaro dei contribuenti.

Che si tratti del traffico, della ricerca di un alloggio o di essere genitori di bambini in età scolare: la popolazione svizzera subisce le conseguenze negative dell’immigrazione incontrollata. E ora dovrebbe anche pagarne il conto con miliardi di franchi di soldi pubblici.

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Ancora una volta il ministro della giustizia Beat Jans abusa del suo ruolo di Consigliere federale, schierandosi apertamente in campagna di voto insieme agli oppositori dell’Iniziativa sulla sostenibilità «No a una Svizzera da 10 milioni». Si tratta di una chiara violazione: il Consiglio federale è un governo di concordanza e dovrebbe mantenersi neutrale. Jans fa il contrario.

La conferenza stampa odierna ha nuovamente mostrato chiaramente che gli oppositori dell’Iniziativa sulla sostenibilità non vogliono intervenire contro l’immigrazione incontrollata e dannosa. La loro ricetta – fallimentare – è «risolvere» i problemi dell’immigrazione con ancora più immigrazione – e coprirli con miliardi di franchi di denaro pubblico. Il prezzo di questa politica lo paga la popolazione svizzera.

È significativo ciò che gli oppositori dell’Iniziativa sulla sostenibilità non hanno detto:

  • La Svizzera viene sempre più cementificata e il bel paesaggio scompare. Dal 2014 la popolazione è aumentata di un milione. Cresciamo 16 volte più rapidamente della Germania. Ogni anno arrivano oltre 100’000 persone in più in Svizzera. Questo non è più né sano né sostenibile.
  • L’immigrazione incontrollata alimenta la carenza di alloggi e fa esplodere gli affitti.
  • Criminalità e violenza sono in forte aumento. Molti anziani, donne e giovani non si sentono più sicuri quando escono di casa. L’80% dei detenuti è straniero. Particolarmente grave è la criminalità legata all’asilo.
  • Le scuole sono sovraccariche. Se un quarto dei diplomati non sa più leggere correttamente, allora la scuola pubblica è al collasso. L’elevata quota di migranti e i molti bambini stranieri abbassano il livello dell’istruzione. A pagarne le conseguenze sono tutti gli studenti: viene compromesso il loro futuro.

E questa sarebbe la «soluzione»?
La Svizzera è paralizzata dal traffico, i treni sono sovraffollati, i pronto soccorso sono al limite: e qual è la risposta degli oppositori dell’iniziativa? Il ministro della giustizia Beat Jans: «La Confederazione investe miliardi nelle stazioni, nei trasporti pubblici, nelle strade.» In questo modo si creerebbe più spazio e più possibilità per l’immigrazione…

E questa dovrebbe essere la soluzione? La popolazione svizzera subisce gli effetti negativi dell’immigrazione incontrollata e deve poi anche finanziare con le proprie imposte l’ampliamento delle infrastrutture, affinché ancora più persone affluiscano in Svizzera… Così da ritrovarci di nuovo nel traffico, con treni ancora più pieni e una carenza di alloggi ancora maggiore. L’immigrazione incontrollata genera ancora più immigrazione. Questa spirale senza fine non può continuare.

È falso dire che l’UDC voglia bloccare completamente l’immigrazione. Anche fino al 2050 potrebbero arrivare circa 40’000 persone all’anno. Ma si tratta di un’immigrazione controllata e sostenibile, nell’interesse della Svizzera.

  • Oggi 5 immigrati che arrivano in Svizzera su 10 non lavorano.
  • 4 su 10 lavorano in settori già colpiti da disoccupazione: ristorazione, commercio, edilizia.
  • Ogni anno arrivano tra 25’000 e 30’000 richiedenti l’asilo. La maggioranza (80%) finisce per ricorrere all’assistenza. Questo costa miliardi. Noi vogliamo manodopera qualificata, non abusi del sistema dell’asilo.

Qualità invece di quantità
Gli oppositori sostengono inoltre che l’immigrazione porti più prosperità. Questo è vero solo per pochi. Ma la grande maggioranza della popolazione sopporta i costi: il costo della vita aumenta, gli affitti esplodono, il PIL pro capite ristagna, la qualità della vita diminuisce.

Questa immigrazione non è sostenibile. Noi vogliamo qualità invece di quantità. Vogliamo decidere chi entra nel Paese. Per questo serve l’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni!».

 
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